È tutto un mondo che si muove. Interno alla politica, in vista delle prossime elezioni; e interno ai media, in vista della presentazione dei prossimi palinsesti autunnali e della prossima campagna elettorale.
Le notizie sono più di una, ma si intrecciano tutte.
La prima: la vicepresidente del parlamento europeo Pina Picierno, finora una delle leader dei riformisti dem, lascia il Partito Democratico.
La seconda: la Procura di Milano ha confermato che l'istruttoria che ha portato Nicole Minetti alla grazia presidenziale è corretta: il Fatto Quotidiano ha preso un granchio.
La terza: il falso scoop del Fatto Quotidiano è stato più volte ripreso, difeso e lodato su La7 (anche ieri sera con il vicedirettore del Corriere della Sera Aldo Cazzullo).
La quarta: sempre ieri, la vicedirettrice del TgLa7 Gaia Tortora ha attaccato frontalmente i suoi colleghi di rete (firme di punta anche del CorSera) che hanno cavalcato l'onda del falso scoop su Minetti.
I suoi tweet non hanno rappresentato certo un fulmine a ciel sereno.
Appena qualche giorno fa, Enrico Mentana ha anche lui criticato duramente la rete sulla quale va in onda il suo telegiornale etichettandola come "politicizzata".
Come Picierno non si trova più a casa in un Pd radicalizzato a sinistra da Elly Schlein, anche con posizioni giustizialiste vicine a quelle del Fatto Quotidiano e del Movimento Cinque Stelle, così Mentana e Tortora non fanno mistero di sentirsi a disagio in una rete che ormai è diventata il palcoscenico mediatico principale delle posizioni sue, di Conte e di Travaglio.
Il tutto mentre il nome dell'editore di La7 (e del Corriere della Sera), Urbano Cairo, compare nella possibile rosa dei "papi stranieri" che potrebbero rappresentare il Campo largo alle prossime elezioni politiche.
Insomma, c'è chi dice no. A un Pd che giudica troppo radicalizzato a sinistra. E a una rete televisiva che gli fa da eco e rischia di contaminare anche il giornale che storicamente ha una linea politica più moderata, il Corriere.
Il finale del caso Minetti, con la Procura di Milano che ha smentito seccamente tutto quanto scritto dal Fatto Quotidiano sulla grazia all'ex consigliera regionale di Forza Italia, rappresenta solo l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso, l'ultimo terreno di scontro che ha svelato una guerra nemmeno tanto sotterranea che intreccia politica e media.
Più precisamente: le dinamiche del Campo largo, di La7 e, in ultima analisi, del Corriere della Sera.
Nel Campo largo, stanno venendo fuori tutti i nodi di una linea politica che l'ala riformista giudica troppo radicale. Schlein è accusata di andare troppo sulla scia di Giuseppe Conte.
Per questo, perde pezzi: dopo Elisabetta Gualmini e Marianna Madia, tanto per citare solo due nomi, oggi è stata la volta di Pina Picierno annunciare l'addio a quello che è sempre stato anche il suo partito, il Pd.
Ma, significativamente, nelle stesse ore, si è scatenato un altro terremoto: all'interno di La7, la rete più vicina a Schlein e Conte.
Mentana appena qualche giorno fa ha scoperchiato la pentola: ha denunciato una linea editoriale "monocorde", in perenne simbiosi, grazie ai talk serali che vanno in onda dal lunedì alla domenica, con la linea politica radicale impressa al Campo largo da Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli.
E ieri, appena la Procura di Milano ha fatto carta straccia dello "scoop" del Fatto Quotidiano su Nicole Minetti, è stata la volta di Gaia Tortora, sua vice al TgLa7, a regolare un po' di conti.
Su X, ha preso di mira prima Paolo Mieli e poi Massimo Gramellini, entrambi volti di La7 nonché firme del Corriere. E con loro Lilli Gruber e Giovanni Floris, due dei conduttori di La7 giudicati troppo schierati pro-Schlein e pro-Conte (gli altri sono Corrado Augias, Corrado Formigli e Diego Bianchi).
All'ex direttore del Corriere della Sera, Tortora ha rinfacciato il "dieci e lode" che, nel corso di una puntata di "Otto e mezzo" di Lilli Gruber aveva assegnato allo scoop del Fatto Quotidiano di Travaglio
Io voglio bene a Paolo Mieli ma sono fiera di avercela fatto parte della parte sana dell informazione che non si è accanita su una vicenda da chiarire. 10 e lode... https://t.co/uZsqCgcd12
— Gaia Tortora???? (@gaiatortora) June 3, 2026
Al conduttore di "In altre parole" (trasmissione che va in onda sempre su La7) nonché corsivista del Corriere della Sera (Cairo è editore dell'una e dell'altro), riprendendo un'intervista che aveva concesso a "DiMartedì" di Floris, ha ricordato che "il pregiudizio è una brutta cosa"
Il pregiudizio brutta cosa per chi fa il mio mestiere.
— Gaia Tortora???? (@gaiatortora) June 3, 2026
Caso Nicole Minetti, Gramellini: "Come fai a chiedere la grazia per questa persona?" | LA7 https://t.co/dX4LNZo519
Insomma: è una guerra intestina e fratricida.
Una guerra che ora, però, è in procinto di arrivare a un primo redde rationem. E già: perché se il Campo largo e la politica tutta si preparano ad affrontare la campagna elettorale che condurrà alle politiche del 2027, La7, come tutte le altre reti televisive, si appresta a mettere a punto i palinsesti della nuova stagione televisiva.
Mentana e Tortora resteranno al loro posto? O faranno un po' come Pina Picierno che ha detto "arrivederci e grazie" sottolineando al Foglio, tra l'altro, che "le autocrazie hanno imparato a utilizzare la tecnologia, la finanza e l'informazione come strumenti di influenza e di potere"?
Tutti gli scenari sembrano aperti. Anche perché Urbano Cairo non ha smentito del tutto l'ipotesi di una sua discesa in campo. Il che non farebbe altro che complicare ancor di più le cose.
Ma se Mentana e Tortora dovessero lasciare, c'è chi già ipotizza che potrebbero essere sostituiti al timone del Tg da Alessandra Sardoni e Paolo Celata, in modo tale da sfruttare la stima bipartisan di cui gode la prima, utile a placare le accuse di radicalismo della rete, e contemporaneamente assicurare con il secondo una certa continuità alla linea che comunque l'ha premiata dal punto di vista degli ascolti.
Ma tant'è: impossibile non notare che la stessa guerra si combatte anche all'interno del Corriere della Sera.
Ancora ieri sera, il vicedirettore Aldo Cazzullo ha difeso (nel salotto di Lilli Gruber dove è ospite fisso Marco Travaglio) il falso scoop sulla Minetti del Fatto Quotidiano sostenendo tre cose: che la Procura di Milano ha fatto un supplemento d'indagini su se stessa; che il caso non è chiuso perché Travaglio ha scritto "aspettate e vedrete"; e che se fosse stato in Mattarella la grazia alla Minetti comunque lui non l'avrebbe data.
A via Solferino non sono (ancora) tutti su questa linea: c'è chi non vorrebbe "lasettizzarsi". Ma deve fare i conti con Cairo.