Il ddl Pd sull’antisemitismo non ricuce le fratture interne: cinque senatori non firmano, Delrio tira dritto e il partito si divide alla vigilia del voto in Commissione.
Se l'obiettivo del testo di legge sull'antisemitismo messo a punto dal senatore Andrea Giorgis era sanare lo strappo creatosi con la Ddl Delrio (che il Nazareno non ha adottato), allora si può dire che non è stato raggiunto.
Non solo il senatore Graziano Delrio ha confermato di non avere intenzione di ritirare il suo testo, ma durante l'assemblea del partito cinque senatori hanno fatto mettere a verbale il loro no al testo Giorgis. Si tratta di Filippo Sensi, Simona Malpezzi, Walter Verini, Sandra Zampa e Graziano Delrio.
Il Pd depositerà in giornata il testo di Giorgis e nel corso della riunione p stato deciso anche di creare un Comitato tecnico per definire gli emendamenti da presentare in commissione ai Ddl sull'antisemitismo.
Alla fine lo strappo con il Nazareno c'è stato: i riformisti si sono sfilati all'ultimo minuto e hanno deciso di non firmare il Ddl ufficiale del Pd, continuando ad appoggiare quello di Graziano Delrio che il partito non ha ritenuto di dover adottare.
“Ci sono divergenze che restano”, ha ammesso Graziano Delrio, confermando che il suo testo non verrà ritirato. I 4 senatori riformisti - corrente in aperto contrasto con la linea ufficiale della segretaria Elly Schlein - Sensi, Malpezzi, Verini e Zampa, insieme allo stesso Delrio hanno annunciato il loro no al testo Giorgis.
Una presa di posizione che l'autore del testo ufficiale dem ha commentato così:
ha spiegato il senatore Giorgis.
L'assemblea dei senatori dem ha anche deciso di creare un Comitato tecnico "ristretto", che si occuperà della presentazione degli emendamenti al testo base (che sarà definito sulla scorta degli 8 ddl presentati dai partiti) a nome del PD.
Ha annunciato il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia.
La spaccatura nel partito ha naturalmente basi politiche e si inserisce nel contesto dello scontro intestino tra le correnti del Pd, tra quelle 'fedeli' alla segretaria dem e i cosiddetti riformisti, che hanno una linea critica nei confronti della segreteria.
Le ragioni della divisione, tuttavia, sono anche nel merito dei due Ddl che, sebbene convergano su molti aspetti - come evidenziato dagli stessi autori - differiscono un punto individuato come insormontabile.
Il DDL Delrio, presentato a novembre 2025, infatti, adotta la definizione IHRA di antisemitismo – approvata dal Parlamento UE nel 2017 e già utilizzata dal governo Conte nel 2020.
La leadership PD, con Boccia e Schlein in prima linea, lo ha definito un'iniziativa personale, temendo che assimili le critiche politiche a Israele all'antisemitismo, e ha affidato a Giorgis la stesura di un testo alternativo più equilibrato, privo della definizione IHRA.
Il DDL Giorgis si distingue per un approccio ampio, che contrasta tutte le discriminazioni (inclusa l'antisemitismo) attraverso prevenzione scolastica, iniziative culturali e una governance stabile.
La Commissione Affari Costituzionali, presieduta da Alberto Balboni (FdI), ha fissato al 27 gennaio - Giorno della Memoria - la decisione sul testo base tra gli otto ddl depositati finora.
Bocciata la via del comitato ristretto, sostenuta da PD, M5S e AVS: la discussione sul testo base chiuderà entro il 5 febbraio, con emendamenti da depositare entro il 10 febbraio.