21 Jan, 2026 - 15:30

Pd, il 7 febbraio a Modena si annuncerà la scissione dei riformisti?

Pd, il 7 febbraio a Modena si annuncerà la scissione dei riformisti?

C'è una data e un luogo: 7 febbraio 2026, Modena. Paradossalmente, a casa di Stefano Bonaccini, il riformista "traditore" essendo passato da capo dell'opposizione nella maggioranza interna al partito. 

In Emilia, si potrebbe consumare la scissione dei riformisti doc del Partito democratico con a capo la vicepresidente del parlamento europeo Pina Picierno.

Dal referendum sulla giustizia al ddl sull'antisemitismo, da Gaza all'Ucraina, fino alle infrastrutture come il Ponte sullo Stretto di Messina: ormai c'è ben poco che lega questo gruppo alla segretaria Schlein, sempre più decisa, da parte sua, a perseguire una politica che somiglia a quella del Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte.

Riformisti contro fedelissimi di Elly Schlein, il Pd a un passo dalla scissione?

Le crepe nel Pd si allargano tra i riformisti, guidati da figure come Pina Picierno, Lorenzo Guerini e Filippo Sensi, e i fedelissimi di Schlein, influenzati da Marta Bonafoni e una linea percepita come massimalista.

I riformisti accusano la segretaria di marginalizzarli per costruire una "sinistra insoumise" sul modello francese, liquidando l'eredità fondativa del Pd come incontro tra socialisti e cattolici.

Tensioni su referendum e posizioni pro-Palestina alimentano il rischio di scissione, con voci di un "punto di non ritorno" e tour autonomi dei riformisti in Italia.

L'appuntamento di Modena sotto la sigla dei riformisti

Il 7 febbraio a Modena i riformisti organizzano il convegno "Crescere tutti, crescere insieme. Mettere in agenda la lotta alle povertà", annunciato da Sensi sui social con l'esortazione "Insistere, insistere, insistere".

Sta di fatto che per la prima volta appare un logo con la scritta "I Riformisti", segnale di una brandizzazione autonoma che formalizza la spaccatura.

La scelta di Modena, poi, la terra di Stefano Bonaccini ormai vicino a Elly Schlein, non può che provocare mugugni aggiuntivi: tra i bonacciniani, è vista come una vera e  propria provocazione.

Il braccio di ferro sul ddl contro l'antisemitismo

Nel frattempo, all'interno del Pd, lo scontro infuria ancora sul ddl a prima firma di Graziano Delrio, che adotta la definizione IHRA di antisemitismo, approvata dal Parlamento Ue e dal governo Conte II.

I fedelissimi di Schlein, con Francesco Boccia, continuano a bocciarlo etichettandolo come "iniziativa personale" in quanto equiparerebbe la critica a Israele con una manifestazione di antisemitismo, il che blocca un testo unitario dem.

Nonostante un'altra riunione tra il capogruppo al Senato Boccia e Delrio, non emerge alcuna intesa a tutto vantaggio del centrodestra che tira dritto in commissione. In aula, con tutta probabilità, per l'approvazione vera e propria, arriverà un testo preparado dal leghista Massimiliano Romeo, del tutto simile a quello di Ivan Scalfarorro di Italia Viva. 

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