21 Jan, 2026 - 11:00

Board of Peace per Gaza, Meloni è pronta a dire no a Trump? Ecco perché l’Italia non può firmare

Board of Peace per Gaza, Meloni è pronta a dire no a Trump? Ecco perché l’Italia non può firmare

Giorgia Meloni, o meglio il governo italiano, è pronta a dire no al Board of Peace per Gaza voluto da Trump.

L’invito è arrivato due giorni fa, ma l’orientamento di Palazzo Chigi – dove ieri si è tenuto un vertice di maggioranza – è quello di non entrare a far parte dell’organismo internazionale destinato a gestire la ricostruzione dei territori palestinesi.

Ad impedirlo – oltre al ‘gettone d’ingresso’ di un miliardo di dollari - è la nostra Costituzione e la ragione risiede nell’impostazione giuridica dell’organismo che contrasta con l’articolo 11 della Carta Costituzionale.

L’ipotesi più accreditata al momento sarebbe quella di una partecipazione al vertice di Davos (in programma domani) da osservatrice esterna senza firmare nessun atto. 

L'evento è iniziato nei giorni scorsi e si protrarrà almeno fino al 22 gennaio, con Trump che terrà un discorso speciale mercoledì 21 e una riunione sul Board of Peace giovedì 22.

Da Palazzo Chigi, al momento, non sono arrivate conferme circa la decisione del governo.

Board of Peace per Gaza, Meloni dirà di no a Trump e non sarà la sola

Il governo italiano si muove un crinale molto scivoloso, dopo le parole critiche pronunciate nei giorni scorsi in Giappone, dalla premier italiana sull’annuncio dei dazi agli alleati europei nel caso Groenlandia, rispondere no all’invito del Presidente Usa, potrebbe essere letto come uno ‘strappo’ nei confronti dell’alleato americano. 

Accettare l’invito, tuttavia, non sarebbe un’opzione percorribile per il Governo poiché andrebbe contro le norme costituzionali.

E’ quanto emerso nel corso del vertice di maggioranza tenutosi nella giornata di martedì 20 gennaio a Palazzo Chigi, insieme ai vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Forza Italia si oppone decisamente, mentre la Lega è cauta; Palazzo Chigi considera la strada "non percorribile" anche per rischi diplomatici, come sedersi con figure controverse.

Adesso la premier dovrà decidere se partecipare comunque domani al vertice di Davos in Svizzera senza firmare o non andare affatto. 

L’Italia, comunque, sarà in buona compagnia poiché anche Gran Bretagna, Germania e Francia hanno già detto no o stanno comunque valutando di non firmare l’ingresso al board.

Perché l’Italia non può firmare l’ingresso al Board di Trump?

L'Italia, quindi, avrebbe deciso di non aderire al Board of Peace di Trump per Gaza. Il principale ostacolo è l'articolo 11 della Costituzione italiana, che consente la partecipazione solo a organizzazioni internazionali per la pace "in condizioni di parità con gli altri Stati", mentre il Board è visto come un'entità privata controllata da Trump con ampi poteri discrezionali e una quota d'ingresso di un miliardo di dollari.

Le decisioni, infatti, si prendono a maggioranza nell'Executive Board, ma Trump ha l'ultima parola. I paesi aderiscono versando fondi: oltre un miliardo di dollari per un posto permanente.

Il rischio è che in caso di adesione arrivi il blocco del Quirinale e la bocciatura davanti alla Corte Costituzionale, proprio in virtù dei paletti della Costituzione. 

Che cos’è il Board of Peace for Gaza di Trump

Il Board of Peace è un organismo internazionale creato dal presidente Donald Trump per gestire la ricostruzione e la transizione a Gaza dopo il conflitto, con l'obiettivo di portare stabilità e pace nella zona.

Si tratta di un gruppo temporaneo, approvato dall'ONU a novembre 2025, che supervisiona la governance di Gaza attraverso un comitato palestinese di esperti tecnici, escludendo Hamas, e coordina aiuti, sicurezza e servizi essenziali fino al 2027 o finché l'Autorità Palestinese non sarà riformata. Trump lo presiede con ampi poteri, come nominare membri e veto su decisioni.

Le decisioni si prendono a maggioranza nell'Executive Board, ma Trump ha l'ultima parola. Finora hanno aderito Argentina, Ungheria e Kazakistan.

 

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