"Dirò solo una cosa: abbiamo bisogno della Groenlandia a livello strategico, dal punto di vista della sicurezza nazionale. E la Danimarca non è in grado di garantirla.”
Sono bastate queste poche parole di Donald Trump per alimentare le tensioni diplomatiche in Europa.
Dopo il Venezuela, il presidente degli Stati Uniti sembra aver cerchiato di rosso anche la Groenlandia - o almeno questo è il timore - individuandola come prossimo obiettivo del piano di sicurezza statunitense, mettendo in allarme Ue e Nato.
La Groenlandia è un territorio autonomo sotto sovranità della corona danese: in linea teorica, un’eventuale aggressione armata contro di essa costituirebbe una violazione della sovranità di un Paese Nato e aprirebbe la questione dell’applicazione dell’art. 5 del Trattato, cioè la clausola di difesa collettiva.
Il presidente Usa, almeno per ora, non ha parlato di un’aggressione alla Groenlandia e la Casa Bianca, attraverso il vice capo dello staff Stephen Miller, esclude l’ipotesi di un conflitto militare sull’isola, sostenendo che ‘nessuno combatterà militarmente gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia’.
Tuttavia, dopo quanto accaduto con il Venezuela, il legame tra ‘sicurezza nazionale’ e uso della forza rende esplosive le sue nuove dichiarazioni.”
E l'Europa e l'Italia, cosa fanno?
Al momento, l’Italia mantiene una linea di prudenza, ora rafforzata dal quadro condiviso con i principali partner europei. Palazzo Chigi non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali dirette sulle parole di Trump.
Ma la posizione del governo Meloni si muove lungo il doppio binario della fedeltà atlantica e del rispetto del diritto internazionale, in coerenza con quanto affermato nella dichiarazione congiunta con i leader europei - a Parigi per il vertice dei 'volenterosi - secondo cui "La Groenlandia appartiene al suo popolo".
La dichiarazione congiunta è stata firmata dai leader di Italia (Giorgia Meloni), Francia (Emmanuel Macron), Germania (Friedrich Merz), Polonia (Donald Tusk), Spagna (Pedro Sánchez), Regno Unito (Keir Starmer) e Danimarca (Mette Frederiksen).
Nella nota i leader affermano che "la sicurezza artica rimane una priorità chiave per l’Europa e per la sicurezza internazionale e transatlantica" e sottolineano che la Nato ha chiarito che la regione artica è prioritaria, con gli Alleati europei.
Ricordano inoltre che "il Regno di Danimarca – inclusa la Groenlandia – fa parte della Nato" e ribadiscono che "la sicurezza nell’Artico deve essere ottenuta collettivamente, insieme agli alleati della Nato", compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini:
Nel frattempo la politica italiana si divide innescando lo scontro tra maggioranza e opposizione.
A Bruxelles, la reazione è di gelo. Alla convinzione di Trump secondo cui l’Unione Europea sarebbe consapevole della “necessità” di un controllo americano sulla Groenlandia, le istituzioni comunitarie rispondono con un secco stop.
Non è la prima volta che Trump manifesta mire sull'isola danese, tuttavia, questa volta le sue parole sembrano non fermarsi alla provocazione ma si inseriscono in un quadro ben più ampio: il controllo dell’Artico, la competizione con Russia e Cina e, soprattutto, l’ombra dell’articolo 5 del Trattato Nato, quello che impone la difesa collettiva in caso di attacco a uno Stato membro.
Al momento non ci sono segnali concreti di un piano militare statunitense contro la Groenlandia, ma il solo fatto che la questione venga posta in termini di ‘necessità strategica’ fa emergere, in Europa, l’ipotesi-limite: cosa accadrebbe se un alleato NATO minacciasse, anche solo teoricamente, il territorio di un altro alleato?
Si tratta, al momento, di scenari teorici: Washington rivendica la Groenlandia come obiettivo strategico e mette in dubbio la sovranità danese, ma dice di non aspettarsi una guerra per l’isola. Il punto, per le cancellerie europee, è che dopo l’attacco al Venezuela nessuna dichiarazione statunitense può più essere considerata solo retorica.
Trump lascia anche intravedere una tempistica: "Parleremo della Groenlandia in 20 giorni". E chiama in causa direttamente Bruxelles.
Un messaggio che suona come una pressione politica sull’Unione Europea e sui suoi Stati membri.
Le reazioni non si fanno attendere. La premier danese Mette Frederiksen avverte che un’eventuale aggressione a un Paese Nato segnerebbe la fine di “tutto”.
Ha affermato la portavoce della Commissione europea Anitta Hipper nel corso del briefing con la stampa.
ribadisce Hipper.
Anche fuori dall’Unione, ma dentro l’orbita europea, arriva un sostegno netto alla Danimarca.
Il primo ministro britannico Keir Starmer dichiara: "Sostengo" la premier danese Mette Frederiksen, "solo la Groenlandia e il Regno di Danimarca e solo loro devono decidere il futuro della Groenlandia".
A blindare la linea del presidente interviene direttamente la Casa Bianca. Le rivendicazioni sulla Groenlandia, spiega Stephen Miller alla Cnn, rappresentano la "posizione formale del governo Usa".
Il vice capo dello staff di Trump ribadisce che l’isola dovrebbe entrare a far parte degli Stati Uniti per ragioni di sicurezza nazionale e di influenza strategica sull’Artico.
Non solo. Miller mette in discussione la stessa sovranità danese, definendo la Groenlandia una possibile "colonia danese" e chiedendo su quali basi legali Copenaghen eserciti il controllo sul territorio.
Una posizione che rischia di aprire una frattura senza precedenti tra Washington e l’Europa.