I partiti italiani reagiscono alle parole di Donald Trump che, concluso l’intervento militare in Venezuela, è tornato a mettere nel mirino della politica estera statunitense il controllo della Groenlandia. “Ne abbiamo bisogno a livello strategico, per la nostra sicurezza nazionale”, le inequivocabili parole del presidente Usa, tornato su un tema già sollevato qualche mese fa.
Adesso, però, è tutto cambiato. Con l’intervento statunitense in Venezuela, nelle cancellerie europee cresce il timore che quelle di Trump non siano più soltanto parole, ma una vera e propria dichiarazione di intenti. Anche perché, se così fosse, le conseguenze per la stabilità mondiale sarebbero potenzialmente catastrofiche, come ha sottolineato la prima ministra danese Mette Frederiksen: un attacco segnerebbe la fine della Nato e, con essa, dell’ordine di sicurezza occidentale costruito al termine della Seconda guerra mondiale.
Se i governi esitano a reagire per non irritare l’imprevedibile presidente statunitense, in una fase delicata della trattativa sull’Ucraina, a farlo sono invece i partiti.
Per quanto riguarda il centrodestra, la reazione è stata cauta e i partiti stanno evitando di esporsi. La coalizione di governo – Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia – non può che allinearsi alla posizione prudente espressa dalla premier Giorgia Meloni, che ha minimizzato la possibilità che gli Stati Uniti possano davvero ricorrere alla forza per annettere l’isola.
A dettare la linea è anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo il quale “l’Ue deve prendere una propria posizione e garantire l’indipendenza di un territorio che fa parte della Corona danese”.
L’incertezza del momento e la difficoltà dell’Europa nel reagire alle prevaricazioni di Trump impongono però la massima prudenza: per questo dalla maggioranza si evitano fughe in avanti.
Alcuni esponenti del centrodestra , però, hanno commentato gli eventi in corso. È il caso di Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, che, intervistato ieri da La7, ha sottolineato la necessità di sostenere e rispettare la sovranità danese sulla Groenlandia, ritenendo che “non sia possibile immaginare un modello alternativo che prescinda da questo principio”.
Allo stesso tempo, ha aggiunto Fidanza, “esiste una questione più ampia” che riguarda “l’Artico come scenario geopolitico fondamentale”, ormai attraversato da “navi e sottomarini nucleari” cinesi e russi. Per questo, ha concluso, “pensare a un rafforzamento occidentale in quell’area, nell’ambito dell’Unione europea e della Nato è necessario”.
Da Forza Italia sono arrivati i commenti del presidente dei senatori, Maurizio Gasparri, che non ha nascosto la propria preoccupazione: “Se Trump avesse in mente un’operazione in Groenlandia simile a quella in Venezuela, scatenerebbe un enorme problema internazionale”.
A questa posizione ha fatto eco quella della deputata Deborah Bergamini, che ha sottolineato come la Groenlandia “non è il Venezuela: è un territorio pienamente incardinato nella democrazia, nel contesto europeo e nella Nato”.
Di diverso tenore le reazioni dall’altro campo. Più decise, infatti, le parole delle opposizioni, peraltro compatte nel sottolineare come l’informativa del ministro degli Esteri – prevista solo per il prossimo 13 gennaio – su quanto accaduto in Venezuela sia troppo tardiva, soprattutto considerando che quella crisi ha aperto anche il fronte della Danimarca.
Uno scenario talmente complesso che, secondo Nicola Fratoianni di AVS, imporrebbe che sia Giorgia Meloni in persona a riferire in Parlamento. “È incredibile il silenzio del governo Meloni di fronte alle minacciose farneticazioni di uno squilibrato contro Danimarca e Groenlandia, dopo atto pirateria contro il Venezuela” ha scritto Fratoianni. “Fare i servi sciocchi di Trump non è interesse nazionale, gli italiani non se lo meritano", la conclusione.
Contro le “sciagurate minacce di aggressione della Groenlandia” si è espresso anche il Partito democratico, per voce del responsabile nazionale Esteri, Giuseppe Provenzano. “Le cancellerie europee si affrettano a richiamare il diritto internazionale. Ma il diritto internazionale vale solo se, quando viene violato, ovunque e comunque, si condanna con chiarezza l’accaduto”, ha scritto il deputato dem, evidenziando le contraddizioni in campo.
“Se ‘il diritto internazionale conta fino a un certo punto’, per usare le parole del ministro Tajani, che anche oggi è tornato a legittimare le azioni di Trump, non solo si perde credibilità, ma si rischia di restare disarmati, sul piano politico prima ancora che su quello della sicurezza”, ha aggiunto.
Ospite ieri sera a “10 minuti” su Rete 4 con Alessandro Sallusti, anche il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha espresso forte preoccupazione, ribadendo come il via libera all’operazione americana in Venezuela apra la strada a una possibile aggressione alla Groenlandia.
“Siamo indifesi e vulnerabili, ci stiamo avvicinando al disordine mondiale”, ha detto il deputato, commentando le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia e accusando Giorgia Meloni di aver legittimato, sostenendo l’azione Usa in Venezuela, “un precedente gravissimo”. Conte ha poi denunciato la “subalternità a Washington” del governo, “prima a Biden e ora a Trump”.