Hamas ha annunciato lo scioglimento del proprio governo nella Striscia di Gaza, dichiarandosi pronto a trasferire l'amministrazione ad un comitato tecnocratico palestinese. L'annuncio arriva mentre il processo di tregua tra Israele e Hamas resta in una fase di stallo e riporta l'attenzione sul futuro della governance dell'enclave, sul nodo del disarmo e sulle tre fasi previste dall'accordo di cessate il fuoco.
Hamas ha annunciato il 6 luglio 2026 lo scioglimento del governo nella Striscia di Gaza.
Il capo dell'Ufficio stampa governativo di Hamas (GMO), Ismail al-Thwabta, ha affermato che il gruppo è pronto a cedere l'amministrazione al comitato tecnocratico palestinese che dovrebbe guidare Gaza. Hamas ha governato l'enclave palestinese per circa 20 anni. Non sono chiare, però, le tempistiche di un futuro passaggio di consegne.
L'annuncio è arrivato mentre il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti non ha registrato ulteriori progressi negli ultimi mesi. Pur restando simbolico, l'annuncio riporta l'attenzione sulla situazione a Gaza.
Nella dichiarazione non è stato menzionato, però, il disarmo previsto dal piano di cessate il fuoco. Per gli analisti questo punto si rivela cruciale, considerando che il gruppo mantiene il controllo della porzione dell'enclave non controllata dalle forze israeliane.
Il Board of Peace ha rilasciato una dichiarazione affermando di aver "preso atto" dell'annuncio di Hamas, aggiungendo che attenderà "azioni, non promesse".
"Abbiamo preso atto dell'annuncio odierno relativo allo scioglimento del "Comitato di Emergenza" a Gaza. In definitiva, la nostra valutazione sarà guidata dalle azioni, non dalle promesse, per soddisfare i bisogni critici della popolazione di Gaza", si legge su X.
Nella dichiarazione del Board of Peace si legge, inoltre che "il principio fondamentale rimane un'unica autorità, un'unica legge e un'unica arma"..
Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas è entrato in vigore nell'ottobre 2025. Il piano in 20 punti è composto da tre fasi distinte. La prima fase prevede la cessazione dei combattimenti a Gaza e il rilascio degli ostaggi. La seconda fase prevede il ritiro dall'enclave palestinese.
Finora la tregua non ha portato ad una cessazione totale delle ostilità. Inoltre, prevede di consentire l'amministrazione del Consiglio Nazionale di Governo dell'Unione nell'enclave palestinese e di permettere il dispiegamento di una forza internazionale per garantire la sicurezza. La questione dell'amministrazione resta quindi uno dei punti principali della seconda fase della tregua.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato nelle settimane precedenti che le forze del paese controllano il 60 per cento della Striscia e che l'obiettivo è raggiungere il 70 per cento. Secondo gli analisti, l'annuncio di Hamas aumenta la pressione su Tel Aviv.
La terza fase prevede la ricostruzione e la normalizzazione.
Lo scioglimento del governo annunciato da Hamas rappresenta soprattutto un gesto simbolico in una fase in cui l'avanzamento del cessate il fuoco resta bloccato. Resta da capire se alla dichiarazione seguiranno passi concreti verso il trasferimento dell'amministrazione dell'enclave palestinese e se ciò potrà favorire l'attuazione della seconda fase della tregua. Sullo sfondo rimane il tema del disarmo di Hamas, considerato uno dei principali nodi dell'accordo.