Il governo non ha rinnovato il taglio delle accise sui carburanti e il prezzo di benzina e gasolio ha fatto subito registrare un’impennata alla pompa e in modalità “self service” lungo tutta la rete stradale nazionale.
I rincari attuali sono dovuti esclusivamente a un fattore fiscale: il prezzo precedente era privo delle tasse statali, che oggi sono tornate a pesare interamente sul costo al litro.
Secondo l’Unione Nazionale Consumatori (UNC), il mancato taglio delle accise ha già fatto aumentare di 2 euro il costo di un pieno, mentre per il Codacons la scelta di Palazzo Chigi costerà agli automobilisti italiani 1,4 miliardi di euro all’anno.
L’ultimo decreto è scaduto lo scorso 3 luglio. Si trattava del quarto intervento consecutivo disposto dall’esecutivo per contrastare gli effetti della guerra nel Golfo Persico sui prezzi dei carburanti. Come ampiamente annunciato, Palazzo Chigi ha deciso di non prolungare lo sconto che fino ad oggi è costato alle casse dello Stato circa 2 miliardi di euro.
Nel fine settimana, infatti, gli operatori hanno adeguato i prezzi consigliati al ritorno dell’accisa piena in vigore dal 4 luglio. Il ritorno alle aliquote piene, infatti, ha comportato un aumento automatico e immediato alla pompa di circa 4-6 centesimi al litro (Iva inclusa), annullando qualsiasi beneficio derivante dal calo del costo al barile.
Secondo i dati ufficiali diffusi dall’Osservatorio dei prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italia, il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è salito a 1,844 euro al litro per la benzina e 1,925 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self al litro è di 1,938 euro per la benzina e 2,008 euro/l per il gasolio.
Negli ultimi tre mesi l’intervento del governo ha aiutato a mantenere il costo dei carburanti sotto la soglia del 2 euro al litro. Il taglio delle accise è partito come una misura tampone destinata ad esaurirsi nel giro di poche settimane, ma che è invece le vicende della guerra in Iran e la situazione nello Stretto di Hormuz hanno reso necessario prolungare per quattro mesi.
Gli interventi– in tutto cinque – hanno progressivamente diminuito l’entità e la durata dello sconto, fino ad arrivare allo stop del rinnovo dopo l’ultima scadenza del 3 luglio.
Gli effetti si sono visti immediatamente con l’aumento di prezzi alla pompa. L’Unc ha denunciato la “stangata sugli automobilisti” per i quali in due giorni il pieno è aumentato di circa due euro in modalità self service.
Dichiara il presidente Massimiliano Dona che rivela:
“Un pieno da 50 litri in appena 2 giorni è rincarato di circa 2 euro: +2 euro per il gasolio nella rete stradale, +1,80 in autostrada. +1,90 euro per la benzina, sia in autostrada che nella rete stradale."
Secondo il presidente di Unc, tuttavia, la reale entità degli aumenti si capirà solo nelle prossime ore, quando saranno aggiornati anche i prezzi al servito.
L’associazione dei consumatori, infine, evidenzia come ad aggravare la situazione intervenga il fatto che i rialzi alla pompa coincidano con il periodo estivo, quando cioè aumentano gli spostamenti in auto degli italiani.
Ma la situazione è ancora più grave se si considera che gli incrementi dei listini alla pompa si verificano proprio nel periodo estivo, quando cioè aumentano gli spostamenti in auto degli italiani.
Il governo archivia la stagione degli sconti sui carburanti. Una stagione durata poco più di quattro mesi costata alle casse dello Stato circa 2 miliardi di euro.
Con il primo decreto, datato 18 marzo a pochi giorni dallo scoppio della guerra tra Usa e Iran, vennero stanziati circa 417,4 milioni di euro. Le proroghe successive tra aprile e giugno 2026 sono costate secondo le stime del settore più di un miliardo e mezzo.
L’intero intervento nel complesso è stato quasi interamente finanziato attraverso l’extragettito Iva.