Tra recensioni pubblicate con largo anticipo, reazioni sui social, polemiche e analisi degli incassi in tempo reale, basta un weekend per decretare vincitori e sconfitti. È esattamente ciò che sta accadendo con Supergirl, il secondo capitolo del nuovo Universo DC guidato da James Gunn e Peter Safran.
Il film è arrivato nelle sale con aspettative elevate, ma si è scontrato con un'accoglienza decisamente più fredda. Gli incassi sono inferiori alle previsioni, la critica si è divisa e online il dibattito è rapidamente degenerato tra chi lo considera un fallimento totale e chi, al contrario, ritiene che sia un film buono.
Ma Supergirl è davvero il disastro che molti descrivono oppure è diventato il bersaglio perfetto di aspettative troppo alte e della stanchezza nei confronti dei film sui supereroi?
L'avvio di Supergirl si sta trasformando in uno dei casi cinematografici più discussi del 2026. Da una parte ci sono gli incassi deludenti, dall'altra una critica profondamente spaccata e un pubblico che, almeno in parte, sembra aver apprezzato più di quanto lascino intendere le recensioni più severe.
Anche in Italia il film fatica a trovare il proprio pubblico.
Nella settimana dal 22 al 28 giugno 2026 ha incassato neppure 64mila euro, portando il totale a quasi 78mila euro dal debutto e fermandosi al terzo posto della classifica nazionale, alle spalle di Toy Story 5 e Disclosure Day. Numeri che confermano una partenza ben al di sotto delle aspettative per quello che avrebbe dovuto consolidare il nuovo Universo DC dopo il successo di Superman.
Eppure, ridurre Supergirl a un semplice flop sarebbe un'analisi superficiale. Il film di Craig Gillespie presenta diversi limiti, ma offre anche elementi interessanti che meritano di essere discussi senza farsi trascinare esclusivamente dai dati del box office.
I numeri parlano chiaro. Negli Stati Uniti Supergirl ha esordito con circa 38 milioni di dollari, una cifra molto distante dai risultati ottenuti da Superman di James Gunn soltanto un anno fa. A livello mondiale l'incasso resta decisamente insufficiente se rapportato a un budget superiore ai 170 milioni di dollari, tanto che gli analisti stimano perdite potenziali comprese tra i 100 e i 120 milioni.
Anche il mercato italiano conferma il trend negativo. Con meno di 800 mila euro complessivi dopo la prima settimana piena di programmazione, il cinecomic non è riuscito a imporsi nemmeno durante un periodo tradizionalmente favorevole alle grandi produzioni hollywoodiane.
La stessa DC Studios ha adottato toni prudenti. Peter Safran ha riconosciuto che i risultati economici non hanno soddisfatto le aspettative, pur ribadendo la fiducia nella strategia a lungo termine del nuovo universo condiviso. Una dichiarazione che, però, difficilmente contribuisce a rafforzare la fiducia del pubblico.
Il dibattito nasce proprio qui. Se ci si limita ai numeri degli aggregatori, il quadro appare severo: il punteggio della critica si è fermato intorno al 55-56%, mentre il pubblico ha espresso valutazioni decisamente più positive.
Ed è proprio questa distanza ad alimentare la discussione.
Supergirl non è un capolavoro, ma nemmeno il disastro assoluto che alcuni commentatori hanno descritto. Craig Gillespie costruisce un'avventura che mantiene una certa coerenza con il tono introdotto da James Gunn nel nuovo DCU, alternando momenti ironici a passaggi più malinconici.
L'interpretazione di Milly Alcock rappresenta probabilmente il punto di forza dell'intero progetto. La sua Kara Zor-El è lontana dalla classica eroina perfetta: è impulsiva, disillusa, spesso sarcastica e porta sulle spalle un peso emotivo che rende il personaggio più umano rispetto a molte protagoniste dei cinecomic recenti.
Anche il rapporto con Ruthye, motore dell'intera vicenda, aggiunge una componente emotiva che distingue il film dai tradizionali racconti di origine.
Uno degli aspetti più discussi riguarda il clima che ha accompagnato il film ancora prima dell'uscita.
Sui social numerosi utenti avevano iniziato a criticare Milly Alcock già dopo la pubblicazione del primo trailer, prendendo di mira il suo aspetto fisico e una rappresentazione della protagonista molto distante dagli stereotipi tradizionali.
Kara non viene costruita come un personaggio romantico né come un'eroina pensata per soddisfare lo sguardo maschile: è una donna segnata dai traumi, spesso autodistruttiva, chiamata a ritrovare un senso nella propria esistenza. Sarebbe però sbagliato attribuire ogni critica negativa esclusivamente alla misoginia. Molti spettatori hanno evidenziato problemi concreti nella sceneggiatura, nel ritmo e nella costruzione del finale.
La verità probabilmente sta nel mezzo. Da un lato esistono pregiudizi che continuano a colpire le produzioni con protagoniste femminili; dall'altro il film presenta difetti reali che hanno impedito di conquistare una parte consistente del pubblico.
A tutto questo si aggiunge un fattore ormai evidente: la crescente saturazione del genere supereroistico. Dopo oltre vent'anni di uscite continue tra Marvel e DC, convincere gli spettatori a correre in sala è diventato molto più difficile, soprattutto quando il protagonista non appartiene alla ristretta cerchia degli eroi più popolari.
Le ragioni del flop sono probabilmente molteplici. La scelta di lanciare Supergirl subito dopo Superman ha limitato l'effetto novità del nuovo DCU. Kara, pur essendo un personaggio interessante, rischia inevitabilmente il confronto con il cugino, molto più conosciuto dal grande pubblico.
Anche la regia di Craig Gillespie divide. Alcune sequenze sembrano rincorrere lo stile di James Gunn senza riuscire a replicarne l'equilibrio tra spettacolo, umorismo ed emozione. Gli effetti visivi, inoltre, sono stati tra gli aspetti più criticati, soprattutto nel terzo atto, giudicato da molti poco ispirato e visivamente anonimo.
Infine c'è il ruolo di James Gunn stesso. Pur non avendo diretto il film, è stato il principale supervisore creativo del progetto, approvando sceneggiatura, regista e collocazione di Supergirl all'interno del nuovo universo condiviso. Per questo motivo il risultato finale rappresenta anche il primo vero banco di prova della sua gestione come architetto del DCU.
Il fallimento commerciale non significa necessariamente che il personaggio sia destinato a sparire. Milly Alcock resta una delle scommesse più convincenti della nuova DC e il suo ritorno previsto nel film Man of Tomorrow del 2027 potrebbe rilanciare Kara Zor-El all'interno di una storia più ampia.
Per il momento, però, Supergirl resta il simbolo di quanto sia diventato complicato lanciare un nuovo cinecomic nel 2026: tra aspettative enormi, pubblico sempre più selettivo e un genere che sembra aver perso quella capacità di entusiasmare automaticamente gli spettatori che aveva dominato il box office per oltre un decennio.