17 Jun, 2026 - 13:40

Toy Story 6 è possibile? Pixar guarda oltre il quinto film tra spin-off e nuovi sequel

Toy Story 6 è possibile? Pixar guarda oltre il quinto film tra spin-off e nuovi sequel

Mancano meno di 24 ore all'uscita nei cinema italiani di "Toy Story 5", eppure da Casa Pixar arrivano nuove e incoraggianti novità. Sebbene per molti fan sembra che la saga abbia ormai esaurito il materiale, per i produttori, invece, ci potrebbe essere ancora altro da esplorare. 

Così, mentre il quinto capitolo si prepara a riportare Woody, Buzz e Jessie sul grande schermo, negli Stati Uniti sono già cominciate a circolare speculazioni in grado di infiammare ancora di più la speranza dei fan: la saga potrebbe continuare con un "Toy Story 6" e persino con nuovi spin-off.

A suggerirlo non è un utente qualsiasi su un forum, ma Andrew Stanton, co-creatore dello storico franchise Pixar, che ha lasciato intendere come l'universo dei giocattoli più famosi del cinema abbia ancora molto da raccontare. Una prospettiva che, fino a qualche anno fa, sembrava quasi impossibile.

"Toy Story 6" si farà? Le parole del co-creatore Pixar

Si sa, quando un grande film - soprattutto se è un cult dell'infanzia - rilascia un nuovo capitolo, è inevitabile chiederne ancora. Così la domanda da un milione di dollari ha cominciato a circolare già da settimane: "Toy Story" avrà un sequel

A dare la riposta ci ha pensato Andrew Stanton, prendendo la questione di petto in un'intervista con ScreenRant a pochi giorni dall'uscita del quinto capitolo, con una frase che vale più di qualsiasi comunicato ufficiale: "Non si può mai dire mai".

Non è solo diplomazia hollywoodiana. Stanton ha spiegato che il passaggio dei giocattoli da Andy a Bonnie in "Toy Story 3" non era mai stato pensato come una chiusura definitiva, ma come un passaggio di testimone consapevole:

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Concludevamo sempre ogni film come se potesse essere l'ultimo, ma alla fine del quarto capitolo abbiamo passato il testimone da Woody a Jessie, proprio nel caso in cui la storia dovesse continuare. È sempre stato questo il nostro modo di pensare

Parole che, lette in controluce, suonano meno come una porta aperta e più come un piano già scritto nel cassetto. Non a caso il "seme", cioè la volontà di seguire la vita del bambino/a e vedere cosa succede ai giocattoli se la storia va avanti ha fatto da sottofondo ai capitoli di "Toy Story" praticamente da sempre, pur dando ogni volta l'impressione di un addio.

Sensazione che da "Toy Story 3" aveva ricevuto ulteriore conferma dopo le parole di Tom Hanks, che aveva etichettato come "ultimo" il quarto film e la virata di Pixar verso produzioni originali, come "Elio" e "Elemental".

Ha ancora senso narrativamente? Il materiale c'è

La domanda più legittima non è se Pixar voglia fare "Toy Story 6" o no, ma se abbia ancora qualcosa da raccontare. E la risposta, a sorpresa, è sì.
Bonnie nel nuovo film ha otto anni. Se la saga seguisse la stessa logica temporale dei capitoli precedenti - che hanno accompagnato Andy dall'infanzia all'università - ci sarebbe un decennio intero di storie da esplorare prima che anche lei cresca e si separi dai suoi giocattoli.

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Ho sempre saputo che c'era la possibilità naturale di seguire semplicemente Bonnie», ha confermato Stanton. «Di seguire la sua vita e vedere cosa succede ai giocattoli se la storia va avanti

Ma non c'è solo Bonnie. Sul fronte degli spin-off, Stanton ha confermato che in Pixar "se ne parla continuamente", pur precisando che lo studio non porta avanti nulla "finché non è sicuro che sia pronto".

Le avventure di Bo Peep e Woody tra i giocattoli smarriti, appena accennate nel quarto capitolo, restano un territorio quasi inesplorato. Così come la vita di Forky - il personaggio più improbabile e filosoficamente denso degli ultimi anni - che ha già dimostrato di poter reggere una narrazione autonoma con la miniserie "Forky Asks a Question" su Disney+.

Il materiale, insomma, non manca. La questione è se Pixar sappia usarlo senza ripetersi.

L'effetto nostalgia: perché Pixar ci torna (e perché adesso)

"Toy Story" non è solo una saga. È il film con cui la Pixar ha ridefinito l'animazione nel 1995, il primo lungometraggio interamente realizzato in computer grafica della storia del cinema. Tornare sul cult oggi non è una scelta casuale: è una risposta precisa a un momento preciso.

Negli ultimi anni lo studio ha puntato con convinzione su progetti originali - "Red", "Elemental", "Elio" - ottenendo risultati alterni. "Inside Out 2" ha invertito la rotta diventando il film d'animazione con il maggior incasso di sempre, ma "Elio" ha registrato il peggior weekend d'esordio nella storia della Pixar, senza nemmeno recuperare il budget.

In questo contesto, tornare a "Toy Story" non è nostalgia fine a sé stessa: è una strategia. Tant'è che il critico Come ha osservato il critico cinematograficoAnthony Oliver Scott dalle pagine del New York Times ha definito l'operazione nostalgia di Pixar come "il principale combustibile dell'industria dell'intrattenimento". Il pubblico risponde. E lo studio lo sa.

Il franchise è una scelta o una necessità?

Per capire davvero perché si parla di "Toy Story 6", bisogna guardare i numeri degli ultimi anni con onestà. "Lightyear" - lo spin-off su Buzz Lightyear con Chris Evans - ha causato una perdita stimata di 106 milioni di dollari. "Elio" ha toccato il fondo. "Jumpers" si è fermato a un modesto 415 milioni di dollari globali, risultato mediocre per gli standard Pixar.

In questo scenario, "Toy Story 5" arriva con le prime proiezioni che parlano di almeno 150 milioni di dollari nel solo mercato domestico al debutto - il risultato più alto mai registrato dalla saga. Se i numeri reggessero, il messaggio per lo studio sarebbe inequivocabile: il pubblico vuole storie che già conosce e ama.

Eppure Stanton tiene a precisare che la Pixar sa "intuire quando un'idea potrebbe davvero reggere, non solo per il pubblico esterno, ma anche per i quattro anni necessari alla sua realizzazione". Una dichiarazione che suona come una promessa - e come un avvertimento. "Toy Story 6" si farà solo se avrà qualcosa da dire. E dopo trent'anni, Woody e compagni ci hanno insegnato che quando hanno qualcosa da dire, vale sempre la pena ascoltarli.

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