"Non volevo ucciderlo". Lo avrebbe ripetuto più volte durante l'udienza di convalida Jawhar Kadir, il 19enne di origine marocchina fermato per l'omicidio di Roberto Pietro Guerrino, l'interprete di fama internazionale trovato morto nel suo appartamento di via Oxilia a Milano lo scorso 13 giugno.
Il giovane è stato fermato nelle scorse ore dai carabinieri mentre, carico di bagagli, stava per prendere un treno alla stazione di Melzo. Avrebbe ammesso il delitto, spiegando però che, quando è andato via, il 60enne "respirava ancora".
Nato a Treviglio, in provincia di Bergamo, Kadir pratica Mma, le arti marziali miste. Avrebbe precedenti per maltrattamenti verso una ex e lesioni personali. Lo scorso 4 giugno, pochi giorni prima del delitto dell'interprete, avrebbe aggredito un ragazzo a Melzo.
Quando è stato fermato era in compagnia della sua fidanzata, alla quale avrebbe regalato il tablet rubato a Guerrino, che è stato sequestrato.
Non è il primo tentativo di fuga del presunto responsabile che, una settimana dopo l'omicidio, il 19 giugno, è stato controllato dai carabinieri a Patti, in provincia di Messina, mentre dormiva all'interno di un'auto da demolire.
A quel punto il giovane ha deciso di rientrare a Melzo, chiedendo agli amici soldi e vestiti puliti prima di rimettersi in viaggio. Ha dichiarato di voler raggiungere una località montana della Bergamasca.
Il 19enne, parlando con il gip Sonia Mancini, ha ammesso il fatto. "Non è stato volontario", ha spiegato. Il giovane sostiene anche di non essersi "accorto che era morto, pensavo fosse vivo". Ha poi aggiunto: "Quando sono andato via respirava ancora".
In un primo momento ha raccontato di aver colpito Roberto Guerrino a pugni, sostenendo che la statuetta metallica di Buddha ritrovata insanguinata fosse caduta dal tavolo. Successivamente ha cambiato versione.
"L'ho colpito una volta con la statuetta ma non volevo ucciderlo. Me ne pento ogni giorno", avrebbe confessato. Il fermo è stato convalidato e il ragazzo si trova ora nel carcere di San Vittore.
Per quanto riguarda il movente dell'omicidio, Jawhar Kadir ha raccontato di aver accettato un incontro a sfondo sessuale con la vittima per soldi. Avrebbe risposto a un annuncio su un'app.
Dopo l'efferato omicidio, il 19enne ha preso dall'appartamento i contanti e lo zaino di Guerrino, in cui ha infilato tablet, telefono e pc dell'interprete, dopodiché ha chiuso la porta con una mandata ed è fuggito.
Gli investigatori sono risaliti a lui grazie al router wi-fi nell'appartamento, da cui i militari - coordinati dal pm Carlo Scalas - hanno rilevato che tutti i dispositivi della vittima si erano scollegati alle 20.30 di venerdì 12 giugno, il giorno prima del ritrovamento del corpo.
Ipotizzando quindi il delitto a quel momento, hanno esaminato le immagini delle telecamere della zona, individuando il 19enne insieme a un amico di 17 anni. Il fermato sarebbe rimasto nell'appartamento di via Oxilia circa tre quarti d'ora. Il minorenne è indagato e la sua posizione è al vaglio del Tribunale dei Minorenni.
Verificando i sistemi di videosorveglianza, i carabinieri sono riusciti a ricostruire gli spostamenti dei due giovani nelle fasi successive all'omicidio. Da via Oxilia avrebbero raggiunto la fermata della metropolitana Rovereto per poi scendere a Porta Venezia. Da lì sarebbero saliti su un treno diretto a Melzo, comune dell'hinterland milanese dove i due dormivano spesso, pur essendo residenti rispettivamente a Settala (Milano) e Rivolta d'Adda (Cremona).
La loro fuga è ora finita.