C'è il ristorante sardo dove si incontrano Roberto Vannacci e Gianni Alemanno appena uscito dal carcere. Ma a Roma, nelle notti tropicali di quest'inizio estate, c'è anche il caffè dove si danno la mano Elly Schlein e Mario Draghi.
Proprio così: la segretaria del Partito Democratico e l'ex premier nonché Governatore della Banca Centrale Europea si sono visti.
Tra i "grandi vecchi" con cui Schlein sta allacciando rapporti al fine di avere il curriculum giusto per essere premier, non c'è solo Prodi, ma anche Draghi.
Ora: non è che con il primo le cose vadano benissimo. Il Professore varie volte si è lamentato del fatto che la giovane (ha comunque 41 anni) segretaria non segue i suoi consigli. Ma con Super Mario chissà se le cose cambieranno.
A dare la notizia che Elly Schlein e Mario Draghi hanno preso un caffè, anzi hanno una certa consuetudine, è stato Carmelo Caruso del Foglio, giornale che ha una corsia preferenziale quando si tratta dell'ex premier.
Ma perché la segretaria dem e l'ex Governatore della Bce hanno preso a vedersi?
La ricostruzione è questa: lei ha voluto instaurare un rapporto per garantirsi quel quid nel curriculum che la renda idonea a sostituire Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
La preoccupazione di Schlein è quella di apparire troppo come gli avversari la dipingono: la leader dei gruppettari di sinistra sinistra riunitisi sotto l'insegna del Pd dopo lo sbalorditivo risultato delle primarie del 2023 che rovesciò l'esito delle consultazioni degli iscritti.
E quindi: passi la kefiah, ci vuole il tailleur se ci si prefigge certi obiettivi. E passi anche l'armocromista perché per le nuove vesti che Schlein vuole cucirsi addosso ci vuole la gente che conta nei salotti buoni. Di Roma e non solo. Ci vuole, oltre Romano Prodi, Mario Draghi.
Anche perché, a ben vedere, resta uno dei quirinabili più probabili nel 2029.
E comunque, nella Roma bollente di quest'inizio estate, cosa si sono detti Elly Schlein e Mario Draghi?
L'argomento principale, naturalmente, per la segretaria dem è stato capire come arrivare a Palazzo Chigi il prossimo anno.
Super Mario, a tal proposito, ha consigliato vivamente alla segretaria dem di allargare il Campo largo includendo anche l'ala riformista e moderata del centrosinistra (se, al di là delle operazioni da laboratorio come quella di Alessandro Onorato, ne è rimasto davvero qualcosa). E di rifuggire da prese di posizione troppo nette: tradizionalmente, non portano a nulla di buono.
Un esempio? Parlare di patrimoniale.
La parola d'ordine che Draghi ha consigliato a Schlein è "ragionevolezza". L'obiettivo deve essere quello di rassicurare.
In realtà, qualcosa di non propriamente nuovo, se solo si ricorda Nanni Moretti in "Aprile" (1998) che sussurrava al figlio ancora nella pancia della moglie che gli elettori "vanno rassicurati".
Ma tant'è: se, 28 anni dopo quel film, è vero che Schlein e Draghi hanno preso a vedersi già da un po' e che l'ex premier l'abbia presa in simpatia per la "sensibilità istituzionale" dimostrata in vari frangenti, ciò che fa la numero uno del Nazareno è conseguenziale?
Sì e no. Sì per quanto riguarda la patrimoniale. La segretaria, dopo che le è sfuggita una volta, non ne parla più. Sì anche quando inizia un nuovo tour in giro per l'Italia per ascoltare le istanze dei territori e delle categorie. E sì anche quando apre a settori tradizionalmente più vicini al centrodestra, come Coldiretti: all'iniziativa di Nicola Zingaretti "L'Europa che vogliamo", oltre a cinque vicepresidenti di Confindustria, "sedeva in prima fila anche Vincenzo Gesmundo, il segretario generale degli agricoltori", ha fatto sapere sempre il Foglio.
Schlein, però, non si dimostra allo stesso modo diligente quando si è fatta la foto al ristorante solo con Conte e il duo Bonelli-Fratoianni. Oppure quando, in politica estera, dà l'impressione di stare più con Trump che con l'Italia. Oppure quando presta il fianco ai putiniani del centrosinistra.
Chissà: alla fine, si metterà tutto sui piatti. E si vedrà la bilancia da che parte pende.