Manca ancora un anno alle elezioni del 2027. Ma il centrosinistra, vuoi perché si sente galvanizzato dalla vittoria al referendum del marzo scorso che ha bocciato la riforma della Giustizia, vuoi perché i sondaggi lo danno spalla a spalla con il centrodestra, vuoi perché spera che il Generale Vannacci spacchi il fronte avverso e gli offra su un piatto d'argento la vittoria, già ragiona a proposito della futura squadra di governo.
Certo, non in pubblico, ché porta male e si corre il rischio di impantanarsi davanti alla massima resa famosa dall'ex ct della Nazionale Giovanni Trapattoni "non dire gatto se non ce l'hai nel sacco". Ma nelle stanze e nelle chat del Pd, del Movimento Cinque Stelle e di Avs, sì.
Come dire: tra una portata e l'altra del pranzo del selfie dell'altro giorno, Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli erano pronti anche a trattare i futuri ministeri.
Ad oggi, il Campo largo non ha né un leader riconosciuto né un programma: novità sostanziali si attendono prossimamente: l'8 e il 15 luglio con le due iniziative annunciate al grido:
Ma tant'è: le idee camminano sulle gambe degli uomini, diceva quello. Così, già da giorni, circola la lista dei ministri prossimi venturi.
Da dove si irradia? Dal Nazareno, naturalmente. Dalle parti della segreteria del Partito Democratico, infatti, si ragiona così: primarie o non primarie, con o senza la nuova legge elettorale, la candidata premier del centrosinistra sarà Elly Schlein.
Una volta vinte le elezioni, sarà lei, quindi, la nuova presidente del Consiglio, la prima donna che esprimerebbe il centrosinistra per Palazzo Chigi.
E donna sarebbe anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi: la sua fidatissima Marta Bonafoni che già adesso ricopre un ruolo pesantissimo all'interno dei dem.
Della ristretta cerchia dei fidatissimi di Elly Schlein, pronti a occupare una poltrona ministeriale sono poi Francesco Boccia (attualmente capogruppo dem al Senato), Marco Furfaro (ad oggi responsabile del welfare), Gaspare Righi (capo della segreteria) e Igor Taruffi (responsabile organizzazione).
Ma veniamo ai ministeri pesanti: all'Interno, a sostituire Matteo Piantedosi, si prenota già Franco Gabrielli, ex capo della Polizia tra il 2016 e il 2021 e già con un'esperienza di governo alle spalle: è stato sottosegretario alla Difesa con il governo Draghi.
Agli Esteri, invece, il 2027 potrebbe essere l'anno buono per Elisabetta Belloni. Diplomatica e già prima donna a capo dei Servizi, il suo nome fu sostenuto dal Movimento Cinque Stelle nel 2022, in occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica.
E all'Economia? Uno dei nomi che il centrosinistra prende in considerazione è quello di Antonio Misiani, anche lui dem di stretta osservanza schleiana. Ma c'è da tenere sott'occhio anche il pentastellato Mario Turco, attualmente vicepresidente del Movimento e in passato, con il governo Conte II, già sottosegretario con delega alla programmazione economica.
Sistemate le poltrone ministeriali più importanti, il Campo largo, con Elly Schlein a Palazzo Chigi, assicurerebbe un posto di tutto rispetto anche all'altro suo grande leader: Giuseppe Conte. Il numero uno del Movimento Cinque Stelle sarebbe eletto presidente del Senato.
Ma non è tutto: al Lavoro, ci sarebbe Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra. Tant'è che l'altro giorno già si è dimostrato sollecitato in tal senso scrivendo questo post a margine di un incontro con i metalmeccanici della Cgil:
E alla Cultura, vera e propria croce per il governo Meloni?
Beh, al Collegio Romano, il Campo largo vorrebbe mettere a segno un vero e proprio colpo: Alessandro Barbero, che ha già dimostrato in tempi non sospetti la sua vicinanza al Movimento Cique Stelle.
Infine: a via Arenula, per occupare il posto di ministro della Giustizia, il Campo largo chi manderebbe?
Tutte le indiscrezioni portano a un altro big: Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Napoli nonché uomo-simbolo della battaglia contro il governo Meloni e la riforma Nordio per la separazione delle carriere.
Già nel 2014 Matteo Renzi lo propose come Guardasigilli. Ma all'epoca il Presidente Napolitano lo bocciò.
Tuttavia: ora il clima sembra diverso. E non passa giorno che non dia un'intervista, presenti un libro o che il suo programma televisivo contro la mafia non venga trasmesso da La7, la piattaforma televisiva dalla quale il centrosinistra tutto è pronto per decollare alla volta di Palazzo Chigi.