Vengo anch'io? No, tu no. Se ci dovesse essere un motivetto per descrivere lo stato dell'arte del Campo largo è quello di Enzo Jannacci del 1967.
E già: perché, come dimostra il selfie pubblicato ieri pomeriggio dai leader del centrosinistra, per andare a Palazzo Chigi, Elly Schlein, Giuseppe Conte e il duo Fratoianni-Bonelli non vogliono essere accompagnati da Matteo Renzi.
O quantomeno: non vogliono che si sappia troppo in giro.
Soprattutto dal mondo dei Cinque Stelle, l'ex premier è visto come Belzebù.
A dimostrarlo, oggi, anche l'ennesimo editoriale di Marco Travaglio che spiega per filo e per segno perché non bisogna accettare Renzi nel club del Campo largo.
Secondo il direttore del Fatto Quotidiano, più che far guadagnare voti al centrosinistra, quel tot sufficiente a superare il centrodestra, li farebbe perdere.
Meglio, quindi, tenersene alla lontana: Renzi è un Re Mida al contrario, nuoce gravemente alla salute. Anzi, volendolo citare, è un "parassita patogeno". Per Travaglio, lo dimostra anche un sondaggio.
In tutto il corso della Seconda Repubblica, la vita del centrosinistra è stata sempre costellata di fotografie che immortalavano accordi, unioni, desistenze, patti più o meno storici e che mai si sarebbero detti.
Di volta in volta, si sono visti dare la mano sullo stesso palco post-comunisti e post-democristiani; D'Alema e Dini; il Sub Comandante Bertinotti (versione "desistenza") e Clemente Mastella (versione Udeur); il Pd veltroniano (versione "vocazione maggioritaria") e Antonio Di Pietro; Nichi Vendola e i socialisti (si doveva "smacchiare il giaguaro"); i Verdi con i Popolari della berlusconiana Lorenzin; i duri e puri di Avs con Luigi Di Maio versione Impegno civico.

Il centrosinistra del 1996

Il centrosinistra del 2006

Nel 2011 fu la volta della foto di Vasto

Nel 2019 quella di Narni
Insomma: sempre e comunque un "tutti dentro" pur di battere il centrodestra.
Questa volta, però, le cose sembrano andare diversamente. Mai vista una conventio ad excludendum così ferrea.
Più che sommare i voti, si sommano i veti. Uno in particolare: quello del Movimento Cinque Stelle che proprio non vuole andare a braccetto con Italia Viva - Casa Riformista di Matteo Renzi:
Intervistato da Andrea Scanzi su YouTube, Giuseppe Conte l'ha messa così:
A mettere poi un altro paletto nei confronti di Renzi, sempre dal mondo pentastellato, oggi, ci ha pensato Travaglio definendolo addirittura "parassita patogeno":
ha sottolineato il direttore del Fatto. Il quale, a sostegno della tesi "mai Renzi nel Campo largo", ha citato anche un sondaggio.
Ma qual è questo sondaggio sbandierato da Marco Travaglio che, numeri alla mano, dimostrerebbe che un eventuale ingresso di Matteo Renzi nel Campo largo sarebbe più un danno che un beneficio?
È quello di Lab21 per La Notizia: il 51,6% considera Italia Viva "respingente" e solo il 24,3% "attrattiva".
ha sottolineato il direttore del Fatto citando il direttore di Lab21, Roberto Baldassari, secondo il quale "l'addizione politica non equivale all'addizione matematica: il limitato guadagno marginale al centro rischia di generare perdite molto più consistenti sui fianchi interni"
ha aggiunto Travaglio versione stratega.
Ma davanti alle esclusioni, ai "no, tu no", alle creazioni in provetta di formazioni politiche col compito di sostituirlo (vedi Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato), alle fotografie vietate, allo scherno di Carlo Calenda ("Renzi era sotto al tavolo?"), ai veti di Conte, alle facce storte di Bonelli e Fratoianni, ai timori di Schlein, ai dispetti dei suoi luogotenenti e agli insulti di Travaglio, fino a quando potrà resistere Matteo Renzi?
Anche ieri, a dire il vero, ha dato prova di un invidiabile self-control.
Ma, tant'è: in fondo al post con il quale ha detto la sua sul mancato invito al ristorante, per la prima volta, ha messo una frase che fa capire come anche la sua pazienza si stia esaurendo:
Forse, sta cominciando a rendersi conto che, questa volta, la "mossa del cavallo" non gli è riuscita.