16 Jun, 2026 - 15:57

Accordo Usa-Iran, verso la riapertura di Hormuz: perché il ritorno alla normalità potrebbe richiedere settimane

Accordo Usa-Iran, verso la riapertura di Hormuz: perché il ritorno alla normalità potrebbe richiedere settimane

Dopo mesi di chiusura a causa della guerra, lo Stretto di Hormuz potrebbe presto riaprire con la firma dell'accordo tra Stati Uniti e Iran. L'attenzione si concentra ora non solo sulla riattivazione della rotta ma anche sulle condizioni di sicurezza necessarie per garantire il ritorno delle navi commerciali. Mentre Washington si mostra ottimista sui tempi della riapertura, gli alleati occidentali lavorano ad una possibile missione navale internazionale per proteggere il traffico marittimo e garantire la libertà di navigazione nella regione.

Riapertura dello Stretto di Hormuz: attesa per l'accordo tra Stati Uniti e Iran

Mentre il mondo è in attesa dell'accordo tra Stati Uniti e Iran che permetterà la riapertura dello Stretto di Hormuz, restano i dubbi sulla rapidità del processo.

Dopo i primi attacchi israelo-americani del 28 febbraio contro l'Iran, Teheran ha chiuso questa via navigabile fondamentale per il commercio mondiale. Prima dell'inizio della guerra contro l'Iran, da questa rotta marittima transitava il 20 per cento del petrolio globale e la sua chiusura ha portato ad un'impennata dei prezzi a livello mondiale. Oltre ai prezzi dell'energia, il blocco di Hormuz ha sollevato anche timori per la sicurezza alimentare.

L'8 aprile è entrato in vigore un cessate il fuoco tra i due paesi con l'obiettivo di negoziare un accordo per porre fine alla guerra. Si attende che l'accordo tra le parti venga firmato il 19 giugno e che questo possa favorire la riapertura dello Stretto.

Tuttavia, non è solo la riapertura a destare attenzione. Anche la sicurezza di questa rotta commerciale rappresenta una questione rilevante nello scenario attuale. Gli analisti temono che i problemi legati alla sicurezza possano ritardare non di giorni ma addirittura di settimane il ritorno ad un normale flusso del traffico marittimo.

Le dichiarazioni di Trump

Al vertice del G7, il 15 giugno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato al suo omologo francese, Emmanuel Macron, che lo Stretto di Hormuz "sarà aperto" grazie all'accordo preliminare con l'Iran e che non vede la necessità di "molto aiuto".

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Ma non credo sia una cattiva idea avere una o due navi provenienti da alcuni paesi qui. Saresti un ottimo paese per farlo.

Sebbene gli alleati di Washington non siano stati propensi a intraprendere azioni che avrebbero potuto significare un'eventuale partecipazione al conflitto, hanno già iniziato a lavorare a piani per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz e un passaggio sicuro delle navi commerciali.

I piani di Francia e Regno Unito

Nel mese di marzo, Macron aveva suggerito di utilizzare navi da guerra per scortare le imbarcazioni commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz dopo la fine dei combattimenti, così da assicurare che il traffico marittimo potesse riprendere senza rischi.

In previsione di un possibile accordo tra Washington e Teheran, Francia e Regno Unito stanno promuovendo una missione navale internazionale per assicurare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. I piani indicano che gli alleati occidentali degli Stati Uniti intendono agire al fianco di Washington.

Missione navale internazionale e incognite sul ritorno alla normalità

Secondo quanto rivelato dal ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, oltre a Regno Unito e Francia, il piano prevederebbe la partecipazione di decine di paesi ad una missione "strettamente difensiva" e "indipendente". 

Dopo la riapertura dello Stretto potrebbe essere previsto anche un contributo europeo per la scorta delle navi mercantili, oltre che per le operazioni di sminamento.

Macron ha dichiarato, il 15 giugno, che una missione potrebbe essere dispiegata entro due o tre giorni se tutte le parti fossero d'accordo.

Resta però incerta la reazione dell'Iran, che potrebbe non essere disposto ad accettare una presenza navale multinazionale nelle acque della regione.

Oltre alla questione della sicurezza, alcuni esperti del settore evidenziano che il ritorno alla piena capacità produttiva potrebbe richiedere più tempo del previsto. La riapertura degli impianti e la riparazione di quelli danneggiati potrebbero infatti rallentare il ritorno immediato ai livelli di produzione e di traffico commerciale precedenti alla guerra.

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