16 Jun, 2026 - 12:12

Semyon Skrepetsky, l'artista che aveva protestato contro Putin alla Biennale di Venezia, è stato ucciso

Semyon Skrepetsky, l'artista che aveva protestato contro Putin alla Biennale di Venezia, è stato ucciso

Semyon Skrepetsky, l'artista dissidente russo che in occasione dell'apertura del padiglione del suo Paese alla Biennale di Venezia aveva protestato contro il regime di Putin, è stato ucciso.

A darne notizia è stata la vicepresidente del parlamento europeo nonché leader di "Spazio pubblico" Pina Picierno.

L'eliminazione di Skrepetsky ripropone il tema della protezione degli oppositori politici che trovano rifugio in Europa. Ma non solo: anche quello di dare la possibilità a tutti gli artisti, anche quelli vicini al regime, di esibirsi in Italia e in Europa.

Proprio la Biennale inaugurata lo scorso mese di maggio ha fatto da scenario a uno scontro durissimo su questo tema tra il presidente Pietrangelo Buttafuoco e il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Pur essendo entrambi della stessa area politica, di destra, hanno mostrato di avere idee diversissime: Buttafuoco ha voluto fortissimamente il padiglione russo a Venezia; Giuli, contrastando quest'idea, non si è presentato nemmeno all'inaugurazione della Biennale.

Semyon Skrepetsky ucciso dopo la protesta a Venezia contro Putin

L'uccisione di Semyon Skrepetsky allunga l'inquietante lista dei dissidenti eliminati dal regime di Putin. 

Pina Picierno, da sempre particolarmente attenta a denunciare i crimini del regime, ha dato la notizia della eliminazione dell'artista russo con questo post su X: 

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Ho una notizia straziante da condividere: Semyon Skrepetsky, che ha manifestato con noi a Venezia contro la riapertura del Padiglione russo, è stato assassinato

La stessa Picierno ha spiegato nel dettaglio chi era Skrepetsky:

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Semyon era un artista e dissidente russo che ha scelto di sfidare il potere attraverso il suo lavoro. Le sue vignette prendevano di mira Putin, Kadyrov e Lukashenko, trasformando l’arte in un potente atto di resistenza contro l’autoritarismo. Dopo aver lasciato la Russia, ha trovato rifugio in Polonia, ma non ha mai smesso di lottare per la libertà. Ha continuato ad alzare la voce accanto a Europa Radicale e all’associazione radicale Certi Diritti, più recentemente in opposizione alla riapertura del Padiglione russo a Venezia

Dal punto di vista politico, la sua uccisione impone all'Europa di prendere una posizione ancora più netta contro il Cremlino, ha sottolineato ancora Picierno:

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La sua tragica morte impone una riflessione che l’Europa non può più rimandare. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a un inquietante schema di avvelenamenti, omicidi e operazioni mirate contro gli oppositori del Cremlino ben oltre i confini della Russia. Determinare la responsabilità per casi individuali è giustamente compito delle autorità giudiziarie. Tuttavia, il fenomeno più ampio degli attacchi transnazionali contro dissidenti e critici dei regimi autoritari è reale, e rappresenta una seria sfida per la sicurezza europea e i valori democratici

Le proposte che avanza Picierno sono presto dette:

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Abbiamo bisogno di una Rete Europea per la Protezione dei Dissidenti e degli Oppositori Politici, coordinata a livello UE e che lavori a stretto contatto con gli Stati membri per valutare le minacce, condividere informazioni, fornire misure di sicurezza e offrire una protezione concreta a giornalisti, artisti, attivisti e rifugiati politici che affrontano rischi credibili

L'Europa faro della libertà con una rete democratica

Secondo Pina Picierno, "l’Europa deve rimanere un luogo in cui coloro che fuggono dalla repressione possano trovare sicurezza e libertà. Difendere i dissidenti significa difendere la nostra democrazia".

Per la vicepresidente del parlamento europeo, bisogna costruire una rete che protegga i dissidenti visto che il Cremlino non perdona.

Tra le ultime battaglie di Skrepetsky c’è stata la protesta contro la riapertura del padiglione russo a Venezia, iniziativa che aveva visto anche la mobilitazione di altri attivisti e oppositori critici verso il regime di Mosca.

In pericolo, quindi, ora ci sono anche loro.

Per questo, bisogna costruire una struttura in grado di valutare le minacce, condividere informazioni di intelligence, predisporre misure di sicurezza e offrire tutela concreta a chi vive in Europa dopo essere fuggito dalla repressione.

Se l’Unione europea vuole rappresentare uno spazio di libertà per chi si oppone ai regimi autoritari, è stato il monito della Picierno, deve garantire strumenti concreti di sicurezza anche a chi ha scelto l'esilio. 

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