L'annuncio di un Memorandum of Understanding tra Stati Uniti e Iran, la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, il ruolo di Israele, il G7 di Evian e gli scenari in Ucraina. Sono questi i temi affrontati da Alberto Negri, giornalista de Il Manifesto, ai microfoni di Tag24.
Un quadro internazionale estremamente fluido, nel quale l'intesa annunciata nelle ultime ore appare più come un punto di partenza che come una vera svolta diplomatica.
Per Negri è necessario sgomberare subito il campo dagli equivoci: quello raggiunto tra Washington e Teheran "non è un accordo di pace", ma un Memorandum of Understanding, cioè una dichiarazione di intenti che apre a sessanta giorni di tregua e negoziati. Sul tavolo restano tre questioni centrali: la riapertura dello Stretto di Hormuz, la cessazione delle ostilità nel Golfo e in Libano e, infine, il dossier nucleare.
Proprio il nucleare, osserva il giornalista, è il punto più incerto dell'intesa. I tempi previsti appaiono molto stretti se confrontati con quelli che portarono all'accordo del 2015. Anche la riapertura di Hormuz non sarà immediata, sia per ragioni tecniche legate allo sminamento sia per le richieste avanzate dall'Iran sulla gestione dei traffici marittimi.
Secondo Negri, il destino dell'intesa dipende in larga misura da Israele. "Questo accordo è più nelle mani di Netanyahu che non nelle mani di Trump", afferma, ricordando come diversi esponenti del governo israeliano abbiano già manifestato forti perplessità.
Il giornalista ritiene improbabile una rottura immediata, ma non esclude che il premier israeliano possa decidere in futuro di far saltare il tavolo. Le dichiarazioni del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, secondo cui l'accordo non sarebbe vincolante per Israele, e il proseguimento dei raid in Libano rappresentano, in questa chiave, segnali da monitorare con attenzione.
Per Negri, inoltre, la guerra non ha prodotto gli obiettivi inizialmente perseguiti da Stati Uniti e Israele. Anzi, "se si conclude in questa maniera è la più colossale sconfitta subita dagli Stati Uniti in 80 anni di storia dalla Seconda guerra mondiale", sostiene, evidenziando come Teheran sia riuscita a mettere sotto pressione le principali rotte energetiche globali pur senza una grande marina militare.
L'annuncio del memorandum arriva alla vigilia del G7 di Evian, dove Trump dovrà confrontarsi con alleati europei sempre più distanti dalle sue posizioni. Secondo Negri, il vertice sarà segnato da profonde divergenze sia sul Medio Oriente sia sull'Ucraina.
Sul conflitto tra Mosca e Kiev il giornalista non vede spiragli concreti di soluzione diplomatica e guarda con scetticismo anche all'ipotesi di un ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea. "Farla entrare nell'Unione Europea credo che sia praticamente una battuta", afferma, sottolineando come Kiev debba ancora soddisfare numerosi requisiti richiesti dall'acquis comunitario.
A complicare ulteriormente il quadro c'è il rapporto sempre più difficile tra Washington e gli alleati europei. Per Negri, il G7 sarà soprattutto il tentativo di tenere insieme posizioni ormai divergenti su quasi tutti i principali dossier internazionali, in un momento in cui anche il futuro dell'alleanza atlantica appare meno scontato rispetto al passato.