A sei mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, e dopo quasi duecento audizioni in Questura, arriva una svolta nelle indagini: una persona è stata denunciata a piede libero.
Si tratta di un'amica della famiglia Di Vita, che è stata sentita tre volte in Questura.
Intanto proseguono gli accertamenti per fare luce sul decesso delle due donne, avvenuto per avvelenamento da ricina il 27 e 28 dicembre 2025 all'ospedale di Campobasso.
Secondo quanto emerso, un'amica della famiglia Di Vita è stata denunciata per aver ostacolato le indagini. L'ipotesi di reato a carico di questa persona è di favoreggiamento.
La donna è stata ascoltata per tre volte dagli inquirenti, come persona informata sui fatti, e avrebbe negato che all'interno della famiglia Di Vita ci fossero litigi e attriti. La sua versione sarebbe stata però smentita dagli inquirenti tramite elementi oggettivi raccolti nel corso dell'inchiesta.
Come riferisce l'Ansa, questa situazione si sarebbe verificata anche altre volte nelle scorse settimane, con alcuni testimoni poco inclini a raccontare delle circostanze nei dettagli.
Stando a quanto emerso da fonti investigative, l'analisi dei dispositivi elettronici si sarebbe rivelata determinante, sebbene non sia ancora conclusa. Dalle chat e dalle conversazioni analizzate, infatti, sarebbero emerse tensioni familiari e relazioni non di certo serene, in contrasto rispetto ad alcune dichiarazioni rilasciate a chi indaga.
Gli inquirenti ritengono che la donna ne fosse a conoscenza, ma che abbia deciso di non riferire queste circostanze, intralciando così la loro attività.
Proseguono intanto le audizioni negli uffici di via Tiberio: fino a oggi sono state effettuate quasi duecento audizioni, con alcune persone sentite più volte. C'è attesa per il deposito dell'esito dell'autopsia e degli accertamenti tossicologici, che dovrebbe arrivare entro la fine del mese.
Intanto il tossicologo Carlo Locatelli, già presidente della Società Italiana di Tossicologia e direttore dell'Unità di Tossicologia, Centro Antiveleni e Centro nazionale di Informazione tossicologica dell'Irccs Maugeri (Pavia), nei giorni scorsi ha confermato all'AdnKronos che la ricina, secondo le analisi effettuate, è responsabile del decesso delle due donne.
ha affermato Locatelli.
Il tossicologo ha inoltre sottolineato che probabilmente si tratta dei primi due casi al mondo in cui il veleno è stato identificato "con un livello di accuratezza così elevato in persone decedute". Non è possibile stabilire, però, come la ricina sia stata assunta, precisando che "resta comunque alla magistratura il compito di accertare in via definitiva cause e responsabilità".