Sabato 13 giugno migliaia di militanti e simpatizzanti dell’ultradestra italiana sono attesi a Roma per una manifestazione nazionale a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione. Il testo è stato depositato lo scorso gennaio in Corte di Cassazione e ha già raggiunto le firme necessarie per essere presentato in Parlamento.
Il corteo è stato organizzato dal comitato “Remigrazione e Riconquista”, promotore della proposta di legge, che riunisce quattro organizzazioni della destra radicale, tra cui Casa Pound Italia e Rete dei Patrioti.
Si tratta dell’unica proposta di legge italiana sul tema ad essere stata presentata formalmente, anche se negli ultimi mesi sono state annunciate altre iniziative politiche che però non risultano ancora presentate in Parlamento.
La parola remigrazione è entrata nel dibattito politico solo di recente. Il tema è diventato rapidamente divisivo: i sostenitori della proposta affermano di voler agire nel solco delle leggi e della democrazia, ma a sinistra l’iniziativa viene vista come un tentativo di introdurre forme di allontanamento di massa degli stranieri.
"Remigrazione e riconquista: Disposizioni in materia di governo dei flussi migratori, istituzione del programma nazionale di remigrazione e di un fondo per la natalità italiana".
È questo il nome completo della proposta di legge di iniziativa popolare depositata in Cassazione e per la quale è ancora in corso la raccolta firme sulla piattaforma online del Ministero della Giustizia.
La campagna ha già raggiunto 129.245 sottoscrizioni, quasi il triplo di quelle necessarie (50.000) per presentare la proposta in Parlamento.
Divisa in 10 articoli, vuole introdurre esplicitamente la "remigrazione" come istituto giuridico.
La proposta di legge prevede il rafforzamento del controllo dei flussi migratori e una revisione delle norme sui ricongiungimenti familiari e l’abolizione del sistema dei decreti flussi per i lavoratori extra-UE.
Il nucleo è rappresentato dall’introduzione di espulsioni rapide per irregolari e stranieri anche regolari condannati per una serie di reati, nonché misure contro sfruttamento dell’immigrazione.
Si chiede, poi, l’introduzione nell’ordinamento giuridico italiano dell’istituto della remigrazione, trasformandolo in un vero e proprio strumento di politica migratoria.
La proposta prevede l’istituzione di un “Patto di remigrazione volontaria” con incentivi economici per il rientro nei Paesi d’origine e la creazione di un “Fondo Nazionale per la remigrazione” presso il Ministero dell’Interno per finanziare il programma di remigrazione.
Nell’articolo 1 della proposta legislativa si chiarisce il significato di remigrazione e i destinatari della legge:
“Ai fini della presente legge, per «remigrazione» si intende il rientro volontario e assistito degli stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale nei Paesi di origine.”
Le misure, quindi, non si limitano solo agli stranieri irregolari, per i quali esistono già strumenti di rimpatrio previsti dalla legge, ma includono anche la creazione di programmi di ritorno volontario per i cittadini immigrati regolari.
Nel testo non è previsto un meccanismo di espulsione automatica legato a criteri come la mancata integrazione culturale che, invece, fa parte del più ampio dibattito politico sul tema.
L’argomento remigrazione è entrato di prepotenza del dibattito politico nazionale.
Nel corso del 2026, anche altri esponenti politici di destra si sono detti pronti a presentare delle proposte di legge sulla remigrazione. Ad oggi, tuttavia non risulta ancora depositata nessuna proposta parlamentare sul tema.
“Vanno remigrati quelli che non hanno diritto di rimanere da noi.”
Ha detto il Generale a “Otto e mezzo” su La7, dove ha parlato di costruire nuovi Cpr nelle regioni in cui trasferire gli immigrati in attesa di essere rimpatriati nei propri Paesi, con cui l’Italia ha accordi bilaterali.
Per gli Stati con cui non ci sono gli accordi, secondo il Generale, si dovrebbero portare “in un Paese terzo sicuro, che li accetterà e poi li instraderà verso il loro Paese”.
I motivi di questa evoluzione sono diversi, ma per sommi capi potrebbero essere riassunti in tre fattori principali: la crescita dei flussi migratori verso l’Europa, la crescita elettorale dei partiti sovranisti e lo sdoganamento del concetto attraverso reti identitarie europee.
Tra i fattori che hanno contribuito alla diffusione del tema vi è anche la percezione, diffusa in una parte dell'opinione pubblica europea, che le politiche migratorie e di integrazione non abbiano prodotto i risultati attesi.
Non è un caso quindi che, nel dibattito sulla remigrazione, spunti periodicamente anche il tema del rimpatrio per gli immigrati regolari che non si sarebbero integrati (non presente nella proposta di legge italiana). Argomento che rappresenta uno dei punti più controversi della discussione, soprattutto sul piano giuridico.
Ma veniamo alla domanda centrale: la remigrazione sarebbe effettivamente applicabile in Italia?
In generale, molte delle proposte legate alla remigrazione richiederebbero modifiche legislative rilevanti e potrebbero entrare in conflitto con i paletti previsti dal diritto europeo.
È importante, in questo senso, distinguere tra rimpatrio e remigrazione. Il rimpatrio degli immigrati irregolari è già previsto dalle legislazioni italiane ed europee e costituisce la parte meno controversa del dibattito. Il confronto si concentra invece sull’eventuale estensione del concetto di remigrazione anche a persone regolarmente residenti.
Con “remigrazione” si indica in genere il ritorno nel Paese d’origine degli immigrati attraverso una combinazione di incentivi, restrizioni e, in alcuni casi, espulsioni. Il rimpatrio, invece, è una procedura giuridica che riguarda soprattutto gli stranieri irregolari e avviene volontariamente o in esecuzione di un provvedimento previsto dalla legge.
La legge italiana prevede già strumenti che consentono il rimpatrio di stranieri irregolari, persone colpite da provvedimento di espulsione e cittadini stranieri condannati per reati o considerati pericolosi per l’ordine pubblico.
Non è invece consentito espellere cittadini regolarmente soggiornanti sulla base di criteri come origine etnica, religione o presunta mancata integrazione. Lo impediscono diversi articoli della Costituzione.
Anche il diritto europeo consente i rimpatri degli immigrati irregolari, ma pone vincoli rigorosi.
Allo stato attuale, la distanza tra il dibattito politico e l'attuazione dal punto di vista giuridico di un'eventuale norma sulla remigrazione resta ampia. Molte delle misure proposte sono già previste dalle norme per i rimpatri e le espulsioni esistenti, mentre il discorso si complica quando il concetto si amplia anche per gli stranieri regolari, andandosi a scontrare con vicoli costituzionali ed europei.
La questione centrale non riguarda quindi la possibilità di espellere gli stranieri irregolari, ma fino a che punto un concetto politico come la remigrazione possa essere esteso a categorie di stranieri regolarmente residenti.