Marco Poggi parla per la prima volta distanza di quasi 19 anni dall'omicidio di sua sorella Chiara: oggi ha 37 anni e vive in Veneto. Intervistato dalla trasmissione tv Quarto Grado, ha parlato della nuova inchiesta della Procura di Pavia, della condanna di Alberto Stasi e dell'indagato Andrea Sempio, ma anche di come lui e i suoi genitori siano stati presi di mira con delle fake news.
"Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà più via. Ho imparato a conviverci" dichiara all'intervistatrice Martina Maltagliati. Questa la bufala che gli ha fatto più male: "Tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso".
La Procura di Pavia è tornata a indagare sul delitto di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta in via Pascoli a Garlasco, a distanza di quasi 18 anni dai fatti. Una situazione che ha "amareggiato" la famiglia, come dichiarato dal fratello della vittima nell'intervista, pur comprendendo "le questioni dell'indagine".
"Sinceramente, mi aspettavo anche che all’apertura delle indagini, prima ancora che uscisse sui media, ci convocassero per dirci banalmente 'So che siete convinti di altro. È stato condannato in via definitiva, però noi siamo convinti di un’altra cosa'" ha sottolineato Marco Poggi. "Non sarà scritto in nessun libro di diritto, di procedure però penso come segno di rispetto e umanità me lo aspettavo. Mi spiace che non ci sia mai stato neanche un colloquio di questo tipo".
Anche adesso che Stasi tenterà la strada della revisione del processo - la difesa ha dichiarato che procederà con l'istanza - non ci sono comunque mai stati contatti con lui: "Non ci ha mai scritto" afferma.
Ma c'è un altro aspetto che, sottolinea, non "ha mai sopportato" e forse "mai accettato", augurandosi che i toni possano "abbassarsi un po'": è l'esposizione mediatica della vicenda. Neanche Chiara l'avrebbe voluta, sostiene.
"Da quest’ultimo anno, da questa riapertura, la mia figura è stata molto più coinvolta ed è stata un po’ più chiacchierata. Era da diverso tempo che pensavo di parlare, anche per fare finire tutte le relazioni, allusioni e questo alone di mistero che c’è sulla mia figura".
"Parlo perché finiscano illazioni e accuse"
— Quarto Grado (@QuartoGrado) June 5, 2026
A #Quartogrado Marco Poggi rompe il silenzio dopo 19 anni dall'omicidio della sorella Chiara pic.twitter.com/WnvTMBERYO
Con la riapertura dell'inchiesta della Procura di Pavia e il suo amico d'infanzia Andrea Sempio iscritto nel registro degli indagati, i riflettori si sono di nuovo accesi sul fratello della vittima, diventato bersaglio di fake news. "Non è quello che pensavo ovviamente di dover affrontare diciotto anni dopo. Non so veramente come si sia arrivati a questo punto" sottolinea Marco Poggi.
Su di lui è stato detto molto: che non fosse in vacanza in Trentino mentre la sorella veniva uccisa; che fosse rinchiuso in una clinica psichiatrica. I sentimenti provati più spesso? "Rabbia e stanchezza".
"È stato detto di tutto e di più, probabilmente il fatto di non aver mai rilasciato interviste può avere alimentato anche queste voci. C’è anche un minimo di colpa da parte mia...nel senso che se forse avessi fatto interviste prima, tutte queste voci e teorie non sarebbero nate" spiega.
Sui social qualcuno è arrivato a parlare anche di droga. "Non l’ho neanche mai provata, per cui siamo nella fantasia che più fantasia".
Marco Poggi si è espresso anche su quanto accaduto nelle settimane immediatamente successive al delitto: non avevano subito creduto alla colpevolezza di Alberto Stasi.
"L'abbiamo difeso veramente tanto e anche quando era stato incarcerato, personalmente ero convinto che fosse innocente, convinto che stavano sbagliando" evidenzia. Quando è uscita la notizia della scarcerazione racconta di essere stato contento, perché convinto "che non c'entrasse nulla". Proprio il fidanzato, del resto, era la persona a Chiara più vicina e che "le dava più affetto".
"Leggendo le motivazioni della scarcerazione ho iniziato a chiedermi il perché di così tante bugie, di così tante cose che non tornano. C'erano dei passaggi sulla spiegazione del Dna di Chiara che fu trovato sui pedali che mi avevano lasciato un po' stranito" racconta.
"Non è che perché viene aperta un'indagine, significa che abbiamo un convincimento diverso. Secondo me, sarebbe ancora più grave se lo cambiassimo solo perché era partita questa indagine. Questo vorrebbe dire che non abbiamo creduto alla condanna che c'era stata negli anni passati" aggiunge il fratello della vittima.
Perché è tuttora convinto che il colpevole dell'omicidio sia Stasi?
"Il convincimento nasce dall'aver seguito un po' tutti i processi e le discussioni in aula. (...) Tutte le prove, anche quelle nuove, che sono state discusse nei vari procedimenti, le perizie in contraddittorio e le sentenze che sono state emesse, ci hanno convinto in maniera definitiva" risponde.
Allo stesso modo, gli elementi emersi dalla nuova inchiesta su Andrea Sempio non l'hanno convinto. "Ho letto un po' anche le varie memorie e le informative, non ho cambiato la mia idea. Ovviamente, vedremo. Non ci siamo mai nascosti, siamo convinti che Alberto Stasi è colpevole, e convinti che le ultime sentenze a cui siamo arrivati nei processi siano la verità".
Non pretendono, però, che la convinzione della famiglia della vittima sia condivisa da tutti: ciò che dispiace, afferma, "è che non ci sia rispetto".
Come già evidenziato, tra la famiglia Poggi e Alberto Stasi non c'è più alcun tipo di contatto. In queste settimane si è parlato anche del risarcimento che il 42enne ha versato alla famiglia e del loro presunto timore di un'eventuale revisione del processo, nell'ottica di dover restituire la cifra di 750mila euro.
"Quella somma, come hanno già detto i miei genitori, è depositata a parte. Una parte è stata utilizzata per pagare le spese legali e consulenti di tutta la trafila dei processi che c'erano stati. La nostra vita va avanti con i nostri stipendi. Mi sono fatto una vita a parte, sono in affitto e lo pago con il mio stipendio" spiega.
A favore di Stasi "c'è stata una forte campagna mediatica di notizie false, indiscrezioni che poi si sono rivelate false, che hanno sostanzialmente indirizzato l'opinione pubblica". Per il fratello di Chiara Poggi non è di certo facile vedere la trasformazione di un assassino "in una vittima".
Nell'informativa dei carabinieri di Milano, Marco Poggi è stato definito "ostile". Una descrizione in cui, però, non si rivede. "Credo che si potevano, si dovevano usare parole diverse per esprimere il mio convincimento per cui la verità è stata già accertata e per cui credo veramente che Andrea Sempio sia estraneo" afferma. "Non è il messaggio sicuramente che volevo far passare".
Lui non sta coprendo il suo amico d'infanzia. "La cosa che forse non è chiara e che viene mal interpretata è che, se potessimo mettere un punto a tutta la vicenda, saremmo veramente i primi a volerlo, perché non so se si può immaginare quanto siamo stanchi di rivivere tutto, di rimettere in discussione tutto, di fare sempre e ciclicamente gli stessi pensieri" conclude Marco Poggi.
Secondo Marco Poggi, se Chiara fosse stata molestata telefinicamente da Andrea Sempio, gliene avrebbe parlato. Così come lo avrebbe riferito al fidanzato o alla cugina.
La Procura di Pavia sostiene che il 38enne indagato abbia ucciso Chiara Poggi dopo il rifiuto della ragazza a un approccio sessuale. Una ricostruzione che lui non condivide. "Non ho nessun ricordo di Chiara con i miei amici. Non la incrociavamo neanche quando uscivamo, non li ricordo parlare con lei le volte in cui ci siamo incrociati in casa" dichiara.
È possibile però che Andrea Sempio possa essere rimasto da solo nella stanza della sorella Chiara, dove c'era il computer che i ragazzi usavano per giocare. "Non posso escludere che io alcune volte sia andato in bagno, sia andato a prendere da bere o a far uscire il gatto e quindi lo abbia lasciato lì pochi minuti" racconta.
Mentre è secca la risposta sui video intimi tra la vittima e il fidanzato Alberto Stasi che, per gli inquirenti, potrebbero essere stati visti dall'indagato e aver scatenato ciò che è stato definito "un effetto domino" fino all'omicidio.
"Non li ho mai visti. Sapevo solo della loro presunta esistenza da una chat su Msn che avevo letto anni prima, ma non li ho mai visti e non ho mai detto questa cosa né ai miei amici né ad altre persone".
"La mia reazione a caldo è stata quella di incredulità e di non riuscire a trovare un nesso" ammette, riferendosi ai soliloqui di Andrea Sempio, registrati nella sua auto, che gli vengono fatti ascoltare dai pm di Pavia.
"Quel giorno sono uscito abbastanza confuso e anche con il pensiero di ascoltare questi audio e di capire qual è la spiegazione. Li ho sentiti in queste settimane e onestamente rimango dell’idea che mi sono fatto. (...) Non sono io che devo giudicare, quindi ci sarà qualcuno che lo farà. Aspettiamo di sentire quale sarà il giudizio finale".
E per quanto riguarda l'impronta 33, riconducibile all'assassino e tra i 21 indizi a carico di Sempio secondo l'accusa?
"Mi hanno mostrato una foto" dicendo che "era di Andrea Sempio" ricorda Marco Poggi. "Me l'hanno fatta vedere che era rossa...pensavo fosse sangue. Ovviamente è stato un po' uno shock per come me l'hanno presentata e per il fatto che la reputavano di Andrea Sempio. Non ho più capito se mi avevano detto che era sangue o no. L'ho elaborato meglio dopo, quando sono tornato a casa (...)".
Il colore rosso era in realtà il reagente della ninidrina: secondo i consulenti di Sempio, quella traccia non è riconducibile al 38enne.
"A caldo, la risposta che avevo dato è che mi sembra impossibile che sia stato lui. È ovvio che un'impronta insanguinata diventi difficile da spiegare" conclude il fratello della vittima.
"È ovvio che un'impronta insanguinata sarebbe difficile da spiegare"
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Per la prima volta durante questa intervista, Marco Poggi è prudente sulla responsabilità di Andrea Sempio #Quartogrado pic.twitter.com/KS6hEW3m8i
"Spero veramente che possa finalmente essere lasciato un po' in pace il suo ricordo, finire questo gioco che c'è nei confronti della sua morte e della sua vita. E io ne sono certo, non avrebbe voluto tutto questo. Spero che possa avere un po' di tregua anche lei" afferma Marco, ammettendo di non ricordare l'ultimo saluto a lei rivolto, prima di partire per le vacanze in Trentino.
Chi l'ha uccisa "ha tolto principalmente a lei, le ha tolto tutto" sostiene. Il suo rimpianto? Sicuramente quello di non aver potuto vivere Chiara quando la differenza di età diventava meno evidente. "Mi spiace non aver potuto trasformare il rapporto fratello-sorella anche in un rapporto di amicizia. Questo purtroppo non è stato possibile farlo".
Alla fine, i ringraziamenti. "Il grazie più banale va ai miei genitori per tutti questi anni, perché ci sono sempre stati, non sono mai crollati e sono stati fondamentali nel non far crollare anche me" afferma il giovane.
"Il grazie che forse è meno scontato è quello per gli avvocati, consulenti e soprattutto le loro famiglie, che ci sono rimaste vicino. Loro stessi hanno subito un sacco di attacchi personali, insulti e diffamazioni" conclude Marco Poggi.