Dopo la prima tornata elettorale delle amministrative 2026, il centrodestra ha impresso un colpo di acceleratore alla nuova legge elettorale.
Ieri, dopo una serie di summit della maggioranza, è stato licenziato il testo base.
Quest'ultimo approderà in commissione Affari Costituzionali già la prossima settimana per essere inserito all'ordine del giorno della Camera il 26 giugno.
L'obiettivo che si è dato il centrodestra è di approvarlo definitivamente anche in Senato a cavallo della pausa estiva: entro agosto, quindi. Di sicuro, ben prima dell'inizio del 2027, l'anno in cui si andrà a votare.
Ma quali sono le novità in cantiere?
A ben vedere, lo Stabilicum, così come è stata battezzata la proposta di legge che ha l'obiettivo di scongiurare il pareggio tra centrodestra e centrosinistra e assicurare un governo e una maggioranza chiari e stabili al Paese, apporta modifiche sostanziali al Rosatellum, l'attuale legge elettorale.
Per dirne una: per la prima volta, costringe le coalizioni a indicare ufficialmente, sebbene non sulla scheda elettorale, il nome del candidato premier attorno al quale si coagulano.
Si tratta, quindi, dell'instaurazione di un premierato di fatto? Ciò che al centrodestra non è riuscito con una riforma costituzionale lo vuole imporre con una legge elettorale? Questa è solo una delle polemiche che già bollono in pentola.
Il punto del testo base della nuova legge elettorale che solleverà più polemiche è proprio quello dell'obbligo da parte delle coalizioni di indicare all'elettorato il nome del loro candidato premier al momento della presentazione delle liste.
Per chi avversa questa novità, si tratta di una forzatura al limite dell'incostituzionalità.
Al fine di rafforzare politicamente il futuro presidente del Consiglio con una investitura popolare, infatti, il rischio che si è preso il centrodestra è quello di bypassare l'articolo 92 della Costituzione che disciplina la formazione del governo:
Se il nome venisse imposto al Capo dello Stato dall'elettorato sarebbe una evidente forzatura. Mattarella si trasformerebbe in un semplice notaio, dovrebbe solo prenderne atto. Per questo è già escluso che il nome compaia sulla scheda. Ma una semplice "indicazione ufficiale" basterà a evitare il cortocircuito?
Di sicuro, c'è che questa parte della nuova legge elettorale il centrodestra se l'è cucita addosso. Nel senso che, nel 2027, il suo leader sarà senza alcun dubbio ancora Giorgia Meloni. Il Campo largo, invece, sul tema si dilania. A guidare la coalizione si candida Elly Schlein, perché lo statuto del Pd indica che il segretario del partito diventi automaticamente anche il candidato premier del centrosinistra. Ma al ruolo di leader si candida anche Giuseppe Conte, che non ha mai nascosto le sue ambizioni di tornare a Palazzo Chigi pur guidando un partito che ha molti meno voti rispetto al Pd.
Il centrosinistra opterà per le primarie per arrivare a una soluzione condivisa? O alla fine giungerà a un compromesso pescando un "papa straniero", una persona terza capace di mettere d'accordo tutti come fu Romano Prodi nel 1996 e nel 2006 e Rutelli nel 2001?
Come è evidente, al contrario di quello del centrodestra, si tratta di un cammino molto accidentato.
Sta di fatto che il testo base della nuova legge elettorale che propone il centrodestra non incide solo obbligando le coalizioni a una scelta preventiva del proprio leader.
Ci sono almeno altre tre novità importanti.
L'attuale legge elettorale, il Rosatellum, è una legge elettorale cosiddetta "mista". Nel senso che è proporzionale (per la gran parte) e maggioritaria nello stesso tempo. Prevede anche dei collegi uninominali. Cosa che lo Stabilicum partorito dagli sherpa del centrodestra elimina.
Anche questa scelta, a ben vedere, è frutto di un calcolo ben preciso. Il centrodestra, infatti, nei collegi uninominali è storicamente meno forte del centrosinistra.
L'idea, quindi, è quella di affidarsi a una legge totalmente proporzionale, con una soglia di sbarramento bassa (il 3%) sia per i partiti che si presentano da soli sia per quelli che vanno in coalizione.
In più: a tal proposito, è spuntato anche un ulteriore "aiutino". Per le coalizioni, avranno diritto ad eleggere propri rappresentanti in Parlamento anche i partiti che arrivano primi tra quelli al di sotto del 3%.
Tutti dentro, insomma. Tanto, la stabilità, il centrodestra conta di garantirla con il premio di maggioranza che scatterebbe se una lista o una coalizione superasse il 42% dei consensi. Questo risultato però, per evitare anche qui problemi di costituzionalità, dovrebbe essere raggiunto sia alla Camera che al Senato e il premio, in ogni caso, potrebbe garantire al vincitore al massimo il 55% dei seggi (vale a dire 220 deputati su 400) e 113 senatori (su 200).
E le preferenze? Questo è un altro punto storicamente "caldo" delle leggi elettorali italiane. Per ora, lo Stabilicum l'ha lasciato irrisolto. Nel centrodestra c'è chi le vuole e chi no. Il nuovo testo base non le prevede. Ma non sono escluse novità in corso d'opera, così come per il voto degli italiani all'estero e quello dei fuorisede.
Come dire: sarà una lunga estate calda. Alle prese con la nuova legge elettorale.