Chiara Poggi non si è difesa, è morta "in pochi minuti" e l'assassino non è tornato indietro per osservare la vittima. L'impronta 33? "Non è utilizzabile".
Sono queste le conclusioni con cui la difesa di Andrea Sempio mette in discussione i principali passaggi dell'inchiesta sul delitto che, secondo i pm pavesi, sarebbe stato commesso proprio dal 38enne.
Le cinque consulenze – sulla Bpa (Bloodstain Pattern Analysis) e sull'impronta 33, una medico-legale, una supplementare di natura genetica e un'altra sulle impronte di scarpa del killer – sono state depositate in Procura lo scorso 25 maggio.
Dopo il DNA trovato sulle unghie della vittima che "non può essere considerato, allo stato, prova di un contatto aggressivo diretto" secondo la genetista Marina Baldi e l'impronta della scarpa dell'assassino "non compatibile" con l'indagato secondo gli esperti Armando Palmegiani e Giacomo De Angelis, ecco che il pool difensivo prova a smontare anche la ricostruzione del delitto.
La consulenza del medico legale Sabino Pelosi conferma il decesso della ventiseienne "entro il range temporale 7.00 - 12.30 del 13 agosto 2007", come indicato dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo, consulente della Procura di Pavia, collegandolo "alle gravissime lesioni" sul cranio.
Le ferite sarebbero state inferte "con elevatissima probabilità" da un martello.
scrive però il dottor Pelosi.
In un altro passaggio della consulenza si legge che la giovane è sopravvissuta per "pochi minuti" e la dinamica dell'aggressione, secondo Pelosi, sarebbe stata più breve rispetto ai 15-20 minuti ipotizzati dalla Procura. Questo perché l'assassino non avrebbe calpestato i gradini delle scale della cantina dove è stato trovato il corpo senza vita della vittima.
La vittima non si sarebbe difesa, sottolinea. Le lesioni sulle braccia di Chiara Poggi
L'assassino di Chiara Poggi non è andato sulle scale della villetta e non è tornato indietro per verificare le condizioni della vittima, come asserito dai pm pavesi. Ne è convinto l'esperto in BPA Armando Palmegiani.
Quest'ipotesi sarebbe "poco coerente" con il quadro delle "evidenze fisiche". Il consulente evidenzia che il passaggio
Inoltre, dal gradino 'zero' il corpo sarebbe stato ancora visibile, di fatto non rendendo necessario scendere i primi gradini per l'ispezione.
Sullo stesso gradino, la traccia N1
Un altro elemento evidenziato riguarda la porta a soffietto, che se chiusa "con una mano imbrattata (di sangue, ndr) avrebbe dovuto lasciare pattern da trasferimento sulla maniglia o sul battente, non rilevati".
Per quanto riguarda l'impronta 33, lasciata dal killer sulla parte sinistra del muro della scala, e attribuita ad Andrea Sempio dall'accusa, "la postura ipotizzata per l’appoggio della mano destra viene ritenuta incongrua".
Per Palmegiani, che con il collega Bisogno ha redatto l'integrazione alla consulenza tecnica,
Il pool difensivo si concentra anche sul percorso dell'assassino verso l'uscita dell'abitazione dei Poggi, che "avrebbe dovuto generare tracce, anche latenti, lungo l’asse di camminamento, circostanza non riscontrata nei rilievi".