22 May, 2026 - 16:36

USA, i repubblicani alla Camera annullano il voto per limitare i poteri di guerra di Trump contro l’Iran: è polemica

USA, i repubblicani alla Camera annullano il voto per limitare i poteri di guerra di Trump contro l’Iran: è polemica

Negli Stati Uniti cresce il confronto politico sulla gestione della guerra contro l’Iran da parte dell’amministrazione Trump. Dopo il voto favorevole del Senato a una risoluzione sui poteri di guerra del presidente, i leader repubblicani alla Camera hanno deciso di annullare il voto previsto per il 21 maggio 2026 sul provvedimento, alimentando nuove tensioni politiche.

USA, stop al voto alla Camera sui poteri di guerra di Trump

Negli Stati Uniti, i leader repubblicani alla Camera hanno annullato il voto previsto per il 21 maggio su una risoluzione volta a limitare i poteri di guerra del presidente americano Donald Trump contro l’Iran.

Il 19 maggio il Senato degli Stati Uniti ha votato a favore della risoluzione sui poteri di guerra del presidente. La votazione ha ricevuto 50 voti a favore e 47 contrari.

La risoluzione è stata presentata dal deputato democratico di New York Gregory Meeks, membro della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti.

Quattro senatori repubblicani hanno votato insieme a quasi tutti i senatori democratici a favore del disegno di legge. Solo un senatore democratico non ha sostenuto il provvedimento.

La risoluzione è volta a costringere Trump a porre fine alla guerra contro l’Iran, a meno che il Congresso non autorizzi ufficialmente la prosecuzione delle operazioni militari.

Si trattava di un passo importante verso l’approvazione definitiva della risoluzione volta a limitare i poteri di Trump in materia di guerra. Il voto rappresentava l’ottavo tentativo dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata lo scorso 28 febbraio. Il via libera del Senato, inoltre, era stato ampiamente interpretato come un modo per costringere gli esponenti repubblicani a prendere una posizione sul conflitto.

Le tensioni politiche

La notizia dell’annullamento del voto alla Camera è arrivata quindi in un contesto delicato per l’amministrazione Trump. Il caso riflette le profonde divisioni politiche a Washington sul ruolo del presidente nella gestione dei conflitti internazionali. I leader democratici alla Camera hanno sollevato critiche sulla decisione di annullare il voto.

Secondo quanto riportato dai media americani, la votazione del 21 maggio avrebbe potuto ottenere un sostegno bipartisan sulla risoluzione sui poteri di guerra. Ciò avrebbe indicato che i repubblicani di Trump avrebbero avuto difficoltà a trovare i voti necessari per respingere nuovamente il provvedimento, anche a causa delle assenze.

La votazione dovrebbe quindi svolgersi nei primi giorni di giugno, quando la Camera dei Rappresentanti riprenderà i lavori dopo la pausa parlamentare per il Memorial Day.

I repubblicani hanno sostenuto in gran parte l’operazione militare. Tuttavia, con il proseguire del conflitto senza l’approvazione del Congresso, è aumentato il malcontento all’interno del Partito Repubblicano.

Il voto ha soprattutto un valore politico e simbolico, dato che Donald Trump ha il potere di bloccare il provvedimento esercitando il veto presidenziale.

Guerra contro l’Iran e crisi energetica

La guerra contro l’Iran e la successiva chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran hanno portato a una crisi e a un’impennata dei prezzi del petrolio. L’8 aprile è entrato in vigore un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, successivamente prorogato. Tuttavia, lo stallo nella crisi in Medio Oriente e l’aumento dei prezzi dell’energia contribuiscono alla crescente frustrazione.

La Casa Bianca sostiene che le regole previste dalla War Powers Resolution non sarebbero più valide perché il cessate il fuoco con l’Iran avrebbe posto fine alle ostilità militari. In pratica, secondo l’amministrazione di Donald Trump, non essendoci più combattimenti attivi, il presidente non avrebbe più l’obbligo di chiedere l’autorizzazione del Congresso per continuare le operazioni.

Le tensioni restano però alte. Le parti appaiono pronte a riprendere il conflitto in qualsiasi momento, continua il blocco nello Stretto di Hormuz e il fronte libanese resta una zona di crisi.

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