Il Senato degli USA ha respinto una risoluzione bipartisan che mirava a limitare i poteri del presidente Donald Trump di dichiarare guerra all’Iran. La decisione arriva mentre la crisi in Medio Oriente si intensifica dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele e solleva nuovi interrogativi sul ruolo del Congresso nel controllo delle operazioni militari presidenziali. La votazione ha evidenziato le divisioni tra i partiti, mentre la risoluzione passerà ora alla Camera dei Rappresentanti.
Il Senato statunitense non ha approvato una risoluzione bipartisan volta a limitare il potere del presidente di dichiarare guerra all’Iran. La misura è stata respinta con 53 voti contrari e 47 favorevoli in una votazione che evidenzia profonde divisioni tra i parlamentari.
Gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l'Iran del 28 febbraio 2026 hanno aperto nuovi scenari in Medio Oriente. Nel sesto giorno della crisi, le tensioni in Medio Oriente continuano a crescere, alimentando timori di un conflitto più ampio nella regione. La proposta di legge era quindi particolarmente rilevante proprio mentre gli attacchi proseguivano, in quanto se fosse stata approvata avrebbe bloccato l'azione militare del paese in Iran senza l'approvazione del Congresso.
La votazione al Senato ha dimostrato un quadro in linea con le appartenenze di partito: il Partito Repubblicano, attualmente a maggioranza con 53 seggi, e il Partito Democratico, con 45 seggi e 2 indipendenti, hanno votato in gran parte secondo le proprie indicazioni.
Gli indipendenti si sono uniti ai repubblicani per bloccare la risoluzione. John Fetterman, un senatore democratico della Pennsylvania, ha votato insieme ai repubblicani, mentre Rand Paul, un senatore repubblicano del Kentucky, ha votato insieme ai democratici. Tutti gli altri senatori hanno votato seguendo la disciplina di partito.
I Democratici sostengono che il presidente Trump abbia bypassato il Congresso nelle sue decisioni militari contro l’Iran. Inoltre, secondo i Democratici, Trump avrebbe fornito motivi mutevoli nel tempo per giustificare l’azione militare, rendendo la legittimità della guerra meno chiara agli occhi dei legislatori dem.
Dopo il voto al Senato, il provvedimento passerà il 5 marzo alla Camera dei Rappresentanti, che dovrà esprimersi separatamente sulla risoluzione. Anche lì, però, l’adozione di limiti ai poteri di guerra del presidente non è scontata, data la composizione politica e le difficili prospettive di ottenere l’approvazione finale.
Durante la sua seconda amministrazione, Trump ha ordinato attacchi militari contro impianti nucleari iraniani nel 2025 senza una specifica autorizzazione di guerra da parte del Congresso. Inoltre, l’amministrazione ha condotto all'inizio del 2026 un’operazione militare in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro, realizzata senza che il Congresso avesse approvato formalmente l’uso della forza militare o autorizzato esplicitamente la missione.