Dopo Elisabetta Gualmini, Marianna Madia e Pietro Bartolo, anche Pina Picierno lascia il Partito Democratico?
Stando alle indiscrezioni, finora non smentite, sembrerebbe proprio di sì: anche la vicepresidente del parlamento europeo sta per lasciare il Nazareno.
Ormai, con la linea politica impressa da Elly Schlein, la vita dei riformisti in casa dem si è fatta impossibile.
E lo dimostra anche la risposta che si sono beccati dalla segretaria l'ex ministro Graziano Delrio e i prodiani all'indomani della loro ultima iniziativa:
Vale a dire la sua. Punto e basta.
E quindi: per i riformisti, non c'è spazio nel Partito Democratico che Schlein si appresta a guidare in vista delle elezioni politiche del 2027.
Certo: se davvero anche Pina Picierno sventolasse bandiera bianca davanti a Elly Schlein, alzasse i tacchi e andasse via, sarebbe clamoroso.
Il Pd, da casa dei riformisti progressisti, così come era stato immaginato al momento della sua nascita, diventerebbe davvero una sorta di Ds 2.0 appena riveduto e corretto.
Fatto sta che le indiscrezioni di stampa raccontano di un clima sempre più irrespirabile per chi non abbraccia le posizioni di sinistra radicale di Elly Schlein.
Pina Picierno in particolare ne sa qualcosa.
Oggi, il Quotidiano Nazionale, a firma di Raffaele Marmo, ne ha ricostruito la vicenda descrivendo tutti i motivi che l'hanno portata a un passo dall'addio a quello che è sempre stato il suo partito.
Se davvero Pina Picierno dirà addio al Partito Democratico, non potrà essere considerato certo un fulmine a ciel sereno.
Sono anni, ormai, che la vicepresidente del parlamento europeo è in rotta di collisione con il suo partito. Più precisamente, da quando Elly Schlein è riuscita a scalarlo con le primarie (aperte a tutti) del marzo del 2023, ribaltando l'esito delle votazioni degli iscritti al Pd che le avevano preferito Stefano Bonaccini, all'epoca leader dell'ala riformista.
Da allora, la convivenza si è fatta sempre più difficile. A cominciare dai temi fondamentali della politica internazionale, come il sostegno all'Ucraina e alle democrazie liberali.
Picierno, in questa battaglia, è stata sempre in prima linea. Schlein, più che altro, per non perdere l'alleato Giuseppe Conte, ha giocato di sponda sempre in modo alquanto sfumato.
Certo: chi non ricorda la frattura del Pd quando a Bruxelles si è trattato di votare il ReArm Europe?
Dieci dem, tra cui Picierno, votarono a favore. Ma 11 si astennero.
Come dire: Schlein fa valere il suo motto, "testardamente unitari", solo quando si riferisce ai suoi alleati Conte, Renzi, Magi, Fratoianni e Bonelli per costruire il Campo largo. Al suo interno, se perde pezzi per strada, anzi un'intera gamba politica del Pd, quasi non se ne cura.
Del resto, nemmeno quando Picierno è stata insultata dal propagandista putiniano Vladimir Solovyev per le sue posizioni pro-Ucraina, la segretaria ha ritenuto di prendere una posizione forte a suo favore: preferì mandarle solo un messaggio privato di solidarietà.
In più: mese dopo mese, le opportunità di essere visibile in tv per Picierno si sono fatte sempre più rare. E, addirittura, stando sempre a QN, sarebbe improvvisamente scomparsa un'intervista che la vicepresidente del parlamento europeo aveva dato a una rivista femminile vicina alla Schlein...
Come dire: attorno a lei, ormai è terra bruciata.
Pina Picierno, dal giugno 2025, vive sotto scorta. Tutti i giorni riceve insulti e intimidazioni sui social da parte di account vicini ad ambienti filorussi e ProPal. Ma davanti a questa deriva, il suo partito non ha mai detto una parola.
Al contrario: quando Picierno ha incontrato alcuni rappresentanti dell'Israel Defense and Security Forum lo scontro con il Pd si è fatto aperto.
Sempre QN ha ricordato, infatti, che un gruppo di parlamentari dem dell'intergruppo per la pace tra Israele e Palestina, tra i quali Laura Boldrini, Susanna Camusso, Andrea Orlando, Arturo Scotto e Nico Stumpo, l'hanno etichettata come "incompatibile" con le politiche del Pd.
Che Picierno abbia sempre condannato il governo Netanyahu e che contemporaneamente si sia battuta contro il dilagare dell'antisemitismo, vale poco per chi ha in mano il Nazareno.
La battaglia per il referendum sulla Giustizia che ha visto Pina Picierno sul fronte del sì non ha fatto altro, poi, che mettere la croce su un rapporto che dire lacerato era già poco.
Pina Picierno, finora, non ha confermato ufficialmente l'addio al Pd. Ma le sue ultime parole, quelle consegnate il 19 maggio al Foglio, sembrano confermare la svolta:
Il progetto nato nel 2007 di unire il riformismo cattolico, socialista, liberale e di sinistra sembra essere sfumato.
Del resto, il tono di alcune chat dei Giovani democratici venute a galla sui giornali non ha fatto altro che restituire il clima che si vive nel Pd di oggi:
Marco Travaglio, che si sta confermando sempre più il deus ex machina del Campo largo e che da sempre si riferisce a Pina Picierno nei suoi articoli chiamandola "Pina Fantozzi" o "Pinocchia", può prepararsi a festeggiare un'altra vittoria.