Altro che programma tutto da costruire "dal basso", "ascoltando i territori", "stando vicini alla gente" e camminando tra i mercatini rionali.
Il Campo largo, se tale vuole essere con la benedizione di Marco Travaglio, cioè del Movimento Cinque Stelle, le cose da fare una volta al governo già le sa.
Le ha messe nero su bianco proprio il direttore del Fatto Quotidiano l'altro giorno, avvisando i naviganti: inutile imbarcare Matteo Renzi e la sua Casa riformista. La sua indole sarebbe mortale per il centrosinistra che, per la prima volta dopo oltre vent'anni, ha la possibilità di prendere il potere anche camminando solo su tre gambe: quelle del Pd, del Movimento Cinque Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra.
Il 2027, le elezioni politiche, l'assalto al centrodestra di Giorgia Meloni non sono poi così lontani. Né l'obiettivo di entrare di nuovo trionfanti a Palazzo Chigi è più un miraggio. Senza Renzi. Ma con tredici cose precise da fare.
Il Campo largo si frega le mani. Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sognano ad occhi aperti il governo che verrà. Sono convinti che il peggio sia alle spalle, che il centrodestra di Giorgia Meloni sia battibilissimo alle urne.
Del resto, i sondaggi questo dicono. L'exploit di Roberto Vannacci è una garanzia di successo per la sinistra. E già: perché ormai sono tanti gli analisti che fanno questa scommessa:
I conti, quindi, sono bell'e fatti. E il programma? Del resto, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, da Nicola Fratoianni a Angelo Bonelli, non è tutto un "ora dobbiamo metterci seduti a un tavolo per decidere il programma"?
Primarie o non primarie, caminetti o non caminetti, riunioni o non riunioni, patti o non patti, foto opportunity o non foto opportunity, il grande timoniere del Campo largo, Marco Travaglio, ha ben pensato di accorciare i tempi delle solite liturgie del centrosinistra. E ha fatto tutto lui: in poche righe, ha sintetizzato tutto il programma con il quale il Campo largo si deve presentare alle elezioni politiche del prossimo anno.
Sono tredici i punti che Marco Travaglio ha messo nero su bianco per il Campo largo che verrà, senza Renzi, please: l'ex premier, a detta del direttore del Fatto Quotidiano, soffirebbe della sindrome dello scorpione che sale in groppa alla rana per andare sull'altra sponda del fiume:
Era la sua natura, e non poteva farci nulla.
Così come sarebbe nella natura di Renzi boicottare questo programma:
E insomma: chi ci sta con questo programma di riforme che Travaglio chiama "progressiste"?
Il dado è tratto, la strada segnata. Giuseppe Conte che sbandiera la costruzione del programma dal basso con i 100 appuntamenti di Nova è solo teatrino politico. Reality. Perché la realtà è già segnata in tredici punti. Come dire, però: è questo il suo lavoro, il lavoro dell'Avvocato del popolo.