21 May, 2026 - 10:45

Flotilla, il video di Ben Gvir smuove il governo italiano: alle parole seguiranno i fatti?

Flotilla, il video di Ben Gvir smuove il governo italiano: alle parole seguiranno i fatti?

Il video del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir che irride e umilia gli attivisti della Flotilla, tra cui diversi nostri connazionali, al porto di Ashdot è stato per il governo italiano l'ultima goccia di un vaso già colmo. 

“Israele ha superato la linea rossa” ha dichiarato a caldo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha annunciato l'adozione di iniziative proporzionate alla gravità di quanto accaduto.

Una posizione condivisa naturalmente dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che in un post ha definito le immagini “inaccettabili”.

Ma è stato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha esprime il sentimento di indignazione di tutto il Paese definendo quanto accaduto “trattamento incivile a persone fermate illegalmente in acque internazionali che tocca un livello infimo”.

Le parole di Mattarella rappresentano uno dei giudizi più severi pronunciati finora dalle istituzioni italiane nei confronti del governo Netanyahu. Un segnale che certifica il deterioramento dei rapporti diplomatici dopo mesi di tensioni sulla guerra a Gaza. 

L'opposizione, intanto, incalza il governo affinché alle parole faccia seguire i fatti.

Il video di Ben Gvir alza la tensione con Israele: ora cosa succede? 

Per mesi il governo Meloni scelto di tenere una linea prudente nei confronti dell’esecutivo israeliano,ma nelle ultime settimane, tuttavia, Palazzo Chigi aveva già dato segnali di un cambiamento di linea con la sospensione dell’accordo di cooperazione Italia-Israele sulla difesa, fino al voto favorevole alle risoluzioni ONU pro Palestina (su cui l'Italia si era sempre astenuta).

Ora il nodo politico è capire come l’esecutivo intenda trasformare la netta condanna diplomatica delle ultime ore, in misure concrete nei confronti del governo Netanyahu.

Il ministro degli Esteri ha annunciato d'ora in poi la “linea dura” del governo. Il titolare della Farnesina ha spiegato che sul tavolo al momento ci sono varie opzioni e che il governo studierà la risposta più proporzionata. 

Stop accordi e sanzioni: quali sono le misure sul tavolo?

Tajani non si è sbilanciato, ma, sul tavolo ci sarebbero – come fanno notare anche le opposizioni – l'uscita dal trattato di cooperazione UE-Israele e l'adozione di sanzioni nei confronti di Tel Aviv.

Al momento, tuttavia, la priorità del governo italiano è il rientro dei nostri connazionali fermati arbitrariamente dall'Idf. Questa mattina sono già rientrati il parlamentare del Movimento 5 Stelle, Dario Carotenuto e il giornalista Alessandro Mantovani.

Ieri sera il ministro degli Esteri, Tajani ha annunciato che nelle prossime ore "dall'aeroporto di Ramon dovrebbero partire tutti gli italiani per essere accompagnati in Grecia o in Turchia".

Tajani, però, ha chiarito che saranno presi provvedimenti:

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Ma certamente le prenderemo perché non si può più andare avanti con questo atteggiamento”.

In serata è stato anche convocato convocato l'ambasciatore Israeliano a Roma. Palazzo Chigi pretendeva le “scuse immediate di Israele” per quanto accaduto, che tuttavia non sono arrivate o almeno non formalmente, stando a quanto dichiarato da Tajani a Tg2 Post.

Intanto il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha annunciato l'intenzione del governo di riferire in Aula su quanto accaduto ad Ashdot.

L'opposizione chiede: alle parole seguiranno i fatti?

Durissima la reazione anche dei partiti di centrosinistra che chiedono al governo la sospensione degli accordi con Israele e l'adozione di sanzioni nei confronti del governo di Netanyahu.

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“Il tempo delle parole è finito, servono fatti concreti. Se Giorgia Meloni vuol davvero prendere le distanza da Netanyahu deve togliere il veto italiano che sta bloccando la sospensione dell'accordo di cooperazione UE-Israele ed uscire dal Board of peace trumpiano che, è evidente, non persegue la pace a Gaza”. 

Ha dichiarato la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervistata da ‘La Repubblica’.

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“Non si può andare avanti solo a colpi di comunicati che sono gratis, non costano nulla: servono sanzioni contro Netanyahu e i suoi ministri”.

La segretaria dem ha poi invitato il governo a votare la proposta di legge depositata da Pd, M5S e AVS per vietare l'importazione di prodotti provenienti dai territori palestinesi occupati.

Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, il governo è rimasto silenti fino ad oggi.

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“Ci aspettiamo che ora Meloni sia conseguente e approvi sanzioni per i ministri israeliani, interrompa ogni accordo con Israele e si adoperi affinché vi sia una pressione internazionale tale da isolare completamente il governo Netanyahu”. 

Insiste sull'uscita dall'accordo con Israele anche il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte:

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Le chiacchiere del nostro governo e dell’Europa stanno a zero se, a fronte del genocidio e di una lista enorme di atti illegali, non si straccia ogni accordo con il governo criminale di Netanyahu e non si impongono sanzioni contro chi ha calpestato anche l’ultimo briciolo di diritto internazionale e di umanità.

Il vero nodo politico: l’Italia passerà dalle dichiarazioni ai fatti?

La vicenda della Flotilla rischia ora di trasformarsi in un passaggio politico cruciale per il governo Meloni.

Per la prima volta dall’inizio della guerra a Gaza, l’esecutivo italiano si trova infatti sotto una pressione interna e internazionale tale da dover scegliere se limitarsi alla condanna diplomatica o compiere un salto politico senza precedenti nei rapporti con Israele.
Ed è proprio su questo terreno — quello delle eventuali sanzioni, della sospensione degli accordi e delle iniziative concrete contro il governo Netanyahu — che opposizioni e opinione pubblica misureranno la credibilità della “linea dura” annunciata da Tajani.

 

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