20 May, 2026 - 13:40

Perché Meloni sembra fare esattamente quello che aveva detto di non voler fare?

Perché Meloni sembra fare esattamente quello che aveva detto di non voler fare?

Sono passati solo due mesi dalla sconfitta referendaria sulla giustizia, ma a Palazzo Chigi devono essere sembrati almeno due anni.

Da quel momento, infatti, nulla pare essere più andato per il verso giusto per la maggioranza di Giorgia Meloni che, nelle ultime settimane sembra essersi ritrovata a fare esattamente quello che  non avrebbe voluto fare: lasciarsi logorare da contrasti e beghe interne alla maggioranza, galleggiando fino alla scadenza del mandato nell’autunno del 2027.

"Piuttosto, meglio le elezioni anticipate". Questo, però, non è mai stato detto apertamente anzi, all’indomani della sconfitta di marzo, Giorgia Meloni era andata in Parlamento, ci aveva messo la faccia e aveva chiarito di avere una maggioranza solida con la quale intendeva arrivare fino alla fine della legislatura. 

“Meloni non intende vivacchiare, non vuole certo farsi logorare”.

Aveva chiarito in quei giorni Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fdi.

Eppure, la sensazione è che negli ultimi due mesi Giorgia Meloni non abbia fatto altro che puntellare qua e là per evitare il crollo della struttura. 

Caos centrodestra: il pasticcio sulle spese militari mette a nudo le divisioni 

L’ultimo episodio ad aver mandato in confusione la maggioranza si è registrato ieri – martedì 19 maggio – al Senato con il dietrofront del centrodestra sulla mozione sulle armi. 

In sintesi è accaduto questo: i capigruppo dei quattro partiti di governo hanno presentato una mozione in cui si chiedeva all’esecutivo di valutare una riduzione della spesa del 5 per cento del Pil in armi per far fronte alla situazione economica del Paese alle prese con la crisi energetica. 

In pratica una smentita ufficiale della linea del governo e del ministro della Difesa, che ha sempre sostenuto la necessità di rispettare l’impegno preso dalla Nato. Una vittoria, invece, per Matteo Salvini e per la Lega.

La proposta, tuttavia, ha avuto vita breve: è stata ritirata e ripresentata senza riferimenti a eventuali tagli degli investimenti per la Difesa, facendo rientrare la crisi.
A questo punto, però, sorge un dubbio: com'è possibile che la mozione presentata a Palazzo Madama non fosse stata concordata con Palazzo Chigi?

In ogni modo, il misunderstanding non è sfuggito ai partiti dell’opposizione che hanno sottolineato la confusione della maggioranza.

“Cosa è successo? I marines hanno occupato via Bellerio?”, ha commentato ironicamente il senatore dem,  Antonio Misiani, con un riferimento al ruolo avuto dalla Lega nella stesura del documento presentato dalla maggioranza. 

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I capigruppo di maggioranza hanno presentato in Senato una mozione per rivedere il folle impegno del 5% del Pil sulle spese militari firmato da Meloni. Poi però sono stati richiamati all’ordine: la figuraccia era troppo grossa per Meloni e il governo, sconfessati dai loro stessi parlamentari sul folle Riarmo. E quindi hanno cambiato la mozione e si sono rimangiati tutto. Restano i cocci e una maggioranza a pezzi che sotto la facciata è spaccata”.

Ci va giù duro, il leader M5S, Giuseppe Conte. 

Dalla guerra Lega-Forza Italia al caso Consob: due mesi di tensioni continue nel governo

L’incidente di Palazzo Madama, tuttavia, non è un fatto isolato: negli ultimi due mesi la maggioranza di Giorgia Meloni è già inciampata in diverse altre occasioni. 

La guerra intestina tra Lega e Forza Italia è sotto gli occhi di tutti, tanto che neanche i diretti interessati – Salvini e Tajani – si disturbano a smentire, fatta eccezione per poche frasi di circostanza.

Negli ultimi giorni lo scontro si è concentrato sulla questione della cittadinanza italiana agli stranieri, innescata dalla strage di sabato 16 maggio a Modena.

Il vicepremier della Lega ha buttato nella mischia il tema di togliere il permesso di soggiorno a chi delinque. L’altro vicepremier di Forza Italia gli ha ricordato che il 31enne di origini marocchine fermato è italiano e quindi non ha permesso di soggiorno.

Qualche giorno prima, lo scontro aveva riguardato la nomina del sottosegretario all'Economia della Lega, Federico Freni, alla guida della Consob, a cui Forza Italia si è opposta strenuamente. A chiudere la questione ci ha pensato lo stesso Freni ritirando la sua candidatura. 

È vero che il rapporto conflittuale tra i due vicepremier è stato, fino a questo momento, una costante del governo Meloni, ma è anche evidente che negli ultimi due mesi le tensioni si sono ulteriormente acuite.
I dolori, tuttavia, non riguardano anche altri aspetti della squadra e dell’azione di governo.

I retroscena politici delle scorse settimane hanno riportato di un battibecco in Consiglio dei Ministri – non confermato ma neanche smentito – tra il ministro delle Infrastrutture Salvini e quello della Cultura, Alessandro Giuli. Voci di corridoio raccontano di una premier molto contrariata.

Meloni prova a resistere fino al 2027, ma il governo appare in modalità sopravvivenza

Nelle ultime due settimane, c'è stato il caso dello scontro sul padiglione russo alla Biennale e la decisione del ministro Giuli di azzerare i vertici della sua segreteria al Ministero della Cultura licenziando due fedelissimi di FdI. L’iniziativa gli costò una visita chiarificatrice a Palazzo Chigi. 

La conflittualità all’interno del governo è evidente e emerge su ogni dossier: della Consob abbiamo già detto, ma prima ancora c’era stata la lenta gestazione per il rimpasto dei sottosegretari che ha richiesto lunghe settimane di trattative prima di arrivare ad un accordo. 

E adesso all’orizzonte c’è la riforma della legge elettorale, dove i tre partiti di maggioranza hanno tre posizioni diverse che promettono nuove tensioni nelle prossime settimane. 

La legge di Bilancio può diventare la trappola finale del governo Meloni

Secondo alcuni analisti e stando alle accuse del centrosinistra, il governo Meloni sembra impegnato a “galleggiare” fino a fine legislatura, tra strappi e mediazioni continue.

Il volume all’interno nell’esecutivo è ancora troppo alto e le continue polemiche non giovano all’immagine di un governo unitario.  Lo hanno notato anche all’opposizione dove si spera nelle elezioni anticipate:

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Io penso che il governo non arriverà fino alla scadenza naturale. Sono già troppo divisi adesso.

Ha detto la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ieri sera a 'E' sempre Cartabianca' su Rete4.

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Quel che sta succedendo oggi ha del clamoroso: il governo è a pezzi, ha perso la bussola e anche la pur minima credibilità”.

Ha dichiarato, sempre ieri, Giuseppe Conte.

Eppure per molti analisti il peggio per il governo deve ancora venire. In autunno si dovrà mettere mano alla nuova manovra di Bilancio che si prevede fortemente restrittiva.

L’Italia è ancora sotto procedura di infrazione, nel nuovo Documento di finanza pubblica (Dfp) approvato ad aprile 2026, il governo ha ridotto le stime di crescita del Pil (0,6% sia nel 2026 sia nel 2027), rispetto a previsioni precedenti più favorevoli. Contemporaneamente ha aumentato le stime di deficit e debito, a causa dell’escalation energetica e della crisi internazionale.

Tradotto: niente e o pochi soldi per bonus, aiuti alle famiglie, sanità e interventi che interessano gli italiani.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: conviene davvero a Giorgia Meloni e al suo governo andare avanti senza correggere la rotta, rischiando di arrivare alle porte delle elezioni con una legge di Bilancio fatta di tagli, sacrifici e nuove strette per famiglie e imprese?

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