Dopo il Ministero della Giustizia, è la volta del Dicastero della Cultura di finire nell’occhio del ciclone. Nei giorni scorsi il ministro, Alessandro Giuli avrebbe quasi azzerato lo staff della sua segreteria tecnica, revocando gli incarichi al capo segreteria, Emanuele Merlino, alla responsabile della sua segreteria particolare, Elena Proietti.
Una decisione che – secondo indiscrezioni di stampa – non sarebbe stata accolta con favore a via della Scrofa, essendo i due collaboratori “licenziati”, nati e cresciuti all’interno di Fratelli d’Italia e considerati molto vicini a figure apicali del partito, tra cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Giovanbattista Fazzolari.
Se al Ministero della Giustizia le dimissioni di Giusi Bartolozzi e del sottosegretario Andrea Delmastro erano state dettate direttamente da Palazzo Chigi dopo la debacle al Referendum sulla giustizia, questa volta la decisione sarebbe maturata interamente negli uffici di via del Collegio Romano e nello specifico in quelli del ministro.
La notizia, lanciata come indiscrezione dal Corriere della Sera nel pomeriggio di ieri – domenica 10 maggio – non è stata ancora commentata dal ministero, ma in serata il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha parlato di “normali avvicendamenti al Ministero della Cultura”, rinnovando la fiducia ai due collaboratori licenziati da Giuli.
La notizia, inoltre, secondo quanto riportato dall’Adnkronos sarebbe confermata.
La notizia è arrivata come un terremoto negli uffici di via della Scrofa, quartier generale di Fratelli d’Italia, dove a quanto trapelato sulla stampa sembra che nessuno si aspettasse la revoca degli incarichi di Emanuele Merlino e Elena Proietti da parte del ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Entrambi tenuti in grande considerazione ai vertici del partito, Emanuele Merlino era il capo della segreteria tecnica del ministro.
Figlio di Mario, storico militante di Avanguardia Nazionale e fondatore del circolo anarchico 22 marzo, morto lo scorso febbraio a 81 anni, Merlino è considerato uomo di fiducia del sottosegretario Fazzolari e tra le figure in ascesa nel partito, tanto che nelle scorse settimane il suo nome era circolato tra i possibili nuovi sottosegretari nominati da Giorgia Meloni. Intellettuale, è stato anche membro del Centro Studi di via della Scrofa.
Elena Proietti, invece, era capo della segreteria particolare del Ministro, assessora a Terni e dirigente in Umbria ed è arrivata al ministero della Cultura nel marzo del 2024.
I licenziamenti decisi dal ministro Alessandro Giuli non sembrerebbero essere legati alle polemiche per il caso del padiglione della Russia alla Biennale di Venezia, bensì – almeno per quanto concerne Emanuele Merlino – alla vicenda dei contributi negati dal ministero al docu-film su Giulio Regeni “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”.
L’esclusione del film diretto da Simone Manetti, dai finanziamenti pubblici del ministero aveva sollevato un vero e proprio caso politico, tanto che il ministro della Cultura aveva dovuto chiarire la vicenda in Parlamento.
Lo stesso Giuli aveva duramente criticato la gestione del caso durante la recente cerimonia dei David di Donatello al Quirinale definendola “inaccettabile”.
Secondo quanto riportato dal Corriere, Merlino sarebbe stato rimosso dal suo incarico per non aver informato il ministro della decisione finale della commissione sul docu-film dedicato al ricercatore italiano assassinato in Egitto in circostanze non ancora completamente chiarite.
Di diversa natura le motivazioni che avrebbero portato al sollevamento dall’incarico di Elena Proietti. Sempre secondo quanto riportato dal Corriere, l’ex segretaria particolare di Giuli, responsabile di aver disertato l’ultima missione del ministero a New York.
I decreti di revoca degli incarichi per Merlino e Proietti sarebbero già stati firmati ma non ancora recapitati ai diretti interessati.
Indiscrezioni e voci di corridoio, tuttavia, individuano nella scelta del ministro della Cultura di azzerare i vertici della sua segreteria una resa dei conti interna a Fratelli d’Italia. Almeno è ciò che sostiene l’opposizione di centrosinistra.
ha dichiarato – ad esempio – il responsabile Cultura nella segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare, Sandro Ruotolo.
Per il deputato del M5S, Gaetano Amato, al Ministero della Cultura “va in scena l’ennesimo capitolo del regolamento di conti interno alla maggioranza. Il ministro commissariato commissaria a sua volta la lunga mano del commissario Fazzolari. Una resa dei conti che certifica il livello di caos e di conflittualità che attraversa il governo Meloni”.
Per il vicepresidente di Italia Viva, Enrico Borghi, “delle due l’una. O perdere Giuli. O perdere la faccia”.
Per Borghi, o Giorgia Meloni “licenzia il ministro che ha perso completamente il controllo del ministero che dovrebbe guidare”, oppure "fa finta di nulla, si mette a fare spallucce e spera che passi anche questa nottata.”