18 May, 2026 - 08:45

USA su Taiwan, il sostegno americano in bilico dopo la visita di Trump in Cina?

USA su Taiwan, il sostegno americano in bilico dopo la visita di Trump in Cina?

Durante il viaggio di Donald Trump, in Cina, la questione di Taiwan è tornata al centro del confronto diplomatico tra Washington e Pechino. Il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito sui rischi di un’eventuale escalation, mentre dagli Stati Uniti non è arrivata una risposta chiara e immediata sulla linea che verrà adottata nei confronti di Taiwan. Il vertice ha così riportato al centro del dibattito internazionale il delicato equilibrio nello Stretto di Taiwan.

USA e Taiwan, il futuro del sostegno militare dopo il vertice Trump‑Xi

Durante il viaggio di due giorni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump in Cina, il presidente cinese Xi Jinping ha lanciato un avvertimento, sottolineando l’importanza della questione di Taiwan per Pechino.

Il leader cinese ha affermato, il 14 maggio, che:

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Se gestita correttamente, la relazione bilaterale godrà di una stabilità complessiva. Altrimenti, i due Paesi avranno scontri e persino conflitti, mettendo a grave rischio l'intera relazione.

Alla fine di due giorni di intensa diplomazia, non vi è stata una risposta chiara e immediata sulla linea che Trump intenderà adottare su Taiwan.

In un'intervista a Fox News, dopo gli incontri bilaterali con Xi, il leader statunitense ha ribadito che la politica di Washington su Taiwan non è cambiata. Trump ha, inoltre, evidenziato di non voler entrare in conflitto.

"Sapete, dovremmo percorrere 9.500 miglia (15.289 km) per combattere una guerra. Non è quello che cerco. Voglio che si calmino. Voglio che la Cina si calmi", ha dichiarato Trump.

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Non cerchiamo guerre. Se le cose rimanessero come sono, credo che la Cina non avrebbe problemi. Ma non vogliamo che qualcuno dica: Diventiamo indipendenti perché gli Stati Uniti ci appoggiano.

Trump ha affermato di non aver ancora deciso se approvare una vendita di armi a Taiwan del valore di 14 miliardi di dollari. Questa indecisione crea incertezza sul sostegno degli Stati Uniti a Taiwan, che è un’isola autogovernata ma rivendicata dalla Cina, la quale ha dichiarato di volerla portare sotto il proprio controllo. In passato Pechino non ha escluso di riprendere il controllo di Taiwan con la forza, se necessario.

La reazione di Taiwan 

Il ministero degli Affari Esteri di Taiwan ha reagito, il 16 maggio, alle dichiarazioni di Donald Trump, chiedendo pubblicamente che la vendita di armi venga confermata. Taipei ha inoltre definito la Cina “l’unico fattore destabilizzante” nell’area indo-pacifica.

La portavoce presidenziale Karen Kuo ha affermato, sempre il 16 maggio, che è “ovvio” che Taiwan sia uno stato sovrano, indipendente e democratico. Ha, inoltre, precisato che Taiwan intende mantenere lo status quo nei rapporti con la Cina, cioè non proclamare l’indipendenza formale né procedere verso una riunificazione con la Cina.

"La nostra nazione è grata al presidente Trump per il suo costante sostegno alla sicurezza nello Stretto di Taiwan sin dal suo primo mandato", ha dichiarato la portavoce presidenziale di Taiwan.

La posizione degli Stati Uniti

Washington da decenni sostiene Taiwan attraverso l’assistenza militare. Tuttavia, bilancia questo impegno con il mantenimento di una relazione diplomatica con la Cina. La posizione ufficiale degli Stati Uniti è che Washington non appoggia le rivendicazioni di indipendenza di Taiwan. Gli Stati Uniti non hanno, inoltre, relazioni diplomatiche ufficiali con Taiwan ma continuano comunque a mantenere rapporti importanti a livello non ufficiale.

L'assistenza militare

Taipei è in attesa da diversi mesi del via libera del presidente americano ad una nuova fornitura di armi dal valore di 14 miliardi di dollari. Tra gli equipaggiamenti previsti ci sarebbero sistemi di difesa aerea e missili avanzati. La vendita di armi all’isola trova anche un sostegno bipartisan. Nel 2025, Trump ha autorizzato una vendita di armamenti a Taiwan per circa 11 miliardi di dollari.

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