Sono ora sei le persone indagate per l'omicidio del 35enne Sako Bakari a Taranto. La polizia ha fermato un 22enne, che si aggiunge ai cinque giovani già arrestati, un 20enne e quattro minorenni.
L'uomo, originario del Mali, è stato aggredito e ucciso all'alba del 9 maggio mentre si recava al lavoro: era un bracciante agricolo. Secondo quanto emerso, avrebbe provato a rifugiarsi in un bar, ma il proprietario l'avrebbe fatto uscire, senza avvertire le forze dell'ordine.
Il sesto giovane fermato per l'omicidio ha 22 anni: è quindi il secondo maggiorenne del gruppo. Secondo quanto emerso, sarebbe residente nella Città Vecchia. Il provvedimento di fermo è stato eseguito dai poliziotti della Squadra mobile, su disposizione della procuratrice Eugenia Pontassuglia e della sostituta Paola Ranieri.
Già nei precedenti decreti di fermo c'era il riferimento a un sesto individuo, seduto ai tavolini del bar, accusato di aver colpito la vittima con un pugno durante il brutale pestaggio.
Oggi, giovedì 14 maggio, iniziano gli interrogatori. Le indagini, che sono coordinate sia dalla Procura di Taranto che da quella dei minorenni e delegate alla Polizia di Stato, si stanno concentrando sui ruoli di ciascuno dei componenti del branco e dei partecipanti all'aggressione, nelle varie fasi in cui è stata condotta: dalla caccia all'uomo fino all'accerchiamento e al drammatico epilogo. Il reato contestato è di omicidio, con l'aggravante dei futili motivi.
Secondo quanto ricostruito, Bakari Sako, che aveva recentemente trovato lavoro come bracciante, era in bici quando è stato preso di mira dalla baby gang. Erano circa le 5:20 del mattino. Poco prima quegli stessi giovani avevano avvicinato un altro migrante, tagliandogli la strada con lo scooter e insultandolo.
Il 35enne ha cercato di fuggire rifugiandosi in un bar, ma gli è stato intimato di uscire. Così, all'esterno, è stato aggredito con una violenza inaudita, fino a essere ucciso con tre coltellate all'addome: un 15enne avrebbe ammesso di aver sferrato i colpi ritenuti mortali.
Le indagini si sono avvalse dei filmati estrapolati dalle telecamere dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona e delle dichiarazioni di persone informate sui fatti.
La vicenda ha profondamente scosso e indignato la comunità. L'associazione di promozione sociale Babele di Grottaglie, da sempre in prima linea nella tutela dei migranti, ha deciso di lanciare una raccolta fondi per il rimpatrio della salma di Bakari in Mali e per la sua famiglia.
"Per evidenti questioni di trasparenza e gestione chiediamo che le donazioni siano effettuate esclusivamente tramite bonifico bancario", spiegano dall'associazione. "Il risultato della raccolta fondi sarà reso pubblico e verificato da una commissione composta dai promotori dell'iniziativa del presidio che si terrà giovedì 14 maggio".
L'appuntamento è alle 17:30 in piazza Fontana: il sit-in è stato organizzato per "ribadire insieme che nessuna vita è invisibile e che la violenza, il razzismo, l’odio e l’indifferenza non possono avere l’ultima parola".
Sako Bakari era un lavoratore onesto, arrivato in Italia alla ricerca di un futuro migliore, per sé e per la sua famiglia: secondo gli investigatori, sarebbe stato aggredito e ucciso senza un motivo preciso.