11 May, 2026 - 22:28

Chi era Bakari Sako, il 35enne ucciso a Taranto da una baby gang: stava andando a lavorare nei campi

Chi era Bakari Sako, il 35enne ucciso a Taranto da una baby gang: stava andando a lavorare nei campi

Si stava recando al lavoro, come faceva ogni giorno. Da qualche tempo lavorava in campagna come bracciante agricolo. Bakari Sako aveva 35 anni ed era originario del Mali: sarebbe stato aggredito mortalmente da una baby gang all'alba di sabato 9 maggio 2026 a Taranto. Il suo corpo è stato trovato in piazza Fontana, in una zona centrale della città.

Sull'omicidio sta indagando la Squadra Mobile: ma intanto la comunità è sconvolta per un delitto tanto efferato ai danni di una persona definita tranquilla, che lavorava per mantenere la sua famiglia.

Chi era Bakari Sako, ucciso a Taranto da una baby gang

Bakari Sako era arrivato a Taranto nel 2022 per raggiungere il fratello: viveva in Italia con regolare permesso di soggiorno e non aveva precedenti. Era ben inserito nella comunità degli immigrati. Dopo aver lavorato come cameriere, di recente aveva perso il lavoro e quindi si recava nei campi, in attesa di un'occupazione più stabile. Solitamente parcheggiava la sua bicicletta in stazione, per prendere il treno e raggiungere Massafra.

Secondo quanto ricostruito, è stato colpito al petto, forse con un cacciavite: per lui non c'è stato scampo. Si è accasciato al suolo mentre i suoi aggressori, cinque ragazzi giovanissimi, sono fuggiti via.

Bakari Sako aveva una famiglia e una moglie incinta in Mali: suo figlio non conoscerà mai suo padre. A Taranto, dopo la tragedia, è arrivato il fratello, che nel frattempo si era trasferito in Spagna. Increduli e sconvolti gli amici.

Le indagini: fermati cinque giovanissimi per l'omicidio

Cinque giovani incensurati sono stati fermati oggi, 11 maggio 2026, per la morte di Bakari Sako, come annunciato dal Tg1. Quattro hanno tra i 15 e i 17 anni, mentre il quinto è un 19enne. 

Gli agenti della Squadra Mobile sono riusciti a risalire alla loro identità grazie alle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Per tutti l'accusa è di omicidio aggravato dai futili motivi.

Il Tg1 ha inoltre mostrato un video, registrato alle 5:20 del mattino, in cui si vede la vittima in sella alla sua bici nella zona della città vecchia prima della brutale aggressione. Sako sarebbe stato accerchiato e aggredito con pugni, calci e forse anche con un coltello, la presunta arma del delitto che non è ancora stata ritrovata.

A sferrare i colpi mortali nella zona toracica e addominale del bracciante sarebbe stato uno dei quattro minorenni, che compirà 16 anni tra qualche giorno.

La Cgil: "Un altro lavoratore morto sul lavoro"

La vicenda ha profondamente scosso i cittadini e le istituzioni: il 35enne sarebbe stato aggredito senza motivo, dopo un banale diverbio. 

Il segretario generale della Cgil di Taranto, Giovanni D’Arcangelo, è intervenuto sulla vicenda evidenziando che l'agguato in cui è morto Bakari Sako

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è la terra emersa di un disagio più profondo, di un fenomeno crescente di disagio giovanile e non solo che noi abbiamo documentato con il continuo assalto agli autobus di trasporto pubblico, con l’aggressione al personale sanitario, con le botte agli operatori del 118, con i piani sociali di zona che vanno affrontati come strumento utile e necessario.

Secondo D'Arcangelo, il 35enne "è un altro lavoratore morto sul lavoro", ma stavolta per una responsabilità "collettiva rispetto ad un territorio che diventa sempre più fragile e insicuro", ha aggiunto.

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Tutto malgrado gli appelli, gli allarmi, e mentre si continua a sottostimare un fattore molto più rischioso dell’emigrazione, ovvero il disagio sociale, l’abbandono delle periferie, la fragilità di un tessuto urbano che ormai scricchiola sotto i colpi inferti dalla crisi, dalla disoccupazione e dalla povertà

ha sottolineato.

 

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