Sul caso Garlasco si scoprirà mai la verità? Il sondaggio che svela la fiducia degli italiani nello Stato
"A un certo punto bisognerebbe avere il coraggio di arrendersi": era lo scorso autunno quando il ministro della Giustizia Carlo Nordio si esprimeva con queste parole sul caso Garlasco.
Fa parte della natura umana occuparsi, a volte anche in modo morboso, di certi delitti, soprattutto quando hanno dei precisi connotati (...). Qui, senza entrare nel merito, il cittadino assiste a un paradosso: ci sono delle inchieste parallele. Una si è conclusa anni fa e una persona ha subito degli anni di carcere. Poi ne è subentrata un'altra adesso che va in direzione completamente opposta... Allora: o era sbagliata la prima, e allora ci troviamo di fronte a una persona che ha subito una condanna di dieci anni e quel che resta ingiusta, oppure è sbagliata questa e ci troviamo di fronte a un'altra persona, anzi, a una serie di persone che subiscono spese enormi dal punto di vista legale, delle consulenze, della delegittimazione mediatica... Oppure, ancora, sono sbagliate tutte e due (le inchieste, ndr), allora peggio mi sento perché c'è un terzo colpevole che rimane ignoto
Preoccupato di non interferire con l'attività della magistratura e, più in generale, di tutelare le istituzioni, il Guardasigilli andò subito a specificare:
Tutto questo non è responsabilità di nessuno perché ci sono processi che vanno avanti per decenni perché la verità non si è mai trovata. Però, a un certo punto, bisognerebbe avere il coraggio di arrendersi e di dire: Signori, il tempo non è solo padre di verità ma anche padre di oblio. È difficilissimo dopo dieci, venti, trent'anni, ricostruire una verità giudiziaria. Lasciamola agli storici o agli altri. Dal punto di vista giuridico, ricostruire fatti così risalenti nel tempo, soprattutto quando coinvolgono tracce tecniche come il dna, tracce ematiche o tracce organiche, lo dico da ex Pubblico Ministero, non è una cosa facile
Il punto messo in evidenza da Nordio, però, qual è stato?
L'azione penale è obbligatoria. I Pubblici ministeri che stanno seguendo questa seconda inchiesta io li conosco, sono persone serissime. E quindi: se sorgono dei dubbi sulla colpevolezza del primo imputato perché magari è colpevole questo secondo o magari perché è colpevole un terzo che non conosciamo, eh beh! Allora è giusto indagare, quantomeno per risarcire quel poveretto che si è fatto tanti anni di galera...
Fin qui Nordio, che all'epoca fu subissato di critiche.
Oggi, Alessandra Ghisleri, su La Stampa di Torino, l'ha analizzato con un sondaggio incentrato su questa domanda.
Secondo lei, sul caso Garlasco si scoprirà mai la verità?
La verità su Garlasco: gli italiani credono ancora nello Stato?
Qualcuno potrebbe dire che la domanda di Alessandra Ghisleri al campione degli italiani che ha coinvolto per sapere l'aria che tira nel Paese sul caso Garlasco e la conseguente fiducia nelle istituzioni sia la domanda delle cento pistole.
Su Garlasco, sull'omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007, la sondaggista ha rilevato "non solo curiosità". Bensì "un bisogno di mettere un punto, un bisogno di ordine, di senso".
E non solo:
Forse il punto più scomodo è un altro: l'idea che una verità assoluta possa non essere mai raggiunta non riguarda solo Garlasco. È una crepa più profonda, che tocca la fiducia nelle istituzioni, nella giustizia, nella capacità dello Stato di dare risposte definitive
E quindi: quasi rispondendo alle parole di Nordio, Ghisleri l'ha messa così:
Accettare l'incertezza è difficile, soprattutto quando riguarda fatti tragici
Come dire: il caso Garlasco può essere visto anche come un test della fiducia che i cittadini serbono nello Stato, nella loro voglia di avere una verità.
Garlasco è (anche) una questione di credibilità delle nostre istituzioni.
Fatto sta che, numeri alla mano, sono una minoranza gli italiani che credono che alla fine si scoprirà ciò che davvero è successo il 13 agosto 2007.
Stando al sondaggio di Alessandra Ghisleri, solo il 21,2% degli italiani crede che si arriverà alla verità. La maggior parte, il 53,3%, la pensa un po' come Nordio: meglio arrendersi perché la verità non verrà mai a galla. Il 25,6%, invece, non si esprime.
Perché il caso Garlasco è rivelatore del rapporto degli italiani con lo Stato
Alessandra Ghisleri ha anche cercato di chiarire il motivo per cui il caso Garlasco stia lì quasi a scoperchiare il vaso di Pandora sul tipo di legame che c'è tra gli italiani e le istituzioni repubblicane.
Meno di due mesi fa, un referendum ha svelato che la maggioranza di loro la pensa come una buona parte della magistratura che non ha voluto riformarsi.
Poi, però, alla prova dei fatti, alla prova Garlasco, la maggioranza degli italiani non ha fiducia che la magistratura possa arrivare alla verità.
Si tratta di un cortocircuito? Sempre Ghisleri ha scritto:
Accettare l'incertezza è difficile, soprattutto quando riguarda fatti tragici. Eppure, è proprio in questa tensione irrisolta che si misura la maturità di una società. Continuare a interrogarsi è legittimo. Pretendere chiarezza è doveroso. Tuttavia, occorre anche riconoscere che non tutte le storie si chiudono con una verità condivisa. Alcune restano aperte, sospese tra ciò che sappiamo e ciò che continueremo a cercare
La domanda, allora, è (pure) un'altra: la democrazia si nutre anche così?