L'obiettivo dichiarato era quello di ricucire lo strappo nelle relazioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti dopo le tensioni delle ultime settimane.
L'incontro di "cortesia" a Palazzo Chigi tra il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, e la premier italiana, Giorgia Meloni è durato più di un'ora e mezza, ben oltre i tempi previsti.
Davanti ad un caffè e dei pasticcini - simbolo dell'ospitalità made in Italy - i due interlocutori hanno affrontato diversi dossier chiarendo le posizioni dei rispettivi governi.
Nel corso del colloquio si è parlato naturalmente del dossier iraniano e della questione della chiusura dello Stretto di Hormuz che sta pesando in maniera determinante sull'economia occidentale.
Non si sarebbe, invece, parlato del futuro delle basi Nato in Italia, dopo le recenti minacce del presidente americano, Donald Trump, di ridimensionare la presenza statunitense.
In un post pubblicato sui suoi canali social al termine dell'incontro, la presidente del Consiglio ha sottolineato la necessità che le divergenze non compromettano la compattezza dell'Occidente in un momento delicato per gli equilibri internazionali come quello attuale.
Ecco, allora, cosa si sono detti Marco Rubio e Giorgia Meloni nel vertice di ieri - venerdì 8 maggio - a Roma.
Il dossier iraniano e la sicurezza dello Stretto di Hormuz sono stati al centro del faccia a faccia con il capo della diplomazia americana. Il governo non aveva gradito le recenti accuse di Trump che aveva contestato all'Italia uno scarso impegno nella gestione della crisi.
La presidente del Consiglio, secondo quanto emerso, avrebbe ribadito la posizione italiana sulla questione dello stretto di Hormuz, ovvero: Roma è disponibile a fare la sua parte per garantire la sicurezza della navigazione e alle operazioni di sminamento nello stretto, ma solo previa autorizzazione parlamentare e solo all'interno della cornice delle Nazioni Unite.
Posizione ribadita, in serata, dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani reduce anche lui da un vertice con Rubio:
Ha detto durante la trasmissione Cinque minuti, su Raiuno.
Secondo fonti italiane, Rubio avrebbe aggiornato Meloni sugli sviluppi delle trattative con Teheran e sui progressi diplomatici legati alla crisi.
Il segretario Usa ha definito la riapertura di Hormuz una priorità assoluta, ma ha anche chiarito che non è ancora possibile prevedere con certezza i tempi per un ritorno alla normalità della situazione.
Il messaggio politico della premier, infine, è stato sintetizzato anche nel post pubblicato sui social al termine dell’incontro, dove Meloni ha parlato di un “dialogo franco” tra alleati che difendono i propri interessi nazionali ma che riconoscono “quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente”.
Un passaggio che rappresenta probabilmente il fulcro politico dell’intero vertice.
Ho ricevuto oggi con piacere il Segretario di Stato americano Marco Rubio a Palazzo Chigi. Abbiamo avuto un ampio e costruttivo confronto, durante il quale abbiamo affrontato numerose questioni, dai rapporti bilaterali tra Italia e Stati Uniti fino alle principali questioni… pic.twitter.com/FgrT8C36cd
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) May 8, 2026
Nel corso del confronto si sono affrontati anche i dossier paralleli tra cui l'Ucraina e il futuro della missione Unifil in Libano, di cui l'Italia rappresenta un asse portante e che è considerata strategica sia per Roma che per Washington.
Il segretario di Stato americano ha riconosciuto al nostro Paese una particolare capacità di dialogo con tutte le parti coinvolte, sottolineando il peso diplomatico dell'Italia nell'area.
Si è poi parlato della necessità di stabilizzazione politica della Libia per la sicurezza regionale, ma anche del Venezuela.
Marco Rubio ha chiarito che si tratta di una decisione che spetta esclusivamente al presidente americano, ribadendo tuttavia il proprio sostegno alla Nato, ma evidenziando la necessità di una revisione a seguito degli sviluppi più recenti.
Ha dichiarato al termine del vertice.
Il vertice romano tra Meloni e Rubio si è chiuso con un dato politico chiaro: Italia e Stati Uniti restano alleati, ma il rapporto attraversa una fase più complessa rispetto al recente passato.
La visita di Rubio, inizialmente definita "di cortesia", si è trasformata in un tentativo di ricucire un rapporto messo sotto pressione dalle dichiarazioni di Trump contro Meloni prima, e contro l'Italia poi.
Washington ha ribadito l’importanza strategica dei rapporti con l’Italia, mentre la premier ha voluto riaffermare l'affidabilità di Roma come interlocutore, ma anche la sua autonomia:
Ha dichiarato Meloni intervenendo nel pomeriggio alla Triennale di Milano.