30 Apr, 2026 - 17:00

Patto di Stabilità, il governo pronto a chiedere la sospensione: Camera e Senato approvano la risoluzione 

Patto di Stabilità, il governo pronto a chiedere la sospensione: Camera e Senato approvano la risoluzione 

Il governo presenterà la richiesta di deroga al Patto di Stabilità all'Unione Europea per far fronte alla crisi economica ed energetica causata dal conflitto nel Golfo Persico tra Iran, Stati Uniti e Israele.

L'impegno è stato inserito in extremis nella risoluzione di maggioranza sul Documento di Finanza Pubblica arrivato oggi in Senato per l'approvazione. L'impegno, contenuto al primo punto del documento, è l'atto finale di una sintesi tra le differenti posizioni nel centrodestra.

Soddisfatta la Lega che da giorni chiedeva al governo di fare pressione su Bruxelles per "allargare" le maglie dei vincoli di bilancio europei alla luce della difficile congiuntura economica attuale. 

Patto di Stabilità, sì all'attivazione delle clausole di salvaguardia

La risoluzione di maggioranza sul Dpf (condivisa da tutti i partiti di governo) è stata approvata questa mattina - giovedì 30 aprile - dall'Aula di Palazzo Madama. Presente per il governo solo il Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. 

All'interno del documento è stato inserito in extremis anche l'impegno da parte del Governo a presentare all'Unione Europea la richiesta di deroga straordinaria al Patto di Stabilità.

Nel punto uno della risoluzione, infatti, si impegna il Governo a "rispettare il percorso di spesa netta programmatica indicato nel Piano e previsto nelle raccomandazioni del Consiglio del gennaio 2025, attivando interlocuzioni presso l'Unione Europea volte al riconoscimento dell'eccezionalità della situazione in vista di una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia, nell’ottica di intraprendere ogni più opportuna azione per tutelare le necessità del tessuto economico nazionale ed europeo''. 

Dopo settimane e giorni di affilate discussioni tra gli alleati di governo alla fine la richiesta è stata messa nero su bianco.

Nella versione 'aggiornata' del documento si specifica il contesto in cui viene avanzata la richiesta, ovvero, ''gli eventi bellici sviluppatisi a partire dal 28 febbraio scorso (attacco degli Usa e di Israele all'Iran, ndr) hanno determinato una situazione economica caratterizzata da un rilevante impatto asimmetrico sui costi energetici, in conseguenza di fattori chiaramente al di fuori del controllo degli Stati dell'Unione, suscettibili di motivare il ricorso alle clausole di salvaguardia previste dal nuovo assetto della governance economica''.

Le tensioni in maggioranza e poi il via libera alla risoluzione sul Dfp

Soddisfatta la Lega con il senatore Claudio Borghi.

virgolette
Sono molto contento che in questa risoluzione sia stata recepita in modo esplicito la questione che poneva la Lega. Abbiamo bisogno di non far fallire le nostre imprese, abbiamo bisogno di non far andare i prezzi della vita dei nostri cittadini in modo senza senso e senza utilità. L'esigenza di avere una economia che funziona è altrettanto importante di quella di avere una spesa per la difesa''.

Ha dichiarato durante il suo intervento a Palazzo Madama.

Meno entusiasta Forza Italia, che tra i partiti di maggioranza, è quello che ha mantenuto una posizione più prudente rispetto all'ipotesi di un braccio di ferro con l'Ue.

virgolette
L'esperienza insegna, la violazione dei vincoli europei sui bilanci nazionali è stata già compiuta nel 2018, il debito è aumentato di 23 miliardi, lo spread è arrivato a 300, mutui e investimenti più cari e il governo di allora tornò sui propri passi con una correzione dei conti. 

Ha detto in aula alla Camera Maurizio Cascasco, di Forza Italia.

virgolette
In una situazione difficile come quella attuale la politica ha l'obbligo di cercare soluzioni, ma fughe in avanti non se ne possono fare e qualsiasi scelta deve essere fatta nel contesto comunitario.

La risoluzione di maggioranza sul Documento di Finanza Pubblica è stata approvata da entrambe le Camere.

In mattinata il primo via libera a Montecitorio ccon 180 sì e 97 no e nel primo pomeriggio al Senato con 96 sì e 60 voti contrari. Respinte invece le altre due mozioni presentate: quella unitaria di minoranza e quella di Azione a cui il governo aveva dato parere contrario.

 

LEGGI ANCHE