Per anni i fan hanno sperato di rivedere la principessa dai capelli magici sul grande schermo. E invece no: "Rapunzel - L'intreccio della torre" non avrà un vero sequel. O meglio: "Rapunzel 2" è esistito, almeno sulla carta, ma è stato definitivamente accantonato.
A rivelarlo è stato il co-regista originale Nathan Greno, che ha confermato come il progetto fosse stato discusso a lungo negli anni successivi al successo del primo film - capace di incassare oltre 590 milioni di dollari nel mondo - senza però mai trovare una direzione convincente.
Una notizia che ha deluso molti, ma che racconta anche qualcosa di più profondo: non tutte le storie hanno bisogno di un seguito. E nel caso di "Rapunzel", il problema è stato proprio questo.
Dietro la cancellazione di "Rapunzel 2" non ci sono problemi produttivi o economici. Al contrario, il primo film è stato un enorme successo e il pubblico era pronto ad accogliere un nuovo capitolo.
Il vero ostacolo? La storia.
Secondo Nathan Greno, il team creativo ha passato ore - addirittura intere sessioni di brainstorming - cercando un’idea che potesse giustificare un sequel. Senza successo. Il regista ha spiegato il problema con un paragone illuminante: una volta che una storia ha raggiunto la sua conclusione naturale, è difficile trovare qualcosa di altrettanto significativo da raccontare.
Un concetto che richiama altri classici Disney: cosa succede dopo che Pinocchio diventa un bambino vero? O dopo che la Bestia de "La Bella e la Bestia" torna umano? La risposta, spesso, è: non molto - e allo stesso tempo, qualunque cosa.
"Rapunzel", nel film del 2010, completa il suo arco narrativo: scopre la verità su se stessa, si libera dalla prigionia, trova l’amore e una nuova identità. Un finale chiuso, soddisfacente, difficile da espandere senza rischiare di indebolirlo.
E così, nonostante l’impegno e il desiderio di proseguire, la conclusione è stata inevitabile: nessuna idea era "abbastanza buona" da trasformarsi in un film.
Questo non significa che non ci siano stati tentativi. Anzi, il contrario.
Il team originale si è riunito più volte per sviluppare possibili direzioni narrative. Ma ogni proposta sembrava forzata o poco significativa. Il problema principale era trovare un conflitto all’altezza del primo film, capace di giustificare il ritorno dei personaggi.
Senza una minaccia credibile o un’evoluzione autentica, il rischio era quello di realizzare un sequel puramente commerciale, privo di anima e contenuto. Una scelta che la The Walt Disney Company ha deciso di evitare.
Al posto di un lungometraggio, i creatori hanno optato per un formato più contenuto: il cortometraggio "Rapunzel e le Incredibili Nozze", che racconta il matrimonio tra Rapunzel ed Eugene (Flynn Rider). Un epilogo leggero e naturale, pensato per soddisfare i fan senza forzare la storia.
Negli anni successivi, il franchise è comunque cresciuto attraverso altri progetti: serie animate, speciali TV e contenuti su piattaforma. Segno che il mondo di "Rapunzel" continua a essere amato, anche senza un vero sequel cinematografico.
Se "Rapunzel 2" è ormai un capitolo chiuso, il futuro del personaggio è tutt’altro che fermo. Disney sta infatti puntando su una strada ormai consolidata: il remake live-action.
Il nuovo film vedrà Teagan Croft nei panni di Rapunzel e Milo Manheim in quelli di Flynn Rider, mentre la villain Madre Gothel sarà interpretata da Kathryn Hahn. Alla regia ci sarà Michael Gracey, già noto per "The Greatest Showman".
Un progetto ambizioso, ma anche rischioso. I remake live-action Disney hanno spesso diviso il pubblico: alcuni grandi successi, ma anche flop e polemiche, come nel caso recente di "Biancaneve".
La domanda è inevitabile: "Rapunzel" ha davvero bisogno di un remake? O rischia di essere l’ennesima operazione nostalgia? Secondo Greno, il cuore della questione resta sempre lo stesso: la forza di una storia originale. Ed è proprio qui che si gioca il futuro del franchise.
In definitiva, la cancellazione di "Rapunzel 2" non è solo una delusione, ma anche una scelta creativa coraggiosa. In un’epoca dominata da sequel e franchise, rinunciare a un seguito per mancanza di una buona storia è quasi rivoluzionario.
E forse è proprio questo il vero lieto fine: lasciare intatta la magia di una delle fiabe moderne più amate, senza rischiare di rovinarla.