22 Apr, 2026 - 18:54

Crisi in Medio Oriente, 34 impianti gravemente danneggiati nel Golfo: rischio lenta ripresa della produzione

Crisi in Medio Oriente, 34 impianti gravemente danneggiati nel Golfo: rischio lenta ripresa della produzione

La crisi in Medio Oriente continua a pesare sul sistema energetico globale. La chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni diffusi alle infrastrutture petrolifere e del gas hanno ridotto sensibilmente la produzione, alimentando timori di un impatto duraturo sui mercati internazionali e sulla crescita economica mondiale.

Crisi in Medio Oriente, l'impatto sull'energia globale

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha provocato una crisi in Medio Oriente e ha portato ad una forte perturbazione del mercato energetico.

Dopo i primi attacchi israelo-americani contro l’Iran del 28 febbraio, Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, una rotta commerciale fondamentale per il transito dell’energia e per la sicurezza alimentare. L’Iran ha inoltre lanciato attacchi contro diversi paesi del Medio Oriente e del Golfo.

Danni alle infrastrutture energetiche

Il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), Fatih Birol, ha affermato all'Agenzia Anadolu che diverse infrastrutture sono state colpite in tutta la regione: circa 84 impianti energetici hanno subito danni e 34 hanno riportato danni gravi o molto gravi.

Tra le strutture colpite ci sono impianti energetici fondamentali, come giacimenti di petrolio e gas, raffinerie e terminali di gas naturale liquefatto. Questi danni riguardano diversi paesi della regione: Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Iraq e Qatar.

Secondo quanto riportato, la crisi ha provocato una riduzione della produzione di petrolio pari a 13 milioni di barili al giorno. Si tratta di una quota importante del fabbisogno globale, che supera i 100 milioni di barili al giorno.

L’impatto economico e le previsioni di ripresa

Secondo Birol, la ripresa potrebbe essere lenta: per tornare ai livelli prebellici potrebbero servire almeno due anni, e in alcuni casi anche di più, a seconda dei singoli impianti.

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Anche se venisse riaperto immediatamente in modo sicuro e convincente, sarebbe comunque eccessivamente ottimistico aspettarsi che le forniture di petrolio e gas naturale tornino ai livelli prebellici: potrebbero volerci almeno due anni prima che la produzione in questi impianti torni ai livelli normali, o anche di più per alcuni impianti.

Il capo dell’AIE aveva precedentemente lanciato un allarme, affermando che la crisi in corso in Medio Oriente ha avuto un impatto economico globale più grave rispetto ai due shock petroliferi degli anni ’70 e agli effetti della guerra tra Russia e Ucraina sui mercati del gas.

Sebbene i paesi reagiscano in modo diverso, gli effetti degli sviluppi in Medio Oriente hanno avuto un impatto internazionale.

Recentemente, il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica globale.

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