Il Fondo Monetario Internazionale rivede al ribasso le stime sulla crescita globale per il 2026, segnalando un rallentamento legato alle tensioni geopolitiche e al caro energia. Nonostante il recente cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, l’incertezza resta elevata e i rischi per l’economia mondiale rimangono orientati al ribasso.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita economica globale. La riduzione delle stime è arrivata in un contesto di aumento dei costi dell’energia, legato alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Il 14 aprile il FMI ha annunciato di prevedere una crescita dell’economia globale del 3,1 per cento nel 2026. Si tratta di un calo rispetto alla previsione precedente del 3,3 per cento, elaborata prima degli attacchi israelo-americani del 28 febbraio contro l’Iran. In seguito agli attacchi, Teheran ha reagito chiudendo lo Stretto di Hormuz e ha lanciato rappresaglie contro diversi paesi del Medio Oriente e del Golfo. Le nuove prospettive annunciate dal Fondo Monetario Internazionale sono arrivate dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran dell’8 aprile.
Le previsioni annunciate indicano anche un rallentamento rispetto al 2025, quando l’economia era cresciuta del 3,4 per cento.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) rimane prudente sulle prospettive future. Anche se è in corso un cessate il fuoco, la situazione è ancora incerta e ci sono alti rischi che le condizioni possano peggiorare.
Secondo il World Economic Outlook del FMI, pubblicato il 14 aprile, alcuni paesi e alcune regioni verranno colpiti maggiormente.
Le prospettive economiche per l’eurozona scendono dall’1,4 per cento del 2025 all’1,1 per cento per l’anno in corso.
Il FMI ha inoltre abbassato le sue previsioni di crescita per gli Stati Uniti nel 2026 di 0,1 punti percentuali, portandole al 2,3 per cento.
Si prevede invece una tendenza diversa in Russia: la crescita dell’economia russa arriverebbe all’1,1 per cento. Il motivo principale di queste entrate più alte è il prezzo elevato del petrolio che rende più redditizie le vendite all’estero.
Le aspettative di inflazione globale sono invece cresciute fino al 4,4 per cento, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto alle previsioni di gennaio.
Se l’instabilità nel settore energetico continuasse fino al 2027, il Fondo Monetario Internazionale prevede uno scenario negativo. In questo caso, la crescita economica globale potrebbe scendere fino al 2 per cento e le banche centrali sarebbero costrette a mantenere i tassi di interesse elevati per contrastare un’inflazione che continua a restare alta.