L'Eurostat ha reso noto il dato sul deficiti/Pil italiano che si attesta al 3,1% per il 2025. Un dato che se da un lato mette in evidenza gli sforzi fatti dal governo per risanare i conti pubblici (nel 2024 era al 3,4%) dall'altro accende lo scontro politico con il centrosinistra che addita il risultato come un fallimento delle politiche economiche di Palazzo Chigi e del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.
Il mancato raggiungimento della soglia del 3% – obiettivo dichiarato dal governo – impedisce all’Italia di uscire dalla procedura d’infrazione europea, con ricadute sostanziali sulla capacità di manovra economica.
Nel centrosinistra il dato economico viene commentato secondo un unico paradigma: la mancata uscita dalla procedura di infrazione Ue rappresenta un fallimento del governo Meloni.
Le opposizioni parlando di errori strutturali e di una gestione economica incapace di sostenere la crescita.
L'ex ministro dello Sviluppo Economico del governo Conte I Stefano Patuanelli (M5S) sottolinea come l’esecutivo abbia puntato esclusivamente sugli indicatori numerici senza intervenire sulla crescita:
Sulla stessa linea Enrico Borghi di Italia Viva, che definisce il risultato un “autogol”:
Critiche molto dure arrivano anche dal Partito Democratico con Chiara Braga:
Anche Matteo Renzi attacca frontalmente:
Infine, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni evidenziano le conseguenze politiche:
Di segno opposto la lettura della maggioranza, che difende il percorso di risanamento dei conti pubblici e accusa le opposizioni di strumentalizzare il dato. Il senatore di Forza Italia Dario Damiani attacca:
Per Maurizio Lupi di Noi Moderati "i dati Eurostat e la conferma del rapporto deficit/pil italiano al 3,1% non devono essere un alibi, anzi, rappresentano un ulteriore valido motivo per prendere le necessarie contromisure rispetto alle conseguenze della guerra nello Stretto di Hormuz sull’economia mondiale. Rivedere il Patto di Stabilità è fondamentale per famiglie e imprese, in Italia come in Europa."
Il confronto resta quindi acceso: per l’opposizione il 3,1% certifica un fallimento politico ed economico, mentre per la maggioranza rappresenta un passo avanti, seppur incompleto, in un percorso di risanamento. Uno scontro che si preannuncia centrale anche nei prossimi mesi, soprattutto in vista delle future scelte di politica economica.