Spetterà al Tribunale per i Minorenni delle Marche decidere se disporre nuovi accertamenti sulla morte di Leonardo Calcina, il 15enne originario di Senigallia che nel 2024 si tolse la vita con la pistola d'ordinanza del padre, di professione vigile urbano. In alternativa, il caso potrebbe essere archiviato. Sarebbe la seconda volta dopo che, ad ottobre scorso, i familiari del giovane avevano scoperto casualmente la precedente archiviazione del fascicolo per istigazione al suicidio, mai notificata alle parti offese, presentando un reclamo e ottenendo la riapertura del procedimento.
Nella giornata di oggi, 15 aprile 2026, si è tenuta una nuova udienza. In aula, l'avvocata Pia Perricci, che assiste i genitori del 15enne, è tornata sulle criticità di cui aveva già parlato nei mesi scorsi, "evidenziando che a [loro parere] le indagini della Procura sono state molto frammentarie".
"Non c'è stata una lettura unitaria degli atti - ha poi spiegato il legale a Tag24 - È come se si fossero letti solo determinati capitoli di un libro e si sia cercato poi di trarre delle conclusioni, senza aver capito tutta la storia". Diversi gli elementi che, secondo loro, sarebbero stati tralasciati.
Fra tutti, i cellulari dei ragazzi inizialmente iscritti nel registro degli indagati del fascicolo per istigazione al suicidio: due ragazzi e una ragazza che frequentavano la stessa classe di Leonardo all'Istituto alberghiero Panzini di Senigallia.
"Abbiamo chiesto che i dispositivi vengano sequestrati e che si proceda poi con l'analisi forense di tutti i contenuti. Ma anche l'autopsia psicologica e il confronto della voce di un messaggio Whatsapp che conteneva offese al giovane, per capire non solo chi sia l'autore, ma anche quante persone lo abbiano ricevuto e fatto circolare".
"Le alternative sono due - spiega l'avvocata - o la riapertura delle indagini, o l'imputazione coatta per atti persecutori, visto che, secondo la giurisprudenza, bisognerebbe, prima di escludere l'istigazione al suicidio, rispondere alla domanda: 'L'evento morte si sarebbe verificato se la persona non fosse stata assoggettata a quegli atti persecutori?'".
"La Procura non ha mai risposto a quella domanda. Quando ha archiviato, non si è neanche degnata di informare le parti offese", prosegue il legale di parte. "Il Tribunale si è ora riservato di decidere, senza indicarci purtroppo limiti temporali: non ci resta che attendere, sperando che sia fatta finalmente luce sull'accaduto".