Il campo largo lavora a una grande manifestazione per la pace. L'appuntamento è previsto a Roma a maggio. L'idea di una piazza unitaria è stata lanciata dalla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ieri ha incassato il sì anche di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle, che anzi ha fatto sapere: “Ci stavamo già lavorando”.
Anche Alleanza Verdi e Sinistra, con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, ha confermato la propria disponibilità a partecipare. Risposta affermativa è arrivata anche da Italia Viva di Matteo Renzi e da +Europa di Riccardo Magi, che però ha sottolineato la posizione del partito “a favore della pace, non per la resa degli aggrediti che si difendono”, con riferimento all'Ucraina, il cui sostegno alla difesa resta uno dei temi più divisivi all'interno della coalizione di centrosinistra.
Proprio attraverso il tema universale della pace il campo largo prova a compattarsi e a dare prova di unità. Non a caso, le forze politiche del centrosinistra sono già al lavoro sulla piattaforma che, con ogni probabilità, sarà costruita principalmente sull’avversione alla politica unilaterale e imprevedibile di Donald Trump e di Benjamin Netanyahu. Lo ha anticipato, in qualche modo, Matteo Renzi, che ha sottolineato come Italia Viva sarà in piazza “contro Trump”.
Un ordine del giorno più incentrato sui veri nodi politici della pace – ad esempio in Ucraina – è infatti difficile da raggiungere per le forze del campo largo, che per ora preferiscono puntare, per la mobilitazione, su una convergenza ideale più che programmatica.
Per questi motivi non parteciperà alla manifestazione, invece, Azione di Carlo Calenda. “Una manifestazione per la pace senza idee su come raggiungerla è una ridicola presa in giro populista”, ha scritto sui social il senatore, criticando la mobilitazione del mondo progressista.
“Ciò che il campo largo non comprende è che, per preservare la nostra libertà e il nostro stile di vita, abbiamo bisogno di un’Europa armata e indipendente sulla difesa e sull’energia, anche attraverso il ritorno al nucleare. Questa posizione, più di ogni altra, rende la sinistra unfit a governare il Paese”.
Il lavoro per la piazza di maggio, che dovrebbe tenersi di sabato a Roma, è allora ufficialmente iniziato. Per il luogo della mobilitazione, i partiti di centrosinistra pensano a piazza San Giovanni, ampia e altamente simbolica, per cercare di spingere la partecipazione.
La stessa segretaria del Pd, Elly Schlein, ha già iniziato a lavorare per coinvolgere quante più sigle del mondo civile possibile. Lo sguardo, poi, è rivolto alla mobilitazione dei giovani, che i partiti di sinistra proveranno a intercettare dopo la dimostrazione dell’impatto avuto nel condizionare l’esito del referendum sulla giustizia.
Oltre alle parole chiave della pace, del rifiuto della guerra e della netta opposizione alla politica di Donald Trump, il campo largo userà il palco della manifestazione per attaccare Giorgia Meloni, il suo governo e la sua vicinanza a Donald Trump, le cui politiche non sono mai state sconfessate dalla presidente del Consiglio, nemmeno nei momenti più critici. Emblematico, in questo senso, il “non approvo e non condanno” pronunciato da Meloni all’indomani dell’attacco statunitense all’Iran, che ha innescato un conflitto che, a un mese e mezzo dal suo inizio, non vede una fine né una soluzione e rischia di trascinare il mondo verso una gravissima crisi economica.
Occorrerà vedere, tuttavia, come intenderà riposizionarsi nelle prossime settimane la presidente del Consiglio che, scaricata ufficialmente da Trump, dovrà decidere se riavvicinarsi all’area Maga o distanziarsene definitivamente, provando a recuperare quel consenso perso, in parte eroso proprio in virtù della “special relationship” costruita in questi anni.