L’opposizione si aspettava un ‘colpo alla Meloni’ e quel colpo la presidente del Consiglio l’ha riservato quasi alla fine del suo lungo e articolato intervento.
Intervenendo sulla questione della campagna mediatica che l'ha vista protagonista negli ultimi giorni, definita “una palata di fango infilata nel ventilatore da un’opposizione disperata che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata”, Giorgia Meloni ha chiesto ufficialmente alla Commissione Parlamentare Antimafia di occuparsi dei tentativi di infiltrazione delle mafie nei partiti politici, “Fratelli d’Italia compreso”.
Perché, ha detto: “A me interessa costruire gli anticorpi ad un fenomeno che riguarda tutti. Non accetto che i miei sacrifici possano essere usati per gli interessi di soggetti che combatto dal 19 luglio 1992, e non accetto lezioni su questo tema”.
Per il resto ha annunciato diverse iniziative, ma non ha annunciato “misure roboanti” per raccogliere facile consenso come “potrete ristrutturare la vostra villa a spese dello Stato”.
Giorgia Meloni è intervenuta oggi – giovedì 9 aprile – in Parlamento soprattutto per ‘regolare i conti’ con l’opposizione e per ribadire che il governo andrà avanti e “sgomberare il campo a troppe fantasiose ricostruzioni” post referendum sulla giustizia.
“Non c’è alcuna ripartenza, perché il Governo non si è mai fermato” ha chiarito subito la premier che in conclusione, prima della standing ovation riservatale dalla sua maggioranza, ha ribadito il concetto:
“Un NO non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta”.
Ha parlato per un’ora presentando all’opposizione il conto per tutte le accuse e gli attacchi, sfidando il centrosinistra per ben due volte in relazione alle dimissioni dei membri del suo governo e quando ha aperto la parentesi sulla criminalità organizzata.
Un botta e risposta a distanza con i leader del centrosinistra e soprattutto con la leader del Pd, Elly Schlein, nominata per due volte. Evocato ma non nominato direttamente l’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
Ecco cosa ha detto Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni alla Camera dei Deputati, questa mattina.
“Ho moltissimi difetti, tranne uno: non sono abituata a scappare. Sono abituata a mettere la faccia sulle responsabilità”.
Giorgia Meloni ha chiarito che non si dimette, che il suo governo andrà avanti fino alla scadenza naturale del mandato e che “sarà nelle urne e non nel palazzo che si farà un altro governo”.
Le “alchimie palazzo” di un “mondo caro ad altri partiti e ad altri presidenti del Consiglio” non appartengono – afferma – alla sua maggioranza.
“Non c’è alcuna ripartenza da fare”, dice perché: “il governo non si è mai fermato”.
Ha, quindi, lanciato la prima sfida ai suoi avversari politici:
Un guanto di sfida lanciato per aprire il capitolo sulla crisi iraniana e sulla crisi energetica. La premier ha sostanzialmente ribadito la posizione già espressa nelle ultime settimane dal governo.
Ha definito uno “scontato ritornello” quello sulla sua subalternità al presidente Donald Trump, rivendicando che la collocazione internazionale dell’Italia non l’ha decisa il suo governo, ma è così da 80 anni. Ha ribadito che la posizione italiana sulla situazione iraniana è stata “esattamente quella degli altri Stati europei”.
E poi:
Sulla questione dell’utilizzo negato agli Usa della base di Sigonella ha ribadito che l’Italia si è attenuta “alla lettera” ai trattati rivendicando l’azione dell’esecutivo che “ancora una volta fa giustizia alla solita propaganda a buon mercato”.
Il riferimento è chiaramente alle polemiche del centrosinistra sulla necessità di negare in toto l’utilizzo delle basi Nato italiane a Washington.
Ha rivendicato la decisione del governo nell’esprimere la propria condanna quando lo ha ritenuto necessario, come nel caso dell’offensiva israeliana in Libano o come per i “fatti inaccettabili accaduti ieri al nostro personale Unifil”.
Poi è arrivato anche il momento di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e rispondere alle polemiche e alle accuse relative alla sua missione di 48 nel Golfo Persico. Non “turismo diplomatico” ma lavorare per “gli interessi degli italiani e delle imprese”.
E sulla questione energetica ha ribadito la sua partecipazione alla missione per lo Stretto di Hormuz organizzata dalla Gran Bretagna e ha chiarito che è prioritario per l’Italia garantire che “la libertà di navigazione venga pienamente ripristinata alle condizioni precedenti al 28 febbraio”. Meloni ha anche definito ‘non tabù’ parlare della sospensione del patto di stabilità.
Giorgia Meloni ha poi aperto l’ampio capitolo della politica interna toccando due temi principali: immigrazione e sicurezza. Sull’immigrazione ha nuovamente rivendicato i successi europei su temi come Paesi sicuri, ripatri veloci etc.
È a questo punto che si è tolta un altro sassolino dalla scarpa auspicando da parte della magistratura “l’applicazione” delle norme approvate dal legislatore.
Sulla sicurezza ha detto che molto è stato fatto ma di non essere soddisfatta e che l’esecutivo sta valutando ulteriori interventi.
La nostra risposta al fango che certa opposizione disperata continua a gettare pic.twitter.com/r8Pv1KlrJH
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) April 9, 2026
Cita direttamente la segretaria del Pd, Elly Schlein, quando parla dei risultati del governo su occupazione e povertà.
E qui introduce la prima delle misure promesse: nel consiglio dei ministri in vista del 1° maggio saranno valutate nuove regole per contrastare il lavoro povero.
Un’altra iniziativa annunciata è l’intenzione di estendere la zes unica del Mezzogiorno a tutto il Paese e ha annunciato che nei prossimi Cdm sarà approvato il Piano Casa che dovrebbe rendere disponibili 100 mila abitazioni nei prossimi 10 anni.
Giorgia Meloni conclude il suo intervento confermando l’impegno del governo a proseguire sulla strada tracciata fino a questo momento.