L’ipotesi primarie per lasciar scegliere agli elettori il leader della coalizione di centrosinistra è tornata prepotentemente al centro del dibattito politico.
A ributtare la questione nella mischia è stato il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, lunedì sera dopo la vittoria del NO al referendum costituzionale sulla giustizia.
L’idea circolava da diverso tempo in casa centrosinistra, dove il nodo leadership è sempre stato un tasto dolente. Il Pd è il primo partito della coalizione, quindi il ‘posto’ spetterebbe alla segretaria dem Elly Schlein, ma Conte non ha mai fatto mistero di non essere disposto a farsi da parte.
Lunedì, dopo la sconfitta del governo, ha pensato potesse essere il momento giusto per porre pubblicamente il tema.
Elly Schlein continua a professarsi pronta, ma contemporaneamente non perde occasione di sottolineare che al momento la priorità non è trovare il leader, ma consolidare il campo largo e trasformare i 15 milioni di NO in voti per il centrosinistra. Anche AVS frena, chiedendo che si discuta del programma.
Fatto sta che la questione della leadership – a un anno dalle Politiche 2027 e con la nuova legge elettorale in discussione in Parlamento – deve essere affrontata e risolta. Le primarie di coalizioni rappresentano al momento la strada più probabile.
Uno dei nodi su cui probabilmente si scatenerà un ulteriore dibattito riguarda le regole di ingaggio delle eventuali primarie: chi potrà votare? Saranno aperte a tutti i cittadini o saranno di apparato, ovvero, aperte solo agli iscritti ai partiti?
Giuseppe Conte ha chiarito che la sua partecipazione alle primarie sarà decisa insieme al M5s, ma che si aspetta una consultazione aperta, con gazebo in cui possono esprimere la propria preferenza tutti i cittadini indipendentemente dalla tessera di partito.
Il leader M5s sta sostenendo anche la possibilità di aprirle anche la voto online.
Le primarie di apparato, invece, prevedono la partecipazione al voto degli iscritti ai partiti e tendono solitamente a essere dominate dai “poteri forti” o dai gruppi dirigenti interni, quindi la scelta riflette più l’equilibrio tra le varie fazioni interne che la volontà generale degli elettori.
Un terreno su cui il Partito Democratico sarebbe favorito rispetto al M5s.
Il primo nodo da sciogliere quindi sarà quello delle regole per le votazioni. Elly Schlein si è detta pronta e disponibile, ma ha lasciato anche aperta un’altra porta, quella del modello centrodestra, dove chi ha un voto in più tra gli alleati esprime il leader.
"Ci metteremo d'accordo anche su questo, su come costruire il programma" e su come scegliere il leader della coalizione.
L’ipotesi primarie non piace a tutti nel Pd, per la sindaca di Genova, Silvia Salis sono divisive, per il senatore Pier Ferdinando Casini “parlarne oggi è farsi del male inutilmente”. Per il presidente del PD, Stefano Bonaccini, non è il momento per parlare di primarie:
Intanto un sondaggio Noto, Conte batterebbe Schlein alle primarie con il 43% dei consensi, contro il 37%. Mentre l’ultima rilevazione demoscopica di Izi da Schlein in svantaggio anche la sindaca di Genova, Silvia Salis.
L’ex premier supera nettamente Elly Schlein e risulta vincente anche negli scontri diretti.
Cresce anche Silvia Salis, che in alcuni scenari si posiziona davanti alla leader dem.
Schlein resta competitiva nel suo elettorato ma fatica ad allargare il consenso nel campo largo.
Il quadro resta aperto, ma oggi Conte è il nome da battere per la leadership progressista.