Una giuria statunitense ha emesso un verdetto destinato a fare giurisprudenza, riconoscendo la responsabilità di alcune grandi piattaforme digitali in un caso legato alla dipendenza dai social media. Il procedimento apre nuovi scenari sul ruolo delle aziende tecnologiche nella tutela degli utenti più giovani e potrebbe influenzare futuri sviluppi legali nel settore.
È il verdetto della prima causa intentata contro i giganti della tecnologia per dipendenza dai social media. Una giuria ha ritenuto Meta e YouTube responsabili di negligenza nella progettazione e nella gestione delle proprie piattaforme social.
Il processo si è svolto presso un tribunale della contea di Los Angeles. Hanno testimoniato alti dirigenti del settore tecnologico, tra cui l’amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg.
Il processo, tenutosi presso la Corte Superiore di Los Angeles e relativo ai presunti danni arrecati dai social media ai giovani, è il primo del suo genere ad arrivare in tribunale. Si tratta di una delle numerose cause intentate in California contro diversi social media da oltre 1.600 querelanti, tra cui più di 350 famiglie e oltre 250 distretti scolastici.
Una ragazza di 20 anni, indicata come KGM, ha raccontato in tribunale di essere diventata dipendente da YouTube già a sei anni e da Instagram a nove anni e che questo avrebbe avuto effetti negativi sul suo benessere.
Secondo la sua testimonianza, a dieci anni sarebbe caduta in depressione e avrebbe iniziato ad autolesionarsi. Inoltre, l’uso dei social media avrebbe causato difficoltà nei rapporti familiari e scolastici.
A tredici anni, una terapeuta le ha diagnosticato un disturbo di dismorfismo corporeo e una fobia sociale, condizioni che KGM attribuisce proprio all’utilizzo di Instagram e YouTube.
La giuria ha impiegato quasi nove giorni di deliberazioni per raggiungere il verdetto.
Meta, ritenuta responsabile al 70 per cento del danno, è stata condannata a pagare 2,1 milioni di dollari al querelante indicato con le iniziali KGM, mentre YouTube è stata ritenuta responsabile per il 30 per cento e condannata a900 mila dollari. Il totale del risarcimento ammonta quindi a 3 milioni di dollari complessivi.
Il verdetto del 25 marzo segue un altro processo separato nel Nuovo Messico, in cui la giuria ha attribuito a Meta la responsabilità per non aver protetto adeguatamente i minori dai predatori online e dallo sfruttamento sessuale su Facebook e Instagram. In quel caso, l’azienda è stata condannata a pagare 375 milioni di dollari di sanzioni civili.