28 Jan, 2026 - 11:06

USA, al via il primo processo contro le Big Tech per la dipendenza dei minori dai social media

USA, al via il primo processo contro le Big Tech per la dipendenza dei minori dai social media

Negli Stati Uniti prende il via un processo destinato a fare scuola: per la prima volta, alcune delle principali piattaforme digitali vengono chiamate a rispondere del loro ruolo nel rapporto tra social media e benessere psicologico dei più giovani.

Il caso giudiziario sui social media che apre un dibattito storico

Le discussioni sugli effetti dei social media sui minori sono state oggetto di dibattito per lungo tempo. Ora le aziende tecnologiche dovranno affrontare un caso storico sulla dipendenza dai social media.

Il processo rappresenta il primo del suo genere e si terrà presso il tribunale di Los Angeles, in California.

Il punto centrale del caso è stabilire se le aziende tecnologiche abbiano progettato intenzionalmente le loro piattaforme per attirare i giovani, favorendo dinamiche che avrebbero contribuito ad una crisi di salute mentale tra i più giovani. Spetterà ad una giuria decidere.

Il caso assume una particolare importanza, poiché non riguarderà solo il singolo procedimento, ma potrebbe anche avere effetti sull’intero settore tecnologico, influenzando le regole e le modalità con cui i minori utilizzano i social media.

Il procedimento legale e le aziende coinvolte

Mentre si attendeva l’inizio della selezione della giuria, TikTok ha raggiunto un accordo, evitando così il coinvolgimento nel processo. In modo simile, anche Snap, la società madre di Snapchat, aveva raggiunto un accordo nei giorni precedenti, prima che il caso arrivasse in tribunale.

Tra gli imputati figurano invece Meta e YouTube, che non hanno raggiunto un accordo.

Nel procedimento legale sono coinvolte circa 1.600 persone che hanno fatto causa, rappresentando più di 350 famiglie e 250 distretti scolastici. I querelanti sostengono che la dipendenza dei giovani dai social media abbia conseguenze gravi sulla loro salute mentale, rendendoli più esposti a depressione, disturbi alimentari, autolesionismo e altri problemi psicologici.

In questo contesto emerge anche la testimonianza di una donna di 20 anni, indicata con le iniziali “KGM”, che sostiene che il modo in cui sono stati progettati gli algoritmi delle piattaforme social l’avrebbe resa dipendente dall’uso dei social media, con conseguenze negative sulla sua salute mentale. Secondo quanto riportato, il suo procedimento sarà il primo di una serie di circa 22 processi “campione”. Questi processi serviranno a capire come reagiscono le giurie di fronte alle accuse e quali potrebbero essere i verdetti nei casi successivi.

Si prevede che il processo iniziale possa durare tra sei e otto settimane.

Il contesto politico

Mentre il caso prende avvio, il mondo discute da tempo gli effetti dei social media sui minori e la politica sta adottando misure per limitarne l’uso in questa fascia di età. A dicembre 2025 è entrato in vigore un divieto sui social media per i minori di 16 anni, mentre a gennaio 2026 la Francia ha dato il via libera ad un divieto simile per i minori di 15 anni.

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