Sta vincendo il Sì o il No al referendum? Bisognerà attendere le 15 di oggi, lunedì 23 marzo, e la chiusura delle urne per riuscire a dare una prima risposta a questa domanda.
La giornata di ieri, tuttavia, si è conclusa con un dato inatteso: l’affluenza al 46,07%, di molte maggiore rispetto agli ultimi appuntamenti referendari in Italia.
Un dato che apre ad un ulteriore interrogativo collegato a quello precedente: chi favorisce l’affluenza alta? Anche in questo caso fare previsioni non è un’impresa agevole, anche per l’assenza di precedenti da poter prendere in considerazione per un’eventuale previsione da parte degli analisti, che di fatto non si sbilanciano.
Si vota ancora fino alle 15,00 di oggi, poi tutti gli occhi saranno puntati sui primi exit poll attesi subito dopo la chiusura dei seggi, dai quali si potranno ricavare i primi indizi sull’andamento del voto referendario.
La prima giornata di voto si chiusa con un’affluenza record: alle 23 di ieri – domenica 22 marzo – aveva votato il 46.07% degli aventi diritto.
L’appello bipartisan ad andare a votare è stato accolto dagli elettori italiani – fatto tutt’altro che scontato alla luce dell’astensionismo delle ultime tornate elettorali – nonostante non sia richiesto il raggiungimento di un quorum per la validità della consultazione.
Al referendum sulla cittadinanza e sul lavoro di giugno 2025 l’affluenza alle 23 del primo giorno di voto si era fermata al 22,73%. Il giorno dopo aumentò, ma non abbastanza da raggiungere il quorum richiesto del 50 percento degli elettori più uno.
Ma il dato di ieri è superiore anche a quello del referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari del settembre 2020 che alla stessa ora fece registrare un’affluenza del 39,4%, per poi arrivare al 53,8%. Diversa la storia per il referendum sulla riforma Renzi-Boschi che fece registrare il 68,5%, ma quella volta si votò in un unico giorno, quindi il dato è complessivo.
Ma, il referendum sulla giustizia 2026 mostra un'affluenza nel primo giorno (22 marzo) già superiore a quella dei referendum costituzionali del 2001 (unico giorno di voto) e del 2006 (due giorni) nelle fasce orarie comparabili.
La consultazione sulla ‘devolution’ del 2006 chiuse con il 35% dell’affluenza alle 23,00 del primo giorno di voto. Nel 2001, invece, si votava sulla modifica del Titolo V della Costituzione e il dato complessivo fu del 34,05%.
Gli analisti non si sbilanciano, ma in molti ritengono che l’affluenza finale potrebbe attestarsi ragionevolmente tra il 53% e il 57% definitivo.
Non ci sono dati precedenti da poter utilizzare come base, quindi stabilire come il dato dell’affluenza possa incidere sull’esito finale della consultazione non è semplice.
In linea di massima – anche sulla base dei sondaggi delle ultime settimane – l’alta affluenza dovrebbe favorire la vittoria del Sì, perché mobilita maggiormente gli elettori della maggioranza di governo, essendo la parte politica che attualmente detiene la maggioranza nel Paese.
Un’affluenza più contenuta, vicina al 49% aprirebbe, invece, ad uno scenario di testa a testa all’ultimo voto. Il No, infine, sarebbe avvantaggiato in caso di bassa affluenza perché premia la partecipazione dei "convinti", che sono più numerosi tra i sostenitori dell'opposizione.
Si tratta, tuttavia, di analisi parziali e basate sulle intenzioni di voto degli elettori che non tengono conto ad esempio della geografia del voto. Al momento, infatti, le regioni con la più alta percentuale di partecipazione al voto sono quelle a guida centrosinistra.

Lo spoglio inizierà alle 15,00 subito dopo la chiusura dei seggi e le prime proiezioni sono atteso dopo pochi minuti. Dagli exit poll e dalle prime proiezioni sarà possibile farsi una prima idea sull’andamento del voto.
La partita resta apertissima e gli analisti non si sbilanciano con previsioni della vigilia. L’affluenza potrebbe rivelarsi un fattore determinante come ampiamente previsto nelle rilevazioni e nei sondaggi delle settimane precedenti al voto.