21 Mar, 2026 - 16:00

Iran, "L'ONU? Prima la mortificano e poi la invocano": l'analisi di Moni Ovadia sul rischio di una Terza Guerra Mondiale

Iran, "L'ONU? Prima la mortificano e poi la invocano": l'analisi di Moni Ovadia sul rischio di una Terza Guerra Mondiale

"Prima l'hanno aggredita, mortificata e attaccata ripetutamente, e adesso tutti cercano l'Onu. Ma quando l'Onu premeva perché si fermasse il genocidio di Gaza, tutti facevano finta di niente".

Lo ha dichiarato lo scrittore e musicista Moni Ovadia, commentando la crisi in Iran e i rischi di una possibile escalation del conflitto a livello globale.

Negli ultimi giorni si sta molto discutendo di un possibile ruolo dell'Onu come garante di un'operazione multilaterale della Nato per sbloccare il transito delle petroliere e delle navi mercantili nello stretto di Hormuz, di fatto 'sigillato' dal governo di Teheran dopo lo scoppio del conflitto.

La bandiera dell'Onu, infatti, rappresenta l'unica garanzia per intervenire nell'area del Golfo Persico. da parte delle potenze occidentali, senza che tale intervento venga necessariamente considerato un atto ostile. 

"Gli europei in questo momento non vogliono entrare in questa guerra. Giustamente dicono: non ci avete neanche avvertito e adesso dovremmo venire a levarvi le castagne dal fuoco?".

Il riferimento, naturalmente, è alla richiesta fatta dal governo americano alla Nato di partecipare ad una missione militare per liberare lo stretto di Hormuz. Richiesta che non è stata accolta. 

Troppo alti i rischi di un allargamento del conflitto che significherebbe una sola cosa: lo scoppio di una Terza Guerra Mondiale. 

Iran e Hormuz, Moni Ovadia: "Onu mortificata dall'Occidente che non l'ha difesa"

Nell'intervista rilasciata a Tag24.it, Moni Ovadia ha espresso un giudizio fortemente critico nei confronti dell'attacco israelo-americano all'Iran:

"Hanno aggredito illegalmente un Paese che non rappresentava una minaccia per loro. Si sono inventati una minaccia inesistente, perché vogliono decidere loro quello che succede in quell'area. Poi, guarda caso, aggrediscono Paesi che hanno il petrolio".

La situazione nell'area è estremamente delicata e rischia di sfociare in un conflitto più ampio, cosa che spaventa la NATO e l'Europa. Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno snodo cruciale per l'economia mondiale e la sua chiusura non è sostenibile per un periodo prolungato.

Per evitare l'escalation nell'area e arrivare ad una soluzione diplomatica, il governo italiano, insieme ai partner europei, ha avanzato l'ipotesi di una missione ONU, nel rispetto del diritto internazionale. 

"Il nostro ministro della Difesa ha cominciato ad evocare l'ONU dopo che ne hanno distrutto l'autorità e l'autorevolezza. Adesso la invocano, ma cosa hanno fatto i Paesi Nato? L'ONU è stata ripetutamente attaccata, mortificata e aggredita proprio dall'Occidente che non ha mai difeso il suo statuto".

Dice Ovadia, sottolineando la sistematica violazione del diritto internazionale e lo svuotamento del ruolo e dell'autorità dell'Onu nella definizione dei rapporti tra gli Stati a cui si è assistito negli ultimi mesi.

Moni Ovadia: "Abbiamo Bisogno di altre prove per capire chi vuole le guerre?"

Negativo è anche il giudizio nei confronti del governo italiano "che, invece di prendere una posizione chiara, galleggia".

"Il governo italiano sta dimostrando quanto l'Italia conti poco. E' un governicchio che non ha il coraggio di fare nulla, galleggia come può."

Dichiara l'artista italiano che, poi critica la scelta del governo di non condannare chiaramente l'attacco di Usa e Israele all'Iran.

"La nostra presidente del Consiglio ha saputo dire: "non approvo e non condanno". Ma che razza di posizione è?"

Un'Italia che 'galleggia' che non prende una posizione chiara sui responsabili della crisi in corso. Responsabili che secondo Moni Ovadia, invece, sono chiarissimi:

"L'Iran non costituiva un pericolo né per gli Stati Uniti, né per Israele, né per l'Europa. Abbiamo bisogno di altre prove per capire chi vuole le guerre e il dominio del mondo?".

Nel frattempo, la situazione nello stretto di Hormuz resta al centro dell’attenzione internazionale, con timori per possibili ripercussioni sui mercati energetici e per un ulteriore allargamento del conflitto.

 

LEGGI ANCHE