20 Mar, 2026 - 10:28

L'Italia verso la guerra? Cosa ha firmato davvero Meloni sull'invio di navi nello stretto di Hormuz

L'Italia verso la guerra? Cosa ha firmato davvero Meloni sull'invio di navi nello stretto di Hormuz

C'è anche la firma della presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, in calce al documento siglato ieri a margine del Consiglio Europeo a Bruxelles per l'invio di una missione navale nel Golfo Persico per garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz di fatto bloccato dall'Iran dall'inizio del conflitto con Usa e Israele. 

Il documento è stato firmato anche da Regno Unito, Francia, Germania, Olanda e Giappone, mentre il Canada si è detto disponibile a far parte della 'coalizione di volenterosi'.

Il documento rappresenta un primo passo dell'Italia verso la guerra?

No, come chiarito dalla stessa presidente del Consiglio nel breve punto stampa dopo la conclusione della prima giornata di lavori in Belgio, qualsiasi iniziativa - compresa quella prevista nel documento firmato dall'Italia - potrà verificarsi solo in una fase post-conflitto, ovvero, dopo la cessazione delle ostilità nell'area.

Una condizione sottolineata anche dai partner europei, tra cui Germania e Francia, che come l'Italia non intendono farsi trascinare nel conflitto iraniano. 

In patria, tuttavia, la polemica è esplosa non appena è giunta la notizia della firma di Meloni all'intesa, con il centrosinistra che ha accusato il governo di trascinare l'Italia in guerra.

Missione navale nello Stretto di Hormuz: perché l’Italia ha firmato e cosa rischia

Il nucleo principale del documento siglato dall'Italia a Bruxelles riguarda la necessità di un'azione multilaterale per consentire la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo mondiale fondamentale per il commercio marittimo (e energetico) selettivamente chiuso dall'Iran dopo l'inizio delle ostilità con Usa e Israele.

Nello specifico i sei leader firmatari si impegnano a contribuire con 'sforzi appropriati' per assicurare il transito attraverso lo Stretto.

Una dichiarazione lasciata volutamente generica dove non si evoca una spedizione militare. A chiarire i termini dell'impegno ci pensano le dichiarazioni successive da cui emerge con nettezza l'esclusione di qualsiasi iniziativa mentre le bombe continuano a cadere. 

Un'eventuale missione congiunta nello Stretto, potrebbe avvenire solo dopo il cessate il fuoco e solo - aggiunge l'Italia - sotto l'egidia dell'Onu.

Meloni chiarisce: nessuna guerra senza tregua e senza mandato ONU

In conferenza stampa, la premier italiana, ha chiarito che senza un cessate il fuoco non ci sarà nessun passo operativo: o ci si muove dentro una cornice ONU o non cambierà nulla.

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Su questo voglio essere chiara, perché mi pare che ci siano state delle interpretazioni un po’ forzate: nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco nello stretto di Hormuz. Quello su cui ci interroghiamo è, quando dovessero esserci le condizioni - ma ragionevolmente in una fase post-conflitto - come possiamo offrire il contributo, chiaramente d’accordo con le parti, per garantire e difendere la libertà di navigazione.

Ha dichiarato Meloni.

Poche ore prima, i ministri della Difesa e degli Esteri, Crosetto e Tajani, avevano evidenziato la natura politica e non miliare del documento chiarendo che non è prevista nessuna 'missione armata' nel Golfo. 

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Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa. Siamo consapevoli però dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo. 

Ha chiarito il ministro della Difesa in una nota.

E' un altro no al presidente americano Donald Trump che, invece, avrebbe voluto un coinvolgimento militare diretto della Nato per aiutare gli Stati Uniti a sbloccare lo Stretto.

Un coinvolgimento che tuttavia sarebbe interpretato come un atto ostile da parte di Teheran con il conseguente allargamento delle tensioni alla Nato, da qui la prudenza di Italia, Germania, Francia e Regno Unito.

Le polemiche in Italia: l’opposizione accusa il governo di portarci in guerra

Le rassicurazioni del governo, tuttavia, non sono servite a spegnere le polemiche. L'opposizione ha accusato  il governo di voler portare l'Italia in guerra

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Un piano militare con Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Giappone e Olanda per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Così Giorgia Meloni sta portando l’Italia in guerra,

accusano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Dello stesso avviso anche il leader M5S, Giuseppe Conte.

"Da Londra ci vien detto che l'Italia parteciperebbe" a una missione per la riapertura dello Stretto di Hormuz. "Noi diciamo assolutamente no". 

Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, qualsiasi decisione su Hormuz deve passare per il Parlamento:

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Ci sono troppi aspetti da valutare e da considerare, a partire dalla tipo di impegno che l’Italia ha intenzione di assicurare, ai rischi per la sicurezza, per non parlare della reazione del regime di Teheran. Meloni e Crosetto non si sognino di fare da soli e calpestare le Camere”.

Cosa dice il documento firmato a Bruxelles sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz

Nella dichiarazione congiunta dei sei leader europei viene messa nera su bianco la condanna dei recenti attacchi dell'Iran contro "navi commerciali disarmate nel Golfo" e la denuncia della "chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane". 

"Gli effetti delle azioni dell’Iran saranno avvertiti dalle persone in ogni parte del mondo, specialmente dalle più vulnerabili", si legge nel documento dove si fa un appello a Teheran a "cessare immediatamente le sue minacce, il posizionamento di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale".

Nel testo, i leader ribadiscono che "la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale" e sottolineano come l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico costituisca "una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale".

Da qui la disponibilità "a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto".

 

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