Nonostante il governo abbia approvato il taglio delle accise sui carburanti, il prezzo di benzina e gasolio continua a salire ai distributori.
Il motivo è semplice: il beneficio fiscale previsto dal decreto ancora non si vede pienamente sui listini, mentre il costo del carburante e i margini delle compagnie continuano a crescere.
Il decreto entrato in vigore nella notte prevede una riduzione delle accise su benzina e gasolio di circa 25 centesimi al litro per 20 giorni. In pratica, lo Stato incassa meno tasse sul carburante, con l’obiettivo di far scendere i prezzi alla pompa.
Occorre tempo, tuttavia, per cominciare a vedere i frutti dell'intervento sui prezzi alla pompa. Intervento che però rischia di essere vanificato da fattori esterni e geopolitici.
La denuncia arriva dalle associazioni dei consumatori sulla base delle tariffe riportate oggi, giovedì 19 marzo, sul sito dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, dove sono disponibili soltanto i prezzi aggiornati a ieri mattina.
Secondo il Codacons, inoltre, incrementi generalizzati dei listini sarebbero avvenuti alla vigilia della riduzione delle accise.
Ecco, allora, nel dettagli cosa sta succedendo in queste ore e perché nonostante il taglio delle accise il costo di benzina e gasolio continua ad aumentare.
Il problema sembra essere la tempistica. Il decreto è uscito in Gazzetta Ufficiale dopo l’una di notte , e le rilevazioni ufficiali come quelle dell'Osservatorio dei Prezzi del Mimit, non hanno fatto in tempo ad aggiornare i listini che sono rimasti fermi a ieri mattina.
In pratica, il taglio delle accise è già in corso, ma nelle stazioni di servizio i prezzi non sono ancora stati aggiornati, poichè sono stati calcolati sulla base dei listini antecedenti all'entrata in vigore dello sgravio. Nelle ore precedenti all'approvazione del decreto, inoltre, molti gestori hanno aumentato i prezzi dei prodotti energetici, adeguandosi alle fluttuazioni del mercato.
Alcune associazioni dei consumatori parlano di un’“ondata di rialzi” alla vigilia del taglio, come se parte della filiera avesse anticipato il beneficio fiscale accumulandolo nei margini.
Il combinato disposto di questi due fattori starebbe, quindi, influenzando la stabilizzazione del prezzo finale alla pompa.
Per capire meglio cosa sta succedendo davvero in queste ore, bisogna guardare alla composizione del prezzo alla pompa.
Il prezzo finale dei carburanti, infatti, è composto da tre parti essenziali: una quota di accise e IVA, una parte legata al costo del carburante sul mercato (petrolio e raffinato) e i margini di compagnia e gestore.
Quando il costo del raffinato sale o i margini aumentano, il prezzo finale può comunque salire anche se le accise scendono. Le tasse diminuiscono, ma il costo del prodotto aumenta, andando così a neutralizzare il taglio di 25 centesimi al litro voluto dal governo.
Un fattore determinante è rappresentato, in questo caso, dal contesto geopolitico internazionale. Le tensioni nell’area del Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno spinto verso l’alto i prezzi dei prodotti raffinati sui mercati globali. Di conseguenza, le compagnie pagano di più il carburante all’ingrosso, trasferendo inevitabilmente questo aumento sui prezzi al consumo.
Il rischio è che la misura fiscale temporanea rischia di essere rapidamente neutralizzata, soprattutto nel breve periodo, quando le variazioni dei prezzi internazionali possono essere più rapide e incisive rispetto agli interventi governativi.
In queste ore il governo ha già annunciato controlli per verificare che la riduzione delle accise venga effettivamente applicata lungo tutta la filiera.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, insieme alla Guardia di Finanza, sta monitorando eventuali anomalie o comportamenti speculativi.
Se il sistema funzionerà correttamente e non ci saranno ulteriori scosse sui mercati internazionali, nei prossimi giorni si potrebbe iniziare a vedere un leggero calo dei prezzi, in particolare sul diesel.