18 Mar, 2026 - 11:44

Hormuz, Meloni prova a fermare la guerra mentre le crisi Iran e Ucraina si intrecciano sul tavolo UE

Hormuz, Meloni prova a fermare la guerra mentre le crisi Iran e Ucraina si intrecciano sul tavolo UE

Guerra in Iran e Ucraina, il destino dei due conflitti si incrocia e si intreccia al Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo dopo il no dei Paesi Nato ad un intervento militare nello Stretto di Hormuz.

I dossier sulla crisi del Golfo Persico e sul futuro della guerra in Ucraina saranno i temi caldi del vertice dei 27 capi di Stato europei che discuteranno anche dell’emergenza energetica connessa alla crisi iraniana.

Al tavolo dei 27, Giorgia Meloni, porterà la posizione dell’Italia che è stata anticipata ieri dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, ovvero, promuovere una missione Onu per sbloccare la situazione nello Stretto di Hormuz.

Ma a Bruxelles domani si cercherà anche di sbloccare il prestito da 90 miliardi a Kiev, ancora congelato per il veto dell’Ungheria. Una decisione cruciale, soprattutto alla luce delle minacce di Trump di ridimensionare il suo impegno a favore dell’Ucraina. 

Ecco, allora, gli scenari alla vigilia del vertice Ue.

Cosa si decide al vertice Ue: Iran, energia e aiuti a Kiev

Sono essenzialmente tre i nodi che i capi di Stato dei 27 Paesi Ue saranno chiamati a risolvere domani e dopodomani al vertice del Consiglio Europeo: l’escalation militare nel Golfo Persico, la crisi energetica causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e lo sblocco del prestito da 90 miliardi a Kiev. 

Dopo il no all’invio di navi militari nello Stretto di Hormuz, l’Ue deve fare un punto sul suo posizionamento circa la crisi iraniana e sui rapporti con gli Stati Uniti. Il rifiuto della Nato non è piaciuto al presidente Donald Trump che ha minacciato di rivedere anche l’apporto Usa nel conflitto ucraino. 

Nel frattempo, il blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran sta già producendo effetti economici: la riduzione dei flussi di petrolio e gas sta facendo aumentare i prezzi dell’energia. Per questo l’Ue dovrà intervenire non solo sul piano diplomatico, ma anche con misure straordinarie per contenere i rincari e limitare l’impatto su economia e inflazione.

C’è poi la questione del prestito di 90 miliardi all’Ucraina, attualmente bloccato dal veto dell’Ungheria. Budapest ha posto la riparazione dell’oleodotto Druzhba che portava il gas russo a Slovacchia e Ungheria come condizione per il via libera al prestito. 

Anche questo tema si intreccia con la crisi energetica: cresce infatti il fronte di chi, in Europa, spinge per un allentamento delle sanzioni sul gas russo, così da compensare le forniture ridotte a causa della chiusura di Hormuz.

Stretto di Hormuz, linea italiana: no all’intervento militare, sì a una missione Onu

Al tavolo dei 27 siederà anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che porterà nel dibattito la posizione italiana. L’Italia proporrà di coinvolgere l’Onu al fine di dare vita ad una missione legittima nel pieno rispetto del diritto internazionale.  

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Non si può cedere al ricatto iraniano su Hormuz. Ma i volenterosi non bastano: l’Italia lavorerà per coinvolgere l’Onu.

Ha dichiarato il ministro della Difesa in un’intervista al  quotidiano “Il Foglio”.

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“Il nostro paese non ha alcuna intenzione di disimpegnarsi dalla difesa del diritto di passaggio a Hormuz, perché da quel tratto di mare passa una parte decisiva della nostra sicurezza, della nostra economia.”

Ha spiegato  Crosetto che ha poi sottolineato la necessità di una missione all’interno di una

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“cornice di legittimazione internazionale che ridia centralità al ruolo delle Nazioni Unite e passi attraverso una decisione unanime del Consiglio di sicurezza. Più ampia è la coalizione, minore è il potere di intimidazione di chiunque e più velocemente si risolverà la crisi in atto.

Posizione ribadita dal ministro degli Esteri, Tajani che, intervenendo alla trasmissione Agorà su Rai Tre ha ribadito che l’Italia non parteciperà ad una missione militare a Hormuz “perché significherebbe infilarsi nella guerra'', sottolineando che ''le fregate che andrebbero lì avrebbero armi limitate per reagire''. 

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Per quanto riguarda Hormuz, credo che la soluzione debba essere individuata in un percorso che le Nazioni Unite possono fare,

ha chiarito Tajani.

In merito alle questioni legate alla Guerra in Ucraina, il ministro Crosetto ha ribadito che la postura del governo italiano nei confronti della Russia ‘non cambia’ perché ‘serve prima la pace con Kiev’.

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La postura nei confronti della Russia non cambia. Se cambiasse, dovrebbe essere una decisione europea e non mi pare che ci siano i requisiti perché cambi. Anche perché il problema adesso è il prezzo, più dell'approvvigionamento. 

Ha detto Crosetto, intervistato dal direttore di Sky Tg24, Fabio Vitale che poi ha spiegato:

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Se noi comprassimo in questo momento da Putin, compreremo agli stessi prezzi che compriamo delle altre fonti di approvvigionamento.

Perché i destini di Ucraina e Iran si intrecciano al Consiglio europeo

Il destino dei conflitti in Ucraina e in Iran si intreccia perché entrambi incidono sugli stessi equilibri politici ed economici che l’Unione europea è chiamata a gestire.

Da un lato, la crisi nel Golfo Persico e la chiusura dello Stretto di Hormuz stanno facendo salire i prezzi dell’energia, mettendo sotto pressione economie e governi europei. Dall’altro, la guerra in Ucraina continua a richiedere sostegno finanziario e militare, in un contesto reso più incerto dalle tensioni con gli Stati Uniti.

Il collegamento è diventato ancora più diretto dopo il no della Nato a un intervento nello Stretto di Hormuz: una decisione che non è piaciuta al presidente americano Donald Trump, che ha reagito minacciando di rivedere l’impegno degli Stati Uniti a sostegno di Kiev. In questo modo, i due dossier si sono saldati anche sul piano strategico.

A questo si aggiunge il nodo energetico: le difficoltà nelle forniture dal Medio Oriente riaprono il dibattito sul gas russo, tema direttamente legato al conflitto con Mosca. Questo incrocio complica decisioni come lo sblocco degli aiuti a Kiev, su cui pesano veti e interessi nazionali. Per questo, al Consiglio europeo, le scelte su uno scenario finiscono inevitabilmente per avere conseguenze anche sull’altro.

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